FARE

Dalla pietra, l’acqua


DA UN MONASTERO ALTOMEDIEVALE, VICINO A BRESCIA, NATO SU UNA PREESISTENTE COSTRUZIONE RISALENTE ALL’EPOCA IMPERIALE ROMANA E SUCCESSIVAMENTE EVOLUTOSI FINO AL SETTECENTO, CON UN’ATTENTA OPERA DI RESTAURO È STATO RICAVATO UN COMPLESSO IN PARTE RESIDENZIALE E IN PARTE DESTINATO AL CENTRO TERMALE E BENESSERE VITA&SPA

Servizio di Caterina Parrello e Roberto Summer, architetti

La storia di questo complesso architettonico, nella campagna appena fuori Brescia, è ricca e articolata: se infatti la maggior parte di esso è un convento monastico dell’ordine di Vallombrosa risalente al XIº secolo, ha nello stesso tempo radici che risalgono a quasi 1000 anni prima e un’evoluzione successiva che arriva fino al Settecento. Non c’è dubbio,
infatti, che il nucleo fondamentale degli edifici, come li vediamo oggi, è quello del monastero: ma nel corso dei lavori, mentre si stava scavando il terreno per posizionarvi la piscina esterna, è stato ritrovato un pavimento a mosaico di notevole bellezza e importanza. Gli studi effettuati successivamente dalla Sovrintendenza hanno permesso di stabilire
che con tutta probabilità il mosaico apparteneva alla pavimentazione del porticato di una villa romana di epoca imperiale (la datazione può essere fatta risalire a un’epoca compresa tra il primo e il terzo secolo dopo Cristo) e la qualità dell’opera musiva sta a testimoniare la bellezza e la qualità di un edificio di vaste dimensioni, in linea con altre rivelazioni della Brescia romana. Se dunque il complesso monastico si basa sull’impianto architettonico dell’epoca della Roma imperiale, ha un’architettura soprattutto altomedievale con una notevole influenza romanica; ma, come tutti gli edifici di notevole importanza, subisce anche una marcata evoluzione.

Infatti, abbandonata la funzione di monastero, col declinare dell’ordine dei Benedettini che ne avevano preso possesso, fu sconsacrato e trasformato in un grande centro agricolo dotato di una casa padronale e di altri edifici rustici, tra cui delle grandi stalle monumentali caratterizzate da bei colonnati di pietra. Con l’uso agricolo, compaiono delle naturali
evoluzioni architettoniche di cui rimangono segni in strutture tardo gotiche, rinascimentali, barocche e settecentesche.

COLONNE
MONUMENTALI

Nella pagina accanto possiamo ammirare la grande sala delle terme collocata in una delle ex stalle monumentali (l’altra ospita una grande piscina per il massaggio Watsu), le cui colonne ritmano lo spazio e scandiscono le tappe del percorso relax, concepito come un rito di purificazione: prima il Tepidarium, ambiente leggermente umido con panche di marmo riscaldate, in cui si pratica la pulizia della pelle con argilla, sale, alghe, frutta o zucchero; poi il Calidarium, stanza satura di vapore per tonificare e rilassare; infine l’Onda Leg, un passaggio ritmico in acque calde e fredde arricchite con estratti vegetali secondo il metodo dell’abate Kneipp. Si notino sui lati le fontane d’epoca scavate nella pietra.
In questa pagina vediamo dall’alto rispettivamente la pianta del primo piano e quella del piano terra, con le loro articolazioni, nel primo caso della residenza e nel secondo caso degli spazi collettivi.

L’architetto Ferruccio Franzoia nasce a Feltre nel 1936, ove tuttora risiede, e si laurea in architettura a Venezia; è ispettore onorario della Sovrintendenza ai beni archeologici del Veneto e del Friuli dal 1970; partecipa al comitato di coordinamento per il recupero delle opere d’arte danneggiate dal sisma del Friuli nel 1976; dal 1978 al 1980 è consulente della Regione Lombardia per il servizio beni ambientali; è particolarmente attivo nel restauro architettonico di edifici storici quali i palazzi Bilesimo e Bellati-Villabruna, a Feltre, i palazzi Contarini, Albrizzi, Lezze, Barnabò a Venezia, la fondazione culturale Leonardo Sciascia a Racalmuto; nella progettazione di strutture museali come l’area archeologica della cattedrale col museo archeologico sotterraneo, il museo civico, il recupero e l’allestimento delle gallerie d’arte moderna e antica, a Feltre, il Castello e la pinacoteca Tosio Martinengo a Brescia, il museo della Civiltà Punica a Mozia (TP), il Castello di Enn (TN); nel recupero di complessi architettonici di interesse ambientale, quali il nucleo agricolo di Pezzol (BL), la villa Omodeo alle Posteghe di Polpenazze del Garda e il complesso raffigurato in queste pagine.

