Tratto da:
Casa Oggi n°148
Modi di Vivere

IO IL TAVOLO LO VEDO COSI'
Di Baio Editore

Le nostre inchieste

Interviste lampo tra addetti e non addetti ai lavori fatte intorno a un tavolo immaginario

Giorgio Armani
big della moda

lo il tavolo lo voglio di legno chiaro, liscio, funzionale, senza venature e grande, molto grande, perché lo spazio è importante per creare.

Rosanna Armani
responsabile dell'ufficio Stampa e P.R. della Giorgio Armani, sorella di Giorgio Armani

lo il tavolo lo vedo di legno perché vorrei lavorare all'aperto, perché amo la campagna e la natura. Il legno è un materiale che mi piace, mi suggerisce spazi aperti.

Nilo Pasini
presidente della Skipper

lo vedo il tavolo come tutti, ma come lo faccio è diverso. E la materia che suggerisce la forma, sia che il tavolo si realizzi in marmo, in pietra, in granito, in ceramica, in legno o bronzo; tutti questi materiali confluiscono in una produzione di centocinquanta tavoli diversi. Comunque quello che preferisco è il tavolo "Asolo" in granito, disegnato da Angelo Mangiarotti, perché il peso e la compattezza del materiale consentono l'incastro a gravità fra il piano e i sostegni di eguale spessore a mezzo di un'asola. Un sistema progettato intelligentemente, tecnicamente risolto e sapientemente eseguito, che ha come risultato una sorta di rara leggerezza.

Vittorio Eskenazi
decano degli antiquari milanesi

Il tavolo, lo vedo solo per una sala da pranzo, mi piace un tavolo del Seicento, puro, di linea refettorio.
Deve essere libero, esistere come oggetto, non come utensile e soprattutto non deve avere un tappeto sotto. La funzione del tavolo in salotto io non la vedo, perché intralcia il passaggio, può servire solo in un angolo come supporto di qualcosa di molto bello.

Paolo Lomazzi
architetto dello studio Lomazzi De Pas D'Urbino

Le tendenze del tavolo oggi?
Nelle case che stiamo facendo come allestitori il tavolo sta diventando più importante di una volta e tende ad aumentare le sue dimensioni. Chiaramente dipende dall'ambiente in cui va a collocarsi. Nelle case operaie probabilmente il problema è un po' diverso, ma negli appartamenti che arrediamo noi il tavolo è diventato un elemento fondamentale che deve poter crescere e allungarsi praticamente all'infinito. Il convivio va sempre di più, si usa più di
prima riunire gli amici a tavola; allora la famiglia di 4 persone diventa la famiglia di 8, 10 o 12 convitati. Non occorre che il tavolo sia monumentale in sé, ma che abbia la possibilità pratica di metterci intorno tanta gente. La gente non cerca il monumento, ma la convivialità.
Oggi poi il tavolo è fatto soprattutto dalla tovaglia, e con tutta la gente intorno si finisce col vederlo molto poco. Il suo look è dato semmai dalle dimensioni e dall'addobbo. Adesso piace il grande tavolo con la grande tovaglia, magari ricamata, meglio se della nonna. C'è un vero e proprio revival della tavola messa bene, magari con un servizio volutamente semplice, ma con molto amore per il dettaglio. Noi cerchiamo quindi di disegnare tavoli più flessibili, con marchingegni che li allungano, li allargano, li fanno diventare enormi. L'ultima cosa che ci viene chiesta è che siano belli. Quello che invece entusiasma è il tavolo di due metri che con una semplice mossa diventa un quattro metri. E evidente che in un certo ambiente il momento del pranzo, ma soprattutto della cena, è diventato importante e si tende a tornare a certe forme di civiltà conviviale.
Per chi può permetterselo.
Perché il secondo tempo del miracolo economico non colpisce tutti, non arriva su tutti i tavoli...

Ennio Brion
titolare della Brion Vega

A me piace il tavolo grande, quadrato, di marmo per studio, lavoro e pranzo, uno lo voglio anche in soggiorno con le stesse caratteristiche ma più basso. Nella seconda casa mi piacciono sempre grandi e quadrati, ma in questo caso in legno, perché sono più caldi, più in sintonia con la natura.

