FARE PENSARE

Dalle vetrate istoriate alla scultura

Dalle vetrate istoriate alla scultura

“…Arte e Creazione”, credo che in queste due parole vi siano contenuti tutti i segreti di una “spinta – forza” tendente a collegare e ad unire l’uomo a Dio; qualunque esso sia. Poi, credo che gli strumenti e le capacità che consentono agli uomini di oggettivare concretizzando il “collegamento” e di poter dunque accedere ad un linguaggio capace di trasmettere e tramandare il racconto a “tempi altri” a tutti i tempi possibili, siano il mezzo, il vettore del reale contatto col divino e con lo stesso uomo. La condizione apparentemente precaria, tipica del viaggiatore, consente tappe di ristoro, di pausa. Momenti di sospensione nei quali il viaggiatore opera per sintesi e ripercorre a ritroso il già fatto e pre-organizza il da fare. E’ questo “da fare”, che si legittima sull’analisi puntuale del già avvenuto, del già fatto. Il
tutto in una sorta di ricognizione fondante lo stesso essere viaggiatore al di là del tempo, di ogni tempo possibile.
Altresì sono convinto che il maestro Albano Poli, artista- viaggiatore, colto accademico ed esecutore capace della “Creazione”, gli strumenti del linguaggio espressivo li possegga davvero tutti e che con eccellente virtuosismo li adoperi rendendosi libero di fluttuare nel mare dell’idea ispiratrice e di coglierne i frutti per poi trasporli trapassando il progetto ed alleandosi da vero maestro con gli elementi che gli consentono di creare il “vuoto” per dar vita al “pieno”
all’opera d’Arte. Egli di fatto si allea col fuoco, con la terra, con l’acqua e in un serrato dialogo plasma la materia e si fa tramite per tutti noi della creazione artistica.

Tema delle vetrate: la guerra, la pace, santa Chiara.
Monastero S. Chiara a Napoli.
Crocefisso, fusione cera persa in
bronzo. Istituto Suore Luigine a Parma.

Rispettando accanitamente ogni regola metrico- compositiva da onesto accademico di prim’ordine, egli ci dimostra che il vettore per questo viaggio dell’incantamento è sì la capacità d’uso e la conoscenza degli strumenti e delle tecniche, ma legittimante al viaggio è e rimane l’idea. Osservando i lavori del Maestro Poli che interagiscono costantemente con il “luogo” che li accoglie, mi accorgevo che “…mi muovevo in una realtà nuova, che diventava dialettica, un’imminenza in cui io percepivo attiva la trascendenza.
Oh divina idea, in te il tutto non è semplicemente la somma delle parti, è molto, molto più di questo. Non una somma di parti, ma una perfetta simbiosi organizzata di elementi in mutua relazione. Innestati gli uni agli altri in una unità indivisibile. Principio stesso dell’unità formale e dunque dell’Opera d’Arte”. Così come il “pieno ed il vuoto”, il suo “contenente e contenuto”, ci guida a quel ritmo, a quella musica segreta, che lega ogni cosa e che scandisce l’amore per l’Arte oltre il tempo e la storia, oltre la passione e la natura. Ed ecco apparire le opere del Maestro Poli, dal fuoco al ferro, al bronzo, dalla terra al vetro. Dallo schizzo al progetto. Dall’idea all’opera. Egli, movendosi liberamente attraverso i mondi dell’anima e dell’Arte produce l’Opera ed il suo contesto in una sorta di continuità da capogiro capace di trasportare il fruitore dentro e fuori l’Opera stessa.

Stazione Via Crucis, intarsio marmo e
pietra. Istituto S. Camillo a Venezia.
Tabernacolo, fusione cera persa in bronzo.
Chiesa S. Maria alla Porta a Lecce.

Questa capacità Berniniana più che barocca, ci riporta con estrema facilità a quello stesso incantamento che si prova avvicinandosi “all’Estasi di Santa Teresa”. Egli, capace esecutore possiede il genio che lo legittima e lo eleva al rango di vero Maestro e Artista capace anche di commuovere. Ogni sua Opera, interagendo con il contesto che la ospita, pone all’Artista l’obbligo di pensare anche ad esso per adattarlo e renderlo partecipe a quell’evento che dialogando con l’intimo di ogni uomo si pone al centro di una vita impegnata per l’Arte. Il Maestro Poli dunque incarna quell’Artista capace di raccontarci “emozioni” utilizzando i più idonei linguaggi espressivi. E se ciò non bastasse, egli, magicamente, in una sorta di giuoco circense li abbina e combina trascinandoci inesorabilmente al reale incantamento.

Alessandro S. Carone

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