| Il
frutto dell'incontro di due forti personalità
Al centro di Milano sorge una casa non vasta,
grazie al senso di misura di chi vi abita, arredata con pochi mobili di
famiglia, e con un giardino che la fa sentire all'interno di un parco
centenario. E la casa di Mimma Mondadori.
L'architetto Pier Niccolò Berardi, autore di questa ristrutturazione,
appartiene alla sparuta schiera dei pionieri dell'architettura italiana
moderna che negli anni '30, nonostante la volontà celebrativa del
regime, seppero darci alcuni capolavori di architettura razionalista.
Cito una sua opera sicura- mente conosciuta da tutti: la stazione ferroviaria
di Firenze, che è rimasta com'era: un alto esempio di funzionalismo
e di eleganza compositiva. Dopo cinquant'anni di grande attività
professionale, Berardi si trova a dover organizzare la casa di Mimma Mondadori
che è attualmente sua moglie: un compito facile, reso arduo dall'incontro
delle loro esigenze. Ma lasciamo la parola ai protagonisti.
"Con mia moglie eravamo in cerca di una casa nel centro
di Milano, possibilmente vicino a San Babila dove già aveva abitato.
Ne abbiamo viste parecchie, non ci piacevano. Avevamo quasi perso la speranza
quando una mattina mi è stata segnalata questa casa di via Mozart.
La casa era abitata da un vecchio colonnello che vi teneva strani bassorilievi
che inneggiavano al fascio. Vi era un lungo corridoio e dalle stanze s'intravedeva
un giardino attraverso finestre alte a doppio battente che nascondevano
più che mostrare.
Ebbi subito l'idea giusta: alzare il pavimento (per rendere più visibile
il giardino, anche stando seduti), abbassare il soffitto (per rendere
più proporzionati e raccolti gli spazi, e per farvi passare i tubi
della climatizzazione), murare le finestre verso strada che davano su
un lungo corridoio (perché la casa è a pianterreno su una strada
rumorosa, ed era necessario far dimenticare questo fatto). Così
com'era sembrava una casa buia e poco vivibile, ma sapevo come farle cambiare
radicalmente aspetto".
Mimma Mondadori: "Se mi sono decisa a prendere questa casa
il merito, oltre che di mio marito, è di una mia grande amica che
ha subito detto: Mimma, questa è la tua casa, non fartela scappare...
Prima ne avevo viste tante, mio marito le scartava quasi tutte osservandole
in pianta, le poche che si andava a vedere erano sempre deludenti. Quando
ho visto questa casa per la prima volta ho pensato: mai più prenderò
questo appartamento, un piano rialzato su strada col balcone sopra...
Avevo abitato in un primo piano di via Mascagni e mi ricordavo ancora
l'incubo del buio. Il giardino all'interno era bello, ma la casa sembrava
molto scura. Mio marito era invece entusiasta e mi spiegava le modifiche
che voleva fare, ma io dicevo: la casa resterà sempre un piano rialzato.
Il giorno dopo sono andata a prendere la mia amica, di cui mi fido ciecamente,
per farle vedere quella casa che a me sembrava orrenda. Lei venne e mi
ricordo che per prima cosa si tolse le scarpe per poter camminare sui
divani a livello del futuro pavimento pensato da mio marito, e dopo essersi
ben resa conto mi disse: se non prendi questa casa sei una cretina..,
quello che abiti è un appartamento come tutti, questa è la tua
casa. Allora mi sono convinta e ho detto: va bene.
Poi lui ha fatto tutto, anche farmi piangere alcune volte.
Perché io sono terrorizzata (anche se so che lui è bravo) dalle
case "da architetto". Il maggiore choc l'ho avuto quando è
arrivato il grande paravento cinese, cupo ed enorme. Ogni cosa che volevo
mettere lui mi rispondeva: con quel personaggio cinese non si può.
