Un Omaggio
dell'Ordine degli Architetti di Agrigento

Le stampe di Giambecchina

Omaggio alla Sicilia

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È per me, e per tutto il Consiglio dell’Ordine degli Architetti della Provincia di Agrigento, motivo di onore, di giustificato orgoglio e di grande soddisfazione poter donare ai partecipanti al 7° Congresso Nazionale degli Architetti le grafiche di alcune opere del maestro Gianbecchina, protagonista ed illustre agrigentino, figlio di questa terra di Sicilia, che ha donato al mondo la sua meravigliosa arte. Gianbecchina, nella fluidità dei suoi colori e nella luminosità dei suoi dipinti, evidenzia i caratteri del più autentico interprete di quella “sicilianità” che ha ispirato Pirandello, Verga, Sciascia e Vittorini.
Egli esprime un intenso profondo amore per la sua terra, evocando la vita nei suoi aspetti più semplici e reali: il sacrificio del lavoro, la poesia del quotidiano, la gioia delle famiglie e la bellezza della natura che si genera nel perenne fluire delle stagioni. Gianbecchina descrive il paesaggio e le infinite varietà delle sue rappresentazioni: dalle terre arse al sole ai campi rigogliosi, ai volti dei contadini solcati dalla fatica.
La sua arte evidenzia le varie facce della Sicilia: un terra aspra ed ostile, benevola e lussureggiante; una terra dove si apprezzano le tracce di una storia millenaria, carica di tante culture che nei secoli si sono sovrapposte, dando vita ad un mirabile intreccio di stili, linguaggi ed architetture che compongono oggi il suo tessuto urbano ed il suo paesaggio.
Egli ha percorso, quasi per intero, tutto il ventesimo secolo, vedendo scorrere gli avvenimenti e la storia di tanti uomini, con la saggezza disincantata propria dei grandi artisti.
Gianbecchina è una delle più alte espressioni del Novecento italiano.

Rino La Mendola
Presidente Ordine Architetti PPC
della Provincia di Agrigento

Consiglio dell’Ordine degli Arcnitetti P P della Provincia di Agrigento

Rino La Mendola Presidente
Giuseppe Mazzotta Vice Presidente
Gaetano Greco Segretario
Rosa Maria Corbo Tesoriere
Giuseppe Antona Consigliere
Giuseppe Cacciatore Consigliere
Pietro Fiaccabrino Consigliere
Riccardo Lombardo Consigliere
Rosario Lombardo Consigliere
Emanuele Maratta Consigliere
Simona Sanzo Consigliere

