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di Stefano Cappello
La storia della pasta ha inizio circa 7000
anni fa, con l’abbandono della vita nomade e l’inizio dell’agricoltura.
E' in quel tempo che la storia dell'uomo si sposa con quella del grano
e con il grano ha inizio la storia della pasta. Di raccolto in raccolto,
di generazione in generazione, l'uomo ha imparato a lavorare sempre meglio
il grano macinandolo, impastandolo con acqua, spianandolo in impasti sottili
cuocendolo su pietra rovente. Molti secoli prima La storia della pasta
è molto lunga e nasce con la scoperta del grano.La prima vera capitale
mediterranea fu Palermo,e la sua commercializzazione ebbe talmente successo,
che a Roma Urbano VIII dovette intervenire con una bolla papale, per regolamentare
la nascita delle botteghe dei vermicellai.
1. Pulcinella Mangiamaccheroni in una
figurina in ceramica realizzata dal pastificio Voiello di Torre Annunziata.
2. Un’edizione del 1698 del poemetto “Discendenza e nobiltà dei maccaroni”,
di Francesco Lemene, pubblicato a Modena nel 1654.
3. Una Bottega di Vermicellai di inizio secolo.
4. Il marchio Barilla, depositato il 17 Giugno 1910 ed impiegato
fino alle soglie degli anni Trenta, in diverse combinazioni grafiche.
5. Il calendario Barilla 1923, illustrato dalla pittrice Emma Bonazzi
che adotta il linguaggio Klimtiano e le implicazioni simboliche della
Secessione Viennese. Nella raffigurazione: Cerere, dea delle messi e della
fecondità, espressa attraverso precisi riferimenti al Dèco.
6. Alberto Sordi in “Un americano a Roma” di Steno, 1954.
Considerando che Marco Polo tornò dalla Cina nel 1295 possiamo, con
certezza, sfatare la leggenda che sia stato lui ad introdurre gli spaghetti
in Italia (quelli conosciuti in Cina, peraltro, poco avevano a che vedere
con quelli di grano duro tipici del nostro paese). Furono, comunque, gli
Arabi, per primi, ad essiccare la pasta, per destinarla ad una lunga conservazione,
utile per i lunghi viaggi nel deserto. Il più antico documento esistente
sull’argomento è il libro di cucina di 'Ibn 'al Mibrad (IX sec), dove
la pasta appare come un piatto comunissimo tra le tribù beduine e berbere,
ancor oggi conosciuto in Siria e in Libano, col nome di rista, cioè maccheroni
essiccati e conditi in vario modo. Bartolomeo Sacchi, storiografo e prefetto
della Biblioteca Vaticana, scrisse nel 1474 un ricettario noto col titolo
abbreviato “De Honesta Voluptate”, in cui si accenna all'essiccazione
per conservare la pasta: "Desicata al sole tale vivanda durarà per duo
et etiam tre anni”. Il clima secco e ventilato della Liguria, della Sicilia
e della Campania favorirono la produzione della pasta, che per secoli
venne lasciata essiccare tramite semplice esposizione all'aria. A Roma
le botteghe dei vermicellai erano così tante che Urbano VII, nel 1641,
emanò una bolla papale che impose a 24 metri la distanza tra un negozio
e l’altro. Il condimento della pasta era il formaggio solo alla fine dell’ottocento
fece la sua apparizione il mitico "sposo" della pasta, il pomodoro; che
arrivò in Italia dal Perù nel 1554, ma la coltivazione su larga scala
ebbe inizio solo nel XVII secolo. L'impasto veniva effettuato con i piedi,
metodo utilizzato fino a quando Ferdinando II, re delle Due Sicilie tra
il 1830 e il 1859, incaricò lo scienziato Cesare Spadaccini di inventare
un processo meccanico. I primi torchi idraulici comparvero intorno al
1870 e la prima macchina in grado di eseguire tutte le parti del processo
produttivo fu brevettata nel 1933. La produzione è sempre stata variegata
nelle forme dai maccheroni agli occhi di lupo, dalle avemarie ai paternoster,
dai radiatori ai dischi volanti dalle orecchiette alle farfalle... etc,
la pasta si fa “architettura per la bocca” e storia di usi e costumi del
quotidiano.
Attrezzi artigianali per la preparazione della pasta: una pressa forata
per ottenere i “vermicelli”, rotelle di varie misure, stampini e una piccola
pressa a braccia con trafila in bronzo.
Una confezione "storica" della Barilla
Il processo
di trasformazione
MACINAZIONE: il frumento viene portato al mulino per essere
dapprima setacciato, ripulito dalle impurità del raccolto, poi macinato
per ottenere semole delle migliori qualità.
IMPASTO E GRAMOLATURA: la semola di grano duro viene impastata
con acqua purissima. In questo modo l’amido e le proteine si legano all’acqua
ed inizia a formarsi il glutine, una rete proteica che lega i granuli
d’amido idratati. Con la successiva fase della gramolatura, l’impasto
ben lavorato diventa omogeneo ed elastico.
TRAFILATURA: l’impasto viene, quindi, spinto attraverso le trafile,
che determinano la forma prescelta. Il processo non è ancora terminato,
perché l’impasto contiene ancora troppa acqua: circa il 30% del suo peso.
In queste condizioni il prodotto non potrebbe essere conservato. Entrano
in funzione, a questo punto, le tecnologie dell’essiccamento.
ESSICCAMENTO: questo processo ha una durata che varia in funzione
del tipo di pasta che deve essere prodotto. E’ questo il momento più delicato
di tutto il ciclo produttivo. La pasta viene ventilata più volte con aria
calda. A mano a mano che l’umidità affiora, viene eliminata. La legislazione
in materia è molto precisa, l’umidità finale non deve essere superiore
al 12,5%.
RAFFREDDAMENTO E CONFEZIONAMENTO: l’elemento finale dell’essiccatoio
è il raffreddatore che provