Tratto da:
Casa Oggi n°148
Modi di Vivere

UNA CASA INTELLIGENTE
Di Baio Editore

Il frutto dell'incontro di due forti personalità

Al centro di Milano sorge una casa non vasta, grazie al senso di misura di chi vi abita, arredata con pochi mobili di famiglia, e con un giardino che la fa sentire all'interno di un parco centenario. E la casa di Mimma Mondadori.

L'architetto Pier Niccolò Berardi, autore di questa ristrutturazione, appartiene alla sparuta schiera dei pionieri dell'architettura italiana moderna che negli anni '30, nonostante la volontà celebrativa del regime, seppero darci alcuni capolavori di architettura razionalista. Cito una sua opera sicura- mente conosciuta da tutti: la stazione ferroviaria di Firenze, che è rimasta com'era: un alto esempio di funzionalismo e di eleganza compositiva. Dopo cinquant'anni di grande attività professionale, Berardi si trova a dover organizzare la casa di Mimma Mondadori che è attualmente sua moglie: un compito facile, reso arduo dall'incontro delle loro esigenze. Ma lasciamo la parola ai protagonisti.

"Con mia moglie eravamo in cerca di una casa nel centro di Milano, possibilmente vicino a San Babila dove già aveva abitato. Ne abbiamo viste parecchie, non ci piacevano. Avevamo quasi perso la speranza quando una mattina mi è stata segnalata questa casa di via Mozart.
La casa era abitata da un vecchio colonnello che vi teneva strani bassorilievi che inneggiavano al fascio. Vi era un lungo corridoio e dalle stanze s'intravedeva un giardino attraverso finestre alte a doppio battente che nascondevano più che mostrare.
Ebbi subito l'idea giusta: alzare il pavimento (per rendere più visibile il giardino, anche stando seduti), abbassare il soffitto (per rendere più proporzionati e raccolti gli spazi, e per farvi passare i tubi della climatizzazione), murare le finestre verso strada che davano su un lungo corridoio (perché la casa è a pianterreno su una strada rumorosa, ed era necessario far dimenticare questo fatto). Così com'era sembrava una casa buia e poco vivibile, ma sapevo come farle cambiare radicalmente aspetto".

Mimma Mondadori:
"Se mi sono decisa a prendere questa casa il merito, oltre che di mio marito, è di una mia grande amica che ha subito detto: Mimma, questa è la tua casa, non fartela scappare... Prima ne avevo viste tante, mio marito le scartava quasi tutte osservandole in pianta, le poche che si andava a vedere erano sempre deludenti. Quando ho visto questa casa per la prima volta ho pensato: mai più prenderò questo appartamento, un piano rialzato su strada col balcone sopra... Avevo abitato in un primo piano di via Mascagni e mi ricordavo ancora l'incubo del buio. Il giardino all'interno era bello, ma la casa sembrava molto scura. Mio marito era invece entusiasta e mi spiegava le modifiche che voleva fare, ma io dicevo: la casa resterà sempre un piano rialzato. Il giorno dopo sono andata a prendere la mia amica, di cui mi fido ciecamente, per farle vedere quella casa che a me sembrava orrenda. Lei venne e mi ricordo che per prima cosa si tolse le scarpe per poter camminare sui divani a livello del futuro pavimento pensato da mio marito, e dopo essersi ben resa conto mi disse: se non prendi questa casa sei una cretina.., quello che abiti è un appartamento come tutti, questa è la tua casa. Allora mi sono convinta e ho detto: va bene.

