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Casa Oggi n°148
Modi di Vivere

PROGETTARE A MISURA D'UOMO E DI PAESAGGIO
Di Baio Editore

Sull'alto Lario

Due coniugi nati in Germania ma operanti a Milano hanno scelto per la seconda casa un angolo ancora selvaggio del lago di Como e vi hanno fatto costruire dall'architetto Marco Zanuso una villa completamente aperta verso il lago e chiusa verso la strada.

Marco Zanuso, il famoso architetto autore di questa villa, ha risposto ad alcune domande sui modi e le intenzioni con cui è stata concepita e realizzata questa "seconda casa'
che è risultata una delle sue opere più accattivanti grazie alla particolare, apparente semplicità.

Nella progettazione di questa villa è stato vincolato da indicazioni precise, oppure ha goduto di una completa autonomia?
é stata una felice occasione di completa libertà, per il rapporto che avevo con il committente e la sua famiglia: aveva collaborato col mio studio per più di quindici anni durante i quali è nata una grande confidenza e una grande intesa. Per di più il posto scelto per la costruzione della villa era assai vicino alla casa dei miei avi, una vecchia costruzione le cui origini risalgono al 1200, dove ho passato la mia infanzia.
In questo caso il paesaggio era determinante, ed era un paesaggio che conoscevo bene, legato ai ricordi più cari, quelli dell'età in cui si scopre il mondo. La zona è quella dell'alto Lario dove il lago fa un gomito, per questo la villa è stata pensata con una pianta a L, in modo che un'ala potesse vedere il braccio Nord e l'altra quello Sud; si otteneva così una più articolata fruizione del paesaggio, collocando nel suo giusto rapporto anche la presenza della montagna che sorge al di sopra del promontorio. La strada passa sopra e alla villa si arriva dall'alto, ciò mi ha permesso di creare una vista alquanto surreale della costruzione per chi entra: due lunghe pareti che s'incontrano ad angolo nascondendo la casa come dietro un paravento. Infatti, non potendosi vedere dall'entrata né i tetti né il volume della casa, si ha l'impressione di trovarsi di fronte a due semplici muri che si sorreggono a vicenda e che nascondono il vuoto. Invece sono il retro della villa.

In compenso la villa è completamente trasparente verso il lago, e al suo interno gli spazi sono aperti, comunicanti e praticamente senza diaframmi.
i committenti sono di origine tedesca e hanno un'educazione tipicamente mitteleuropea con una concezione della famiglia che garantisce una grande libertà di rapporti nello spazio della casa. L'ala dei ragazzi è stata concepita fin dall'origine come luogo aperto, le stanze non sono completamente chiuse una dall'altra, per permettere una completa disponibilità dello spazio continuo che dalla zona letto, più raccolta e più in ombra, sfocia sulla parte anteriore destinata al soggiorno e che si può aprire sul prato antistante. La villa è stata concepita come un abbraccio di
iuesto prato e quindi come abbraccio del paesaggio del lago.
Il prato che si spinge fino al lago, come in questa villa, è un fatto abbastanza raro sul lago di Como, le cui rive sono più spesso interessate da zone pietrose e dal bosco. Qui invece ricorda certi paesaggi nordici, una suggestione che ho voluto riprendere nell'uso dei materiali, in particolare dei legni. Per gli interni ho usato legno di lance, abbastanza normale nei climi nordici, mentre per gli esterni, sia per il tetto che per le pareti, ho utilizzato un rivestimento di scandole di cedro rosso americano, una variante simile al mogano, dotata di un colore caldo che gioca bene col verde del prato e l'argento degli ulivi.
Gli ulivi presenti intorno alla villa sono gli ultimi del lago di Como, più a Nord non riescono a vegetare, perché si trovano sul parallelo che stabilisce il limite superiore della coltivazione dell'ulivo nel mondo.

