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“Oltre l’edifico”: forme
e immagini seduttive
servizio
di: Arch.Caterina Parrello
Architettura come “sperimentazione di strutture
effimere, visione di altri mondi o di prove tangibili di un mondo
migliore”.
La Fondazione La Biennale di Venezia presieduta daPaolo Baratta, ha
inaugurato l’ 11. Mostra Internazionale di Architettura dal
titolo Out There: Architecture Beyond Building, diretta da Aaron Betsky.
Secondo Aaron Betsky , l’ 11. Mostra si orienta
verso un’architettura oltre il costruire per affrontare i
temi centrali della nostra società. Invece di edifici, presenta
installazioni realizzate da architetti che hanno risposto allo stimolo
di Betsky raccogliendone la sfida. Tale sfida si riverbera su di
noi, incoraggia la nostra capacità di lettura e, attraverso
l’emozione, ci dà la possibilità di trarre delle
considerazioni sul senso del mondo e su come sentirci a casa in
esso. Betsky indica “quello che dovrebbe essere un fatto ovvio:
l’architettura non è ‘il costruire’. L’architettura
deve andare oltre gli edifici perché gli edifici non sono
una realtà sufficiente. Sono grandi e dispendiosi accumuli
di risorse naturali difficilmente adattabili alle condizioni sempre
mutevoli della vita moderna”.
La Biennale di quest’anno intende,dunque, invitare alla riflessione
ed incoraggiare l’immaginazione; vedere se l’architettura,
attraverso la ricostruzione, la decostruzione e la deformazione,
possa offrire forme concrete e immagini seduttive.
“Gli edifici sono perlopiù brutti, inutili e dispendiosi.
Eppure l’architettura è bella - dice Betsky - può
collocarci nel mondo come nessun’altra arte è in grado
di fare. Può farci sentire a nostro agio nella realtà
moderna. Offre e plasma quel fenomeno che nel mondo attuale è
uno dei lussi più preziosi: lo spazio. La mostra raccoglie
e incoraggia la sperimentazione: quella delle strutture effimere,
delle visioni di altri mondi o di prove tangibili di un mondo migliore.
Non vuole presentare edifici già esistenti e di cui si può
godere nella vita reale. Non vuole proporre soluzioni astratte a
problemi sociali, ma intende vedere se l’architettura, sperimentando
nella e sulla realtà, può offrire forme concrete e
immagini seduttive”.
L'11. Mostra Out There: Architecture Beyond Building presenta pertanto,
articolandosi nelle aree espositive del Padiglione Italia
ai Giardini e dell’Arsenale, installazioni, manifesti d’intento,
scenari utopici. Questi sono esperimenti realizzati qui
per lo scopo specifico della mostra: ricercare forme per cui l’architettura
rinnovi se stessa, lo spazio in cui viviamo, la nostra esistenza.
Se all’Arsenale il visitatore incontra 23 Installazioni, al
Padiglione Italia scopre il lavoro sperimentale di 55 studi internazionali
e una ricognizione dei Masters of the Experiment.
Le Corderie dell’Arsenale si aprono con
Hall of Fragments, di David Rockwell con Casey Jones + Reed Kroloff:
un’opera interattiva che riflette sulla capacità dell’architettura
di sprigionare la propria forza visionaria attingendo dall’immaginario
cinematografico. Le Corderie presentano ISTALLAZIONI di
grandi dimensioni che “non sono prototipi di edifici, ma rappresentano
modi sempre nuovi di interrogarci sull’architettura e su come
è possibile sentirsi “a casa” nel mondo.
I partecipanti della sezione Installations sono: Asymptote, Atelier
Bow Wow, Barkow Leibinger Architects, Nigel Coates, Coop Himmelb(l)au,
Diller Scofidio+Renfro, Droog Design+Kesselkramer, Vicente Guallart,
Frank O. Gehry, Zaha Hadid, Ante Liu, Greg Lynn, M-A-D, Massimiliano
Fuksas, MVRDV, Penezic e Rogina, Philippe Rahm, Matthew Ritchie
in collaborazione con Aranda/Lasch e Daniel Bosia/ARUP AGU, Kramervanderveer,
Thonik e UNStudio.