Poi lui ha fatto tutto, anche farmi piangere alcune volte. Perché io sono terrorizzata (anche se so che lui è bravo) dalle case "da architetto". Il maggiore choc l'ho avuto quando è arrivato il grande paravento cinese, cupo ed enorme. Ogni cosa che volevo mettere lui mi rispondeva: con quel personaggio cinese non si può. Ma allora la casa diventava di quel personaggio, non mia... Poi in verità sono riuscita a portare qui dentro i quattro quinti dei miei mobili provenienti dalla casa dei genitori in piazza Duse o dalla villa di Cortina. C erano anche due angoliere, che avevo sempre visto da quando son nata, a cui tenevo moltissimo, ma nel nuovo appartamento sembrava non ci fossero clue angoli liberi. Le ho fatte portare lo stesso nel trasloco, con la speranza che potessero funzionare come tavolini di fianco al divano. Infatti hanno funzionato. Provenivano da piazza Duse, la casa che mio padre acquistò nel '34, una casa assai moderna per quei tempi, infatti i miei genitori erano portati alla novità. Allora era una bellissima casa con la fontana nell'entrata, i mosaici dei pesci... Sul grande terrazzo il cameriere di mia madre aveva fatto un orto, con i fagiolini rampicanti che facevano decorazione, dove praticamente vivevano quando faceva caldo. Questo cameriere aveva anche la passione di addomesticare i merli... Da questa casa di piazza Duse provenivano le angoliere, il mobile alto che fa da credenza viene invece dalla villa di mia madre a Cortina: era in castagno e, rustico com'era, si addiceva poco a questo arredamento, ma mio marito ebbe l'idea geniale di dipingerlo di bianco.

Il momento tragico venne quando annunciò che in soggiorno non potevano entrare i miei Guttuso. Cosa? sono delle tecniche miste molto belle, eccezionali, che hanno un significato nella mia vita! Niente da fare, l'ho odiato, ma i Guttuso sono finiti in un'altra camera, dove per altro stanno molto be-ne. Dove invece mi sono impuntata è stato per la tinteggiatura della mia camera da letto: non la volevo bianca come tutta la casa, ma azzurra, perché ho bisogno dell'azzurro per dormire, devo aver la sensazione di entrare in un acquario... Per la cucina avevo detto: vorrei una cucina abitabile come quella di Fiesole, dove la sera lascio lì tutto e volendo vi si può anche mangiare. La risposta fu: cosa vuoi che ci faccia in quel budello? In compenso la sua parola d'ordine era: niente armadietti pensili in cucina. E io dove metto la roba? Ti arrangi, in ogni caso ti faccio una piattaia. Sai cosa serve a Milano una piattaia? a riempirsi di polvere. L'ultimo dramma lo vivemmo per il quadro sulla vasca da bagno: non potevo farmi la doccia per non rovinarlo. Per fortuna trovammo un bravo artigiano che escogitò un marchingegno che permette di ruotarlo quando ce n'è bisogno".



Architetto Berardi: "A proposito dei bagni va detto che le vasche sono incassate nel pavimento sopraelevato, ma non per un fatto di gusto, anche se sono piacevoli a vedersi, ma per ragioni funzionali: perché quando si hanno spazi molto piccoli tra vasca e lavabo si formerebbe un corridoio stretto e poco agevole. Così invece, tra un lavabo alto e una vasca bassa, lo spazio è meno angusto e costretto, anche se visto in pianta il bagno è sempre lo stesso. Sono i cosiddetti trucchi del mestiere.
Un'altra esigenza era quella di separare visivamente il salotto dalla zona pranzo, mantenendo una certa continuità spaziale, e il problema è stato brillantemente risolto dal grande paravento cinese, che essendo pieghevole, io ho ripiegato su se stesso alle due estremità fissandolo così a dei tubi montanti completamente invisibili all'esterno. Così dopo il pranzo "non si vedono le trippe", come dice mia moglie.

Questo paravento è l'unica cosa nera in una casa tutta bianca: fa un ottimo contrasto. La casa è bianca perché volevo prendere e moltiplicare tutta la luce proveniente dal giardino. Per questo anche il pavimento è bianco: una mo-
uette per niente sporchevole, ma perfettamente bianca, dello stesso bianco delle pareti. Perché col bianco bisogna stare attenti: due bianchi dissimili danno fastidio. Occorre partire da un bianco di partenza (in questo caso la moquette) e basare tutto su quello: tinteggiatura delle pareti, copertura dei divani, tende, cuscini... é incredibile come questa moquette rimanga candida senza mai lavarla, anche quando ci sono stati dei cocktails e fuori pioveva e c'era fango. Il bianco stacca molto e valorizza il mobile antico, lo fa vedere di più. E poi col bianco, appena entra un raggio di sole, tutto risplende magnificamente e il verde del giardino settecentesco sembra entrare in casa come se si stesse in campagna'

In queste due pagine, camere da letto cucina e uno dei bagni, con mobili di vario stile e provenienza coordinati in un'atmosfera di rarefatta eleganza.