Ma allora la casa diventava di quel personaggio, non mia... Poi in verità
sono riuscita a portare qui dentro i quattro quinti dei miei mobili provenienti
dalla casa dei genitori in piazza Duse o dalla villa di Cortina. C erano
anche due angoliere, che avevo sempre visto da quando son nata, a cui
tenevo moltissimo, ma nel nuovo appartamento sembrava non ci fossero clue
angoli liberi. Le ho fatte portare lo stesso nel trasloco, con la speranza
che potessero funzionare come tavolini di fianco al divano. Infatti hanno
funzionato. Provenivano da piazza Duse, la casa che mio padre acquistò
nel '34, una casa assai moderna per quei tempi, infatti i miei genitori
erano portati alla novità. Allora era una bellissima casa con la
fontana nell'entrata, i mosaici dei pesci... Sul grande terrazzo il cameriere
di mia madre aveva fatto un orto, con i fagiolini rampicanti che facevano
decorazione, dove praticamente vivevano quando faceva caldo. Questo cameriere
aveva anche la passione di addomesticare i merli... Da questa casa di
piazza Duse provenivano le angoliere, il mobile alto che fa da credenza
viene invece dalla villa di mia madre a Cortina: era in castagno e, rustico
com'era, si addiceva poco a questo arredamento, ma mio marito ebbe l'idea
geniale di dipingerlo di bianco.
Il momento tragico venne quando annunciò che in soggiorno
non potevano entrare i miei Guttuso. Cosa? sono delle tecniche miste molto
belle, eccezionali, che hanno un significato nella mia vita! Niente da
fare, l'ho odiato, ma i Guttuso sono finiti in un'altra camera, dove per
altro stanno molto be-ne. Dove invece mi sono impuntata è stato per
la tinteggiatura della mia camera da letto: non la volevo bianca come
tutta la casa, ma azzurra, perché ho bisogno dell'azzurro per dormire,
devo aver la sensazione di entrare in un acquario... Per la cucina avevo
detto: vorrei una cucina abitabile come quella di Fiesole, dove la sera
lascio lì tutto e volendo vi si può anche mangiare. La risposta
fu: cosa vuoi che ci faccia in quel budello? In compenso la sua parola
d'ordine era: niente armadietti pensili in cucina. E io dove metto la
roba? Ti arrangi, in ogni caso ti faccio una piattaia. Sai cosa serve
a Milano una piattaia? a riempirsi di polvere. L'ultimo dramma lo vivemmo
per il quadro sulla vasca da bagno: non potevo farmi la doccia per non
rovinarlo. Per fortuna trovammo un bravo artigiano che escogitò un
marchingegno che permette di ruotarlo quando ce n'è bisogno".
Architetto Berardi: "A proposito dei bagni va detto
che le vasche sono incassate nel pavimento sopraelevato, ma non per un
fatto di gusto, anche se sono piacevoli a vedersi, ma per ragioni funzionali:
perché quando si hanno spazi molto piccoli tra vasca e lavabo si
formerebbe un corridoio stretto e poco agevole. Così invece, tra
un lavabo alto e una vasca bassa, lo spazio è meno angusto e costretto,
anche se visto in pianta il bagno è sempre lo stesso. Sono i cosiddetti
trucchi del mestiere.
Un'altra esigenza era quella di separare visivamente il salotto dalla
zona pranzo, mantenendo una certa continuità spaziale, e il problema
è stato brillantemente risolto dal grande paravento cinese, che essendo
pieghevole, io ho ripiegato su se stesso alle due estremità fissandolo
così a dei tubi montanti completamente invisibili all'esterno. Così
dopo il pranzo "non si vedono le trippe", come dice mia moglie.
Questo paravento è l'unica cosa nera in una casa
tutta bianca: fa un ottimo contrasto. La casa è bianca perché
volevo prendere e moltiplicare tutta la luce proveniente dal giardino.
Per questo anche il pavimento è bianco: una mo-
uette per niente sporchevole, ma perfettamente bianca, dello stesso bianco
delle pareti. Perché col bianco bisogna stare attenti: due bianchi
dissimili danno fastidio. Occorre partire da un bianco di partenza (in
questo caso la moquette) e basare tutto su quello: tinteggiatura delle
pareti, copertura dei divani, tende, cuscini... é incredibile come
questa moquette rimanga candida senza mai lavarla, anche quando ci sono
stati dei cocktails e fuori pioveva e c'era fango. Il bianco stacca molto
e valorizza il mobile antico, lo fa vedere di più. E poi col bianco,
appena entra un raggio di sole, tutto risplende magnificamente e il verde
del giardino settecentesco sembra entrare in casa come se si stesse in
campagna'
In queste due pagine, camere da letto cucina e uno dei bagni, con mobili
di vario stile e provenienza coordinati in un'atmosfera di rarefatta eleganza.
|