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piccola cucina di questa casa, biancheggiante di ceramica, dove per praticità,
lavello e focolare hanno lasciato il posto a moderni elettrodomestici
incassati in muratura, la padrona di casa sforna vasetti di marmellata
che saranno serviti, con il pane fresco, nelle ricche colazioni sotto
il portico.
Servizio di: Maria Luisa Bonivento
Foto di: Tiziano Canu
Quando si percorre, in auto o in moto, la strada bianca
serpeggiante che, tra Aggius e Tempio Pausania, porta a questo “Stazzu”,
non ci si immagina in quale paradiso si stia per arrivare. La denominazione
agriturismo è un termine alquanto vago che potrebbe nascondere
realtà assai diverse: un luogo creato ex-novo a scopi turistici
e quindi con radici culturali poco profonde o, d’altro canto, una
realtà agricola tradizionale con un concetto di ospitalità
turistica di troppo recente acquisizione. In questo caso, invece, l’ospitalità
è squisita e la tradizione trabocca da ogni pietra. I trecento
ettari che formano la proprietà, splendidi da percorrere a cavallo,
appartengono alla famiglia di Gianfranco Serra, il cui nome ricorda
una lontana origine spagnola. Nonostante la vastità del possedimento,
che si percorre a bordo di una modernissima jeep, l’allevamento
del bestiame, ovini, suini, bovini, oltre che pollame e conigli, ha modi
e tempi ancora volutamente
artigianali, come l’agricoltura e la coltivazione della vite. Nella
piccola cucina, biancheggiante di ceramica, dove per praticità,
lavello e focolare hanno lasciato il posto a moderni elettrodomestici
incassati in muratura, la padrona di casa sforna vasetti di marmellata
che saranno serviti, con il pane fresco, nelle ricche colazioni sotto
il portico.
La linda cucina privata del proprietario
dello Stazzu, è l’unico angolo moderno della casa.
Altrove, fuori e spesso anche all’interno, domina il muro a secco.
| Lo stazzo sardo (Lu stazzu)
Lo stazzo é un insediamento rurale
tipico principalmente della gallura (stazzu), nel nord sardegna
e della corsica ma presente, seppur con utilizzi diversi in gran
parte del meridione d'italia. Il termine "stazzo" deriva
dal latino "statio", stazione, luogo di sosta è
ha rappresentato in gallura il fulcro della vita rurale di migliaia
di pastori-agricoltori per centinaia di anni.
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Indica contemporaneamente l'azienda contadina e la costruzione
in cui abita il proprietario ed è costituito da un'abitazione
di forma grossomodo rettangolare costituita da blocchi di granito
e all'interno suddivisa in massimo due ambienti ma più
spesso da un monolocale. All'esterno era spesso annesso il forno
(lu furru) ed un piccolo magazzino (lu pinnenti).un'insieme
di stazzi formavano la cussorgia (la cussogghja), un'entità
geografica e sociale unita da vincoli molto forti di amicizia
e collaborazione. |
Le ricette
tipiche
I papassini
Ingredienti: 1 kg di farina, 400gr. Di zucchero,
250 gr. Di strutto, 5 uova, 400 gr. Di uvetta sultanina, mandorle
e noci tritate a piacere, scorza di limone grattugiata.
Procedimento: si sistema la farina a fontana sul
tavolo, si mettono al centro le uova e lo zucchero e si lavorano,
quindi si aggiungono tutti gli altri ingredienti. Dall'impasto ottenuto
si staccano poco per volta, dei pezzi di pasta, si appiattiscono
con le mani o con un mattarello ("cannoni") e se ne ricavano
dei rombi che si sistemano in una teglia. S'infornano finchè
assumono una leggera colorazione dorata e una volta freddi si decorano
con una glassa bianca.
Curiosità: questo dolce viene preparato
in occasione delle festività natalizie. Anticamente tutti
i dolci si cuocevano nel forno a legna; successivamente si decoravano
con una glassa chiamata "cappa".
La cappa si ottiene montando l'albume di un uovo a cui si aggiunge,
poco per volta, uno sciroppo ottenuto facendo bollire un bicchiere
d'acqua insieme a due di zucchero finchè non si ottenga un
liquido denso.per la decorazione dei dolci, che era un passatempo
divertente, occorreva molto tempo e le donne si riunivano a "incappà"
li papassini anche di notte.
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Fave, carciofini, cornetti si trasformano in sottaceti
che accompagnano antipasti con pezzetti di pecorino, olive nere e lardo
prodotto nella fattoria. Un menu ricchissimo, con portate una più
buona e inaspettata dell’altra, sono servite nell’intima sala
da pranzo riscaldata, nelle mezze stagioni, dal fuoco che scoppietta nel
vecchio camino in pietra a secco, sormontato dalla mensola in ormai raro
legno di ginepro. Quando, seduti su solide sedie di campagna, si gustano
zuppa gallurese, gnocchetti, ravioli di ricotta, porcetto al forno, sembra
di essere trasportati in un piacevole mondo di sapori antichi.
As one drives along the white winding road which, between
Aggius and Tempio Pausania, leads to this 'stazzu', one does not imagine
the kind of Paradise one is about to enter. The term 'holiday farm' is
vague enough to include very different realities under its heading: a
new site built for tourism and therefore with few cultural roots, or on
the other hand, a newly acquired traditional farmstead that welcomes tourists.
In this case, however, hospitality is exquisite and tradition
oozes out of every stone. The three hundred hectares of property, wonderful
for horse rides, belong to the family of Gianfranco Serra, whose name
is of distant Spanish origin. Despite the vastness of the estate (you
need a jeep to travel across it), cattle farming is still managed according
to the pace and customs of the past, likewise the cultivation of the vines.
In the small kitchen, covered in white tiles, where for practical purposes
the washbasin and stove have made
way for modern built-in household appliances, the landlady produces her
own jam, which is served with fresh bread for a wholesome breakfast underneath
the gazebo. Pickled broad beans, artichokes, and French beans accompany
appetizers with pieces of pecorino cheese, black olives, and lard produced
on the farm. A very rich menu, each course more tasty and unexpected than
the last, is served in the warm and cozy living room in Spring and Autumn,
the dry-stone fire crackling
away with its rare juniper wood mantelpiece. When, seated on sturdy country
chairs, one tastes zuppa gallurese, gnocchetti, ricotta ravioli, or roast
pork, the impression is that of taking a step back in time.
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