Se Out There: Architecture Beyond Building è l’invito
di Aaron Betsky a riflettere su una dimensione dell’architettura
al di là degli edifici, lo stesso invito vale per il modo
in cui guardiamo alla città. Non a caso la Mostra prosegue
alle Artiglierie dell’Arsenale con due esposizioni su Roma:
Roma Interrotta e Uneternal City. La prima è promossa dagli
Incontri Internazionali d’Arte ed è la riproposizione
di quello che è stato un progetto innovativo ideato da Piero
Sartogo nel 1978, al quale parteciparono 12 grandi architetti internazionali
invitati a configurare una “Nuova Roma” intervenendo
sul nucleo storico della città. La seconda esposizione è
Uneternal City che, a trent’anni da Roma Interrotta, chiama
dodici studi di architettura - italiani, europei, statunitensi e
asiatici - a verificare il tema generale sotteso all’intera
mostra di Aaron Betsky, applicandolo questa volta alle periferie
della Capitale. Come si trasforma la città contemporanea,
quali potrebbero essere le visioni di possibili auspicati futuri
scenari? Partendo da ciò che c’è, dalla realtà
dispersa e complessa di un territorio come è quello di Roma,
con Uneternal City viene lanciata una sfida all’architettura
non tanto del suo centro storico tradizionale, ma della sua realtà
più diffusa sul territorio circostante. Dodici gli studi
coinvolti: Centola & Associati, Delogu Associati, Giammetta&Giammetta,
Labics, n!studio, Nemesi Studio, t-studio, BIG - Bjarke Ingels Group
(Danimarca), Clark Stevens-New West Land Company(Usa), Koning Eizenberg
Architecture (Usa), MAD Office (Cina), West 8 Urban Design &
Landscape Architecture (Olanda).
Alle Artiglierie sono ospitati, inoltre, i lavori dei primi 10
classificati e delle 40 menzioni d’onore del concorso online
per studenti universitari Everyville 2008. Comunità oltre
il Luogo. Senso civico oltre l’Architettura, a cura di Aaron
Betsky con la collaborazione di Francesco Delogu.
Ai Giardini, all’interno del Padiglione Italia, “va
in scena” la sperimentazione. La mostra ha tre anime diverse:
Masters of the Experiment che rappresenta l’influsso dei linguaggi
sperimentali più espressivi degli ultimi decenni, Experimental
Architecture, dove si indaga sul nuovo modo di fare architettura
e di intervenire nella realtà urbana e Upload City, ove si
offre uno sguardo virtuale al possibile sviluppo futuro attraverso
l’uso della rete.
A cura dell’architetto Francesco Garofalo, il Padiglione
Italiano alle Tese delle Vergini dell’Arsenale propone il
tema “L’Italia
cerca casa” con l’obiettivo di fornire
a istituzioni e committenti dei modelli per la riflessione. L’interessante
visione della casa con progetti di sviluppo che riguardano tessuti
urbani esistenti, recupero di aree edificabili con costi sostenibili
e alta qualità progettuale sembrerebbe avere il merito di
suggerire una prima risposta all’invito di Betsky a ragionare
sui problemi.
In epoca di “bolla immobiliare” e di instabilità
globale innescata dalla crisi americana dei mutui subprime, Garofalo
pone il tema dell’abitare come “questione operativa
centrale della nostra cultura architettonica”, raccontata
tra passato, presente e futuro in una mostra innovativa con videoclip,
mappe, progetti e installazioni: dagli alloggi popolari degli anni
‘30 al “piano casa” degli anni ‘80, dal
boom edilizio al trading immobiliare, dal caro affitti ai mutui
facili degli anni ’90, fino alla “casa possibile”per
il XXI secolo.
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