Tratto da:
La complessità del progetto contemporaneo
per un'architettura responsabile


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I PROGETTI
PROJECTS

TADAO ANDO

Di Baio Editore
Nato a Osaka, rispecchia il rapporto della mentalità giapponese con lo spazio ed i materiali. Tra le sue opere maggiori si ricordano il Children's Museum, la Chiesa della luce ad Osaka, il Tempio sull’acqua alle isole Awajishima, in Giappone, il teatro di Giorgio Armani a Milano nel 2001, la Pulitzer Foundation, 2001, negli Usa, il Japan Pavilion all' Expo '92 a Siviglia. Nel 2002 ha ricevuto la laurea ad honorem dalla Facoltà
di architettura dell’Università di Roma "La Sapienza ed il "Kyoto Prize”.

Architetto autodidatta dalla indiscutibile sobrietà, Tadao Ando è un progettista di grande sensibilità che riesce a dare allo stile essenziale e asciutto tipicamente giapponese la modernità di una autonoma rivisitazione dell’architettura
razionalista europea, di cui questi è profondo conoscitore ed estimatore.
Come mutuato da tale architettura, le sue opere richiamano le forme misurate e la neutralità dei colori della tradizione del nuovo, pur nel continuo progredire di un’indagine che non trascura di ricercare soluzioni audaci e spettacolari.
Nei suoi progetti, questi adopera prevalentemente il cemento armato che, pur non essendo un materiale tradizionale giapponese, si trasforma per lui nel segno di un orientalismo contemporaneo, divenendo la materia essenziale
con cui conseguire effetti di grande suggestione, lavorando sulla qualità muraria, ma soprattutto sugli effetti di luce, che configurano gli spazi e li animano ogni volta in una maniera diversa, conferendo loro grande vividità, siano questi luoghi di culto, abitazioni, stazioni o musei.

(Gioia Seminario)

An unquestionable sober self-taught architect, Tadao Ando is a highly sensible designer who is able to give the tipycally dry Japanese style the modernity of an autonomous revisitation of European rationalist architecture, of
which he’s a profound connoisseur and estimator. As drawn on by such architecture, his works recall it’s measured forms and the neutrality of colours, even in the continuous progress of a research that doesn’t despise bold and spectacular solutions. In his projects he mostly uses reinforced concrete which, even though isn’t a traditional
Japanese material, becomes for him the main material in achieving great suggestion effects working on masonry quality, but mostly on lighting effects, which set up the spaces and animate them each time in a different way,
conferring them a notable liveliness, may they be worship sites, residences, stations or museums.

SHIBUYA STATION Tokyo 2006

Vista del modello. La forma a guscio d’uovo che segna l’edificio si lega al vuoto circolare che penetra l’interno della stazione.

La configurazione dei due ovali è studiata al fine di garantire la ventilazione naturale, contribuendo a ridurre il carico ambientale dell’infrastruttura.

In alto: vista concettuale del sito.
In basso: vista interna del vuoto circolare che scende fino al livello ipogeo della stazione.

In alto: diagramma della sezione.
In basso: vista interna del vuoto circolare in costruzione.