Jacopo Barovier
della vetreria artistica Barovier & Toso di Murano

Amo il tavolo attrezzato, telematico, con terminali, computer, monitor; un tavolo che mi informi e a cui io possa porre delle domande.

Gabriella Crespi
designer

lo il tavolo lo vedo in movimento, tutti i materiali possono essere usati, ma deve essere mobile, trasformabile.
Io amo il metallo, la pietra e il legno trattato a massello, ma il mio tavolo preferito è in peperino marino, perché è la pietra che sento di più, trattata grezza però, quasi con lo scalpello.
Mi piacerebbe sezionare un tronco di sequoia di due metri di diametro per venti, quello sarebbe il mio tavolo ideale. In questo momento sento il bisogno di isolamento, vorrei un ritorno alla natura, per un relax, per meditare.


Severino Gazzelloni
flautista

Il tavolo lo vedo come un fratino con intorno sedie semplici ma solide, un insieme che dia a colpo d'occhio un'immagine scultorea di pienezza e di potenza, senza arrivare al sovraccarico.
Oppure un tavolo tondo in marmo, di grande immagine, con sedie moderne dal design misurato, e sul tavolo un gran vaso molto materico.
Valeria De Padova
della De Padova

Il mio tavolo ideale è un tavolo in laminato di linea semplice ed essenziale, oppure un bel tavolo antico possibilmente inglese di linea snella. Mi piacciono le cose molto leggere con linee rigorose senza fronzoli.
Molto importante per me è che sopra il tavolo ci sia una lampada a sospensione, che crei una certa atmosfera, soprattutto se si tratta di un tavolo da pranzo.
Giampiero Jelmini
titolare della T & J Vestor

Ho una preferenza molto precisa per il grande tavolo quadrato dove mettere tre persone per lato, che trovo il più adatto per favorire una conversazione generale e non limitata al vicino di posto o a chi ti sta di fronte. Il pranzo o la cena devono diventare dei momenti conviviali d'incontro e di grande comunicazione.
Inoltre il tavolo deve esprimere solidità, concretezza, la pienezza di una situazione dove tutti stanno bene.
Fabio Testi
attore

Se penso a un tavolo, penso sempre a un tavolo "fratino". Non so perché, ma se mi dicono "entra in quella stanza, troverai un tavolo" io m'immagino subito di trovarci un "fratino

Antonio Citterio
architetto

Il modo di concepire la casa ha subito in questi ultimi anni una grossa trasformazione, non solo negli arredamenti di architetti, ma anche in quelli dove se ne fa a meno: al posto del coordinato oggi si ama lo scoordinato, al posto dell'insieme prodotto da una sola azienda si preferisce accostare pezzi singoli di varia provenienza.

Per cui anche per il tavolo vi è stata una certa rivoluzione: prima era in legno coordinato con le sedie, ora può essere in materiali diversissimi, strutture in metallo, piani in laminato; sono diventati più disinvolti rispetto a quello che erano un tempo. Sul mercato attualmente c'è una grande richiesta del tavolo allungabile. Non so quanto lo usino, ma molti lo vogliono. Il tavolo da sei persone che diventa da dieci quando ci sono ospiti è un oggetto molto ricercato.
Intorno agli anni '70 l'idea era del grande tavolone in cucina, mentre oggi c'è un ritorno evidente alla sala da pranzo, per cui il tavolo dev'essere d'immagine, molto più disegnato di un tavolo da cucina-pranzo. Negli anni '70 avevo disegnato uno di questi grandi tavoli da cucina-pranzo, si chiamava Toscano come riferimento ed era fatto nello spirito del mangiare in cucina. Invece nell'82 per la B&B ho fatto un tavolo da pranzo con una sua ricercatezza: struttura in ferro, piano di cristallo.., lo ritengo ancora una delle cose più interessanti che ho disegnato. Ho tentato un paio di volte di affrontare il tema del tavolo allungabile, ma l'idea non mi convince; meglio .allora ricorrere ad altre soluzioni, come ad esempio un piano che scende...