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GIANCARLO PRIORI
COORDINATORE SCIENTIFICO
DOCENTE COMPOSIZIONE ARCHITETTONICA E URBANA
UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI NAPOLI FEDERICO II |
Per la prima volta l’Italia ospita e
organizza il congresso internazionale dell’UIA. In questo ambito,
insieme a
molti altri eventi, si è organizzata e promossa la mostra di architettura
accompagnata dal presente catalogo e che ha come tema “La complessità
del progetto contemporaneo per un’architettura responsabile”.
Gli architetti che sono stati invitati hanno tra loro una visione dell’architettura
differente e le loro vocazioni e aspirazioni al mestiere sono logicamente
diverse, per la molteplicità delle occasioni e la peculiarità
dei luoghi nei quali hanno operato.
Il titolo della mostra, oltre alla parola progetto ne racchiude altre
due, complessità e responsabilità, sulle quali è
importante fare alcune riflessioni in quanto caratterizzano il progettare
all’inizio del Terzo Millennio e possono aiutare, come chiave di
lettura, a capire le eterogeneità delle poetiche degli architetti
invitati. Il termine complessità, al di là dei tanti significati,
rimanda, in questo contesto, ad una serie di implicazioni che hanno come
finalità la costruzione dell’abitare, ossia la realizzazione
di un ambiente urbano o di un paesaggio e della loro eventuale trasformazione
attraverso una verifica sensibile ai problemi dell’esistenza.
I processi di innovazione, soprattutto sotto l’aspetto tecnologico
e di linguaggio, danno vita a processi di superamento precoci, richiedendo
strategie e metodologie che chiamano in causa i paradigmi della contemporaneità,
della sostenibilità e del costruire.
In un certo senso, i processi innovativi legati alla sola tecnologia sbilanciano
l’idea centrale del progetto troppo verso il comfort, data la rapidità
stessa dell’obsolescenza dei materiali e delle loro tecniche di
messe in opera rispetto, ad esempio, ai ruoli di altre componenti della
progettazione, distribuzione, struttura, contesto.
Infatti, sotto questo profilo, l’acquisizione dell’involucro
edilizio come risparmiatore/produttore di energia va verificata non a
livello della micro o della macro scala, ma nel complesso del paradigma
energetico: ci si può domandare quanto costa, e non solo in termini
economici, ma di clima, di inquinamento, di consumo energetico, di impatto,
produrre tale involucro? Questa considerazione tira in ballo almeno un
altro paradigma, quello sociale, e quindi l’idea di non poter pensare
di costruire un’architettura forte di un modello di ricerca a senso
unico, promossa e usufruita solo dalle grandi multinazionali, senza tener
conto che il problema della sostenibilità e dell’ambiente
riguarda tutte le fasce sociali, anzi, riguarda l’umanità
nel suo insieme.
La complessità, che si fonda proprio nell’opporsi ad una
teoria forte e che, nello scorso secolo, ha messo in crisi il riduzionismo
e il determinismo, cerca come prospettiva di ricomporre il rapporto tra
l’ambiente e il territorio, ossia tra la natura biologica dell’uomo
e la sua storia in termini di mente e di civiltà, e può
diventare un aiuto sul come progettare per il futuro: attraverso la complessità
si possono governare i processi trasformativi dell’ambiente.
Il termine responsabilità è correlato, per quanto affermato
sinora, a quello della complessità e chiama in causa la figura
dell’architetto come responsabile delle profonde modificazioni ambientali.
L’architetto ha il dovere, nel progettare, di guardare all’insieme
e non alla frammentazione degli interventi perché questa non affronta
le problematiche nel loro insieme, per cui l’architetto non può
essere troppo autoreferenziale.
Occorre guardare l’architettura con la consapevolezza del momento
particolare che stiamo vivendo, guardarla più come ad un organismo
che come a una scatola vuota, con le radici che affondano nell’ascolto,
e guardare ancora una volta alle esigenze e alle necessità dell’uomo,
se vogliamo davvero migliorarne la sua vita sulla Terra, cercando di superare
una volta per tutte i conflitti che a volte può creare l’innovazione
tout court.
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In basso: concorso per la nuova sede
Ater di Frosinone (progetto vincitore ex-aequo) -
Progetto: G. Priori (capogruppo),
Roberto Palombi, Dino
Cocco, Lorenzo Cocco, Federica Del Foco.
Collaboratori: Michele Morrone, Mariano Calabrese, Marcello Silvestre. |
In alto: concorso internazionale
“Menoèpiù3”, Roma 2007 -
Progetto: G. Priori (capogruppo), G. Seminario (Project manager),
R. Sinisi (Bioclimatica),
P. Zazzarino, G. M. Ronga, F. Rega.
Consulenti: G. Avano, G. Marotta, B. Picone. |
For the first time Italy is hosting and organizing
the UIA international congress. Along with this event an architecture
exhibit that has “Contemporary project complexity for a responsible
architecture” as it’s theme has been organized accompanied
by this catalogue. The points of view on architecture are different, for
guest architects, as of course their inclination and aspiration towards
their occupation, because of the multiplicity in opportunities and the
distinctive features of the places in which they have carried out their
job. The title of the exhibit, along with the word “project”,
contains another two: “complexity” and “responsible”.
It’s important to stop and analyze these two words as they characterize
the way projects are done at the beginning of the third millennium and
can help as a way to interpret the heterogeneity of the philosophy of
guest architects.
The term “complexity”, a part from the other meanings, in
this particular context contains the meaning of a series of implications
which have as their final objective that of constructing the possibility
to inhabit. This means to achieve an urban environment or a scenery and
their possible transformation through a sensible verification of living
problems. The innovation processes, under the technologic and linguistic
aspects especially, originate premature overtaking processes, and require
strategies and methodologies that summon the paradigms of contemporaneity,
sustainability and of building.
In some way the innovative processes linked to technology only, off balance
the central idea of the project towards well-being because of the rapidity
of material’s obsolescence and their installation techniques, as
opposed, for example, to the roles of other components designing, distribution,
structure, context. Under this aspect, in fact, the acquisition of the
building covering as an energy saver/producer must be verified not at
a micro o macro scale level, but referring to the whole energetic paradigm:
one can ask what is the cost in producing that covering, not only economically
speaking, but also in reference to climate, pollution, energetic consumption,
impact? This thought calls for another paradigm at least, the social one,
and, consequently, the idea of not thinking of building an architecture
as something that has its strength in a one-way research, promoted and
used only by big multinational corporations, without taking in account
that the sustainability and environmental issue regards each social bracket,
but that it concerns humanity in its whole. Complexity, founded on opposition
to a strong theory that, in the past century, threatened reductionism
and determinism, seeks as a perspective to reunite the relation between
environment and territory, that is between man’s biological nature
and his history, in terms of mind and civilization, and may aid designing
for the future: through complexity the transformation processes in the
environment can be managed.
The term responsibility is linked to complexity and summons up the architecture
figure as responsible for the deep environmental changes. The architect
has the duty, in designing, to look at the whole and not at the fragmentation
of the interventions, because this doesn’t confront itself with
the totality of the issues, where the architect cannot be too self-referential.
We need to look at architecture with the awareness of the peculiar moment
we’re living, envision it more as an organism than an empty box,
with its roots anchored in listening, and look to, once more, the needs
and necessities of man if we truly want to improve his life on Earth,
trying to surpass once and for all the conflicts that innovation tout
court may create.
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