IL RESTAURO

Dopo un lungo periodo di abbandono, il complesso è stato attentamente recuperato, ma con un uso completamente
diverso, essendo ormai improponibili sia la prima destinazione monastica sia l’ultima (in ordine di tempo) funzione agricola: una parte è stata destinata alla residenza e un’altra a centro termale.
Il dilemma a cui si è trovato di fronte l’architetto Ferruccio Franzoia è stato quello di conciliare il più possibile l’impianto architettonico così come era arrivato ai giorni nostri con le funzioni d’uso stabilite: con un sapiente lavoro di recupero architettonico ha cercato di riprodurre la semplicità e l’essenzialità di uno spazio la cui rinnovata sacralità si lega alla nuova destinazione d’uso. La residenza è stata collocata nelle parti che già erano destinate a tale uso, sia durante la
presenza dei monaci sia soprattutto quando si praticava l’agricoltura, mentre il ristorante ha trovato la naturale collocazione dove si trovava il refettorio del monastero; le stalle monumentali, che risalivano al Seicento e al Settecento, hanno trovato degna destinazione a centro termale e benessere.
Il mosaico di epoca romana è stato racchiuso in un edificio, che lo protegge e ne permette la visita, il cui tetto è stato adibito a solarium, mentre la piscina che originariamente doveva sorgere dove si trova il mosaico è stata spostata nelle vicinanze.
Metodologicamente si è provveduto prima ad un attento restauro statico di tutte le strutture, alcune delle quali peraltro (quelli di pietra) erano ancora in buone condizioni portanti, anche se hanno richiesto un consolidamento.
Ogni pietra è stata smontata, lavata e ricollocata con attenzione certosina perché non perdesse significato e ben si integrasse con le più moderne strutture.
Quindi si è proceduto a un minuzioso restauro conservativo che ha riportato in luce tutta la bellezza degli antichi spazi architettonici.
Infine si sono aggiunti pochissimi interventi di nuova edificazione, che si inserissero discretamente nell’involucro architettonico preesistente.

I MATERIALI

Particolare è stata la cura nella loro scelta, avendo a cuore soprattutto la coerenza con quelli antichi e la massima
sobrietà, ma anche con un occhio di riguardo all’assoluta naturalità: ad esempio, per i pavimenti è stata scelta la pietra Veselye Unito Satinato (tutti i materiali lapidei sono forniti da Margraf), proveniente dall’Istria e di particolare gentilezza
d’aspetto, mentre per la grande fontana che si trova all’estremità del grande locale termale, a conclusione del percorso benessere, si è adottato uno stupendo alabastro persiano a macchia aperta, che con la sua qualità materica realizza una sobria decorazione di grande fascino. Ma anche l’acqua, appropriatamente, è impiegata come materia costruttiva, che riflette la luce e la moltiplica, che diventa percorso spaziale, che dialoga con i volumi di pietra e ne raddoppia l’effetto essenziale o decorativo, che costituisce una trama architettonica unificante.

SFUMATURE DI PIETRA

In queste due pagine possiamo concentrare la nostra attenzione sulla grande fontana che si trova all’estremità del vasto salone termale: il suo grande effetto decorativo e scenografico è unicamente affidato alla spettacolare bellezza delle venature delle grandi lastre di alabastro persiano (come tutti gli altri materiali lapidei utilizzati nel restauro e nella
ristrutturazione di questo complesso, è fornito da Margraf), perfettamente bilanciato dalla sobria gentilezza della pietra Veselye Unito Satinato proveniente dall’Istria, che riveste tutte le superfici orizzontali; di grande essenzialità il design degli ugelli da cui esce l’acqua e particolarmente curata l’illuminazione, che se da un lato enfatizza l’acqua con toni azzurri marini, dall’altro accentua le tonalità calde dell’alabastro.

TAGLIO D’ACQUA
Nella pagina accanto in alto vediamo uno scorcio del porticato destinato a zona intermedia tra i diversi trattamenti: è sempre pavimentato con la stessa pietra d’Istria per dare un’uniformità materica a tutto il complesso e ben si sposa alle pareti di mattoni d’epoca: si notino gli antichi abbeveratoi di pietra perfettamente recuperati e reinseriti in un nuovo contesto funzionale. Nella stessa pagina in basso vediamo un corridoio vetrato che si affaccia sul cortile interno e fa da percorso per le varie zone termali. In questa pagina possiamo vedere il cortile interno a tutto il complesso, visto dall’alto e dal loggiato superiore: è caratterizzato dalla pavimentazione in selciato, Rosso Asiago graffiato, separato da doghe di Bianco Perlino levigato, e dal taglio formato dalla vasca d’acqua che come una lama divide e come uno specchio riflette, in sintonia con l’architettura di pietra.

MOSAICO ROMANO E PIETRE MEDIOEVALI
Nella pagina accanto vediamo in alto la facciata interna del complesso oggi così ben restaurato e in basso l’edificio creato per ospitare il mosaico.
In questa pagina a sinistra particolare del portale con lunetta affrescata (il battente originario, scomparso, è stato sostituito da un muro e da una sottile finestra): sopra una fontana di pietra medievale; in alto il bellissimo mosaico di epoca imperiale romana protetto dal nuovo corpo edilizio.

 

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