La
Chiesa non è una realtà statica e, conseguentemente,
le chiese non sono realtà
immutabili ma architetture in continua metamorfosi. Il Concilio
Vaticano II ha promosso
un radicale rinnovamento della cultura e della prassi ecclesiale;
la costituzione
conciliare che ne è scaturita ha fornito uno straordinario
impulso alla ricerca di un
rinnovato modo di "edificare la chiesa", il quale fonda
significativamente le proprie
radici negli inizi della storia dell'edificio cristiano.
Oggi, a mezzo secolo di distanza dalle fase di sperimentazione
e superata la successiva
fase di preoccupante stasi, la cultura del progetto sta crescendo
anche grazie
alla formazione disciplinare e all'affermazione del necessario
dialogo tra le discipline
coinvolte nel processo progettuale. Attività che richiede
un sempre maggiore affinamento culturale e tecnico, ovvero disponibilità
all'ascolto e capacità di interazione
tra i diversi saperi, nonché strumenti operativi adeguati.
Su questi temi ci si intende confrontare, a partire da una lettura
critica del recente
passato, in modo che la ricerca maturata possa essere giudicata,
accolta o anche rifiutata, ma non resti ignorata costringendo
ad un faticoso ricominciare sempre daccapo.
Dalle chiese del dopoguerra, da quelle del “laboratorio
bolognese” del cardinale
Lercaro alle chiese della ricostruzione della diocesi di Colonia,
nelle quali con
intensità si è manifestata la rinnovata visione
della Chiesa, si intende partire, “per il
bisogno della liturgia di trovare un suo spazio e dell'architettura
di trovare un suo tema”. |