Un Omaggio
dell'Ordine degli Architetti di Agrigento

Le stampe di Giambecchina

Omaggio alla Sicilia

La vita di Gianbecchina ci appare come una splendida avventura nel magico mondo dell’Arte per tutta l’ampiezza
di questo nostro inquieto e meraviglioso ventesimo secolo. Nato, da modesta famiglia, nel 1909 a
Sambuca Zabut, un piccolo centro agricolo di antica origine araba dell’entroterra agrigentino, Giovanni Becchina
evidenzia sin da piccolo una spiccata inclinazione verso il disegno e la pittura e intraprende giovanissimo l’attività
artistica.
Conseguita la maturità artistica, vince una borsa di studio e completa gli studi presso l’Accademia di Belle Arti
di Palermo.
Nel ‘38 si trasferisce a Roma, presso lo studio di Renato Guttuso al quale è legato da antica e fraterna amicizia, e nel
‘39 va a Milano dove frequenta gli artisti di «Corrente» che rivendicano la più assoluta libertà dell’arte e l’esaltazione
del colore e della luce. Sono anni di disagi e difficoltà anche economiche; poi, a causa della guerra, decide di far
ritorno in Sicilia dove rinsalda una comunione spirituale con la propria gente, riscoprendo il vero volto della sua
incomparabile terra.
La strada è già segnata: ritrova nel mondo contadino quei valori umani che cerca di fissare nelle tele degli anni
quaranta e cinquanta. Questi dipinti che appartengono al periodo del realismo lirico e sociale, sono l’inizio di una vera
e propria documentazione della millenaria civiltà alla quale egli pure appartiene.
Dopo un’intensa attività di affresco e restauro in molte chiese danneggiate dagli eventi bellici, partecipa alla
Biennale di Venezia, vince il premio «Bevilacqua-La Masa» e il premio «Alcide De Gasperi» a Palermo, nel 1957.
Gli anni dal ‘60 al ‘65 rappresentano una parentesi nell’itinerario artistico di Gianbecchina che approda
all’esperienza astratta con opere che tendono a scandagliare i caratteri morfologici della crosta terrestre; ed è il
trionfo del colore in tutta la sua materica plasticità.
Nel ‘68 si rende interprete del dramma dei terremotati della Valle del Belice e nel ‘71 riesce ad esprimere la
sconvolgente energia dell’Etna in eruzione. Nello stesso periodo fiorisce la serie degli «Amanti», colti nell’innocente
freschezza dei loro slanci spontanei. Nel ‘73, dopo avere assistito, a Favignana, alla pesca del tonno, pone mano alla
grande tela della «Mattanza» che espone per la prima volta nel ‘75 presso la Galleria d’Arte Moderna di Palermo,
dove riscuote grandi consensi da parte dei critici e del pubblico.
Le mostre si susseguono, una dopo l’altra, in un crescendo di interesse e di ammirazione per questo artista
«esemplare».
Nell’82 espone «Il ciclo del pane», una serie di opere che testimoniano «quanta fatica, nel corso delle stagioni,
costi il pane quotidiano agli uomini della terra».
Gianbecchina è l’unico artista che abbia documentato, con tanta partecipazione e completezza, la tradizionale
civiltà contadina ormai soppiantata dal moderno progresso tecnologico.
Sempre sobrio e schivo di ogni chiassosa pubblicità, mite e gioviale, dal sorrriso schietto e bonario, questo
straordinario artista può vantare un raro primato: «ottant’anni di pittura».
Per unanime giudizio dei più illustri critici, è considerato il miglior interprete della spiritualità della nostra
Isola: «Le sue opere hanno tutte un respiro universale».

Biografia a cura di Giuseppe Di Giovanna

Stravuliata 11978
Olio su tela, cm 150x100
Le déjeuner sur l’herbe 1976-77
Olio su tela, cm 150x200
La stravuliata, è la fase del trasporto del
grano già mietuto. Igrossi covoni di spighe, che
i contadini hanno raccolto e legati, vengono ora
caricati sui muli e sugli asini.
È il momento in cui si quantifica il grano raccolto,
risi allontana dal campo, ormai spoglio,
perché il resto delle operazioni legate al ciclo del
pane si compieranno altrove, nell’aia.
La dura giornata dei bracciante agricola conosce
una sola pausa, per consumare ilpasto di
mezzogiorno, sullo stesso luogo di lavoro. Ecco
che i contadini si fermano per cibarsi dei prodotti
della terra che loro stessi hanno coltivato,
è un rito antico un’usanza imprescindibile che
accomuna uomini e animali nella maestoso
grandiosità del paesaggio. Gianbecchina intitola
questa grande tela come la famosa opera
di Monet ma ben diversa è la sostanza, e al raffinato
picnic di fine ottocento egli contrappone
l’austerità della cultura contadina.

La raccolta delle olive 1982
Olio su tela, cm 150x200
Mattanza 1973-75
Olio su tela, cm 315X540
Non spira alito divento sulle foglie rigogliose.
Uomini, donne e animali sono concentratissimi
nella ritualità della raccolta dei frutti
della pace. II verde argenteo predomina sui
rossi e sui violaci, a focalizzare il messaggio di
speranza di serenità e di pace del Maestro, che
si coglie anche nella forza, quasi sacrale, dei
tronchi nodosi degli ulivi saraceni, a testimonianza
della fede di Gianbecchina nella operosità
e nell’impegno, che costituiscono l’essenza
dell’identità siciliana.
Oltre i contadini anche i pescatori. Ovunque
ci siano do raccogliere aspetti culturali di
usanze e costumi che rischiano di scomparire,
Gianbecchina si presenta con la sua sensibilità,
con la sua capacità di partecipare e raccontare
gli eventi. Dedica perciò alla Mattanza,
a questa cruenta pesca del tonno, un’opera che
raggiunge, grazie alla drammaticità del tema,
altissimi accenti di espressività.

Questa cartella, edita dall’Archivio Gianbecchina, è stata realizzata dall’Ordine degli Architetti della Provincia di Agrigento in occasione del 7° Congresso Nazionale degli Architetti tenutosi a Palermo dal 7 al 9 febbraio 2008.