1. 1951, poltrona "Lady" per Arflex

2. 1961, poltrona per IKartell

MARCO ZANUSO: architetto nato a Milano il 14.5.19 16.
Laureato al Politecnico di Milano nel 1939.
Esercita la professione dal 1945, nel campo dell'architettura, del design, dell'urbanistica. Consigliere Comunale dal 1956 al 1960. Professore ordinario, Presidente del Dipartimento Programmazione e progettazione Produzione edilizia, Presidente Indirizzo Tecnologico presso la Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano.
Accademico di S. Luca. Premio Presidente della Repubblica.
Presidente ADI (Ass. Disegno Industriale) dal 1966 al 1969.
Membro del ClAM dal 1956 al 1958. Membro UNI dal 1956.
Premio Internazionale Triennale di Milano 1948; 1951; 1954; 1957; 1960; 1964.
Compasso d'Oro nel 1956; 1962; 1964; 1967; 1979.
Premio Internazionale Interplas 1965.
Medaglia d'Oro BIO (Biennale di Industrial Design - Lubiana) 1966.
Medaglia d'Oro Ministero Industria e Commercio 1966.
Biscione d'Oro.
Premio SAIE 1971.
Premio Bolaffi 1972.

3. 1964, disegno della sedia "La a" per Gavina

4. 1965, con Richard Sapper televisore Algol per Brionvega

Architettura: Olivetti a Buenos Aires 1956/1959, a S. Paolo del Brasile 1957/1959, Crema, Scarmagno, Marcianise 1967/1970.
Casa sperimentale a Milano Via Laveno 6, 1964. Case per vacanze ad Arzachena 1963. Cimitero di Longarone (Belluno) 1967. Palazzo dei Congressi per la Regione Venezia Giulia a Grado 1974.
Headquarters IBM a Segrate 1972/1975.
Edgars Headquarters a Johannesburg 1975. Farmstead a Linderburg (Transvaal) 1975.
Complesso IBM a S. Palomba (Roma) 1979/1983.
Progetto e realizzazione Piccolo Teatro della Città di Milano.
Ristrutturazione del Teatro Fossati a Milano.
Industrial Design: prodotti per Arflex, BrionVega, Kartell, C&B, Gavina, Siemens, Elam, Necchi, Terraillon, Aurora, Sorin Biomedica, FEAL, Volani EBS.

5. 1965, con Richard Sapper, radioricevitore per Brionvega

6. Con Roberto Lucci, poltroncina per Elam

Comune di Milano - -Le persone che hanno fatto grande MilanoÈ premiazione e medaglia dal Sindaco Carlo Tognoli - Milano 24.5.1984.
Premio Presidente della Repubblica - Roma 29 novembre 1984.
Progettazione D.L. ristrutturazione ex albergo Continental a Milano in sede bancaria, uffici, negozi, residence.

Il fatto di aver usato questi legni va contro le tradizioni costruttive della zona (che sono tradizioni comacine basate sulla pietra, la beola, il granito, eccetera), ma è una digressione voluta per affermare un'altra cultura, quella dei committenti.
Tra le "intenzioni" di questa casa vi era anche quella di creare lo spazio giusto per una famiglia molto sportiva: appena arriva il vento tutta la famigliacorre verso il lago, sale sul catamarano o sui windsurf, perché hanno una vera passione per la vela e un ottimo rapporto col lago.
Ed è proprio il rapporto tra questa famiglia, la casa, il prato e l'acqua che ho voluto tenere presente durante la progettazione.
Ma non sono gli architetti che devono parlare delle loro case, ma chi vi abita: sono gli altri che devono giudicarle.

A questo punto abbiamo intervistato la proprietaria, una bella signora berlinese perfettamente ambientata in Italia, che parla molto bene l'italiano.

Come è sorta l'idea di questa villa?


Si può dire che sia nata dalla predilezione che io e mio marito abbiamo sempre avuto per il paesaggio dei grandi laghi, specie se non troppo frequentati. Cercando un posto per le nostre vacanze e i nostri fine settimana, ci imbattemmo nella zona nord del lago di Como, che ci attirò subito per il suo aspetto ancora intatto e quasi selvaggio, e decidemmo di trovarvi una casa da affittare per un ragionevole periodo di prova. Fu molto difficile convincere le persone del luogo ad accoglierci come inquilini in una delle loro case, li trovammo piuttosto chiusi e diffidenti, un po' "selvatici" come il paesaggio che abitavano.
Dopo molto cercare, riuscimmo a ottenere in affitto per tutto l'anno una vecchia casa del paese, che avendo un piano in più rispetto alle altre, permetteva una vista meravigliosa sul lago. Anche se vi erano grossi inconvenienti, vivere i nostri periodi liberi in questa casa risultò molto piacevole, e il soggiorno si prolungò per oltre dieci anni. A quel punto sentivamo molto forte il desiderio di vivere in un ambiente espressamente costruito per le nostre esigenze: sognavamo una villa luminosa, meno umida di quella vecchia casa e soprattutto molto aperta sulla natura, dove ci fosse la possibilità di passare senza diaframmi dall'interno all'esterno e viceversa.
Battemmo tutta la zona sistematicamente per trovare il luogo adatto, ma non era cosa facile perché non doveva essere né troppo lontano né troppo vicino al lago (per via dell'umidità), un posto con la vista libera dove si avesse la sensazione di essere isolati nella natura, senza vicini né curiosi. Avendo nel frattempo fatto amicizia col vicinato, fu il padre di un nostro amico che ci venne incontro offrendoci uno spazio a cinquanta metri dal lago con una splendida vista su di esso e, alle spalle, sulla grande montagna che lo sovrasta. Era il posto ideale e lo acquistammo subito.

Foto di Bruno Mio

Foto di Bruno Mio

Come avete impostato il discorso con l'architetto?

Gli abbiamo sottolineato le principali esigenze che avevamo: grandi aperture sul panorama, uno spazio continuo e il più possibile libero da diaframmi sia all'interno sia con l'esterno, e nello stesso tempo un isolamento termico e contro l'umidità che rendesse confortevole e sano l'abitarci.
Nel primo progetto che ci presentò intravidi però un pericolo: con le grandi vetrate che c'erano rischiavo di sentirmi troppo in vetrina, soprattutto perquanto riguardava la camera da letto. C'è gente che non vi dà importanza, invece questo fatto mi metteva a disagio. Andai dall'architetto e lo pregai di cambiare progetto, creando una situazione più "privata" per la zona notte. Inoltre la grande montagna che vi era alle spalle rischiava di risultare troppo incombente se vista proprio di fronte. Allora l'architetto propose una pianta ad L, che da un lato mostrava la montagna di scorcio e dall'altro il lago da due diverse angolazioni entrambe molto suggestive. E per la camera da letto un soppalco continuo, praticamente un piano superiore sotto tetto, che avrebe creato una zona notte separata. Questo nuovo progetto, così come era stato schizzato, venne subito realizzato.

Abitandoci, avete avuto delle sorprese?

Sì, ma tutte piacevoli. Per esempio, dal punto di vista termico la casa funziona molto bene. D'estate è fresca al punto che ci chiedono se abbiamo l'aria condizionata, mentre d'inverno, malgrado le grandi pareti vetrate, consumiamo la stessa quantità di gasolio dei nostri vicini, che hanno case più tradizionali con la stessa cubatura.
Inoltre risulta ben asciutta grazie al pavimento molto isolato e all'uso del legno che non accumula umidità, come è invece il caso della pietra o del mattone pieno delle vecchie costruzioni. Anche il tetto protegge perfettamente sia dal sole di agosto che dalla neve invernale; fortunatamente l'abbiamo fatto calcolare per ottanta centimetri di neve, un evento raro che però si è verificato due anni fa: senza questa preveggenza il tetto sarebbe crollato.
Ma la vera sorpresa è stata l'acustica: questa casa, se vi si fa della musica, risuona come fosse un gigantesco violino di Stradivari. Quando con la bella stagione si vive e si pranza sul prato, apriamo completamente le porte-finestre scorrevoli e la musica si diffonde dolcemente sullo spazio antistante. All'interno tutta casa è aperta, vi è solo un diaframma apribile tra la zona abitata da me e mio marito e quella dei nostri figli, per non disturbarci a vicenda quando la sera abbiamo degli amici. Questa mancanza di separazioni permette di ricevere moltissima gente, infatti quando è il compleanno di mio figlio la villa riesce a contenere molto bene anche più di cinquanta persone, nonostante che in pianta non si arrivi ai 180 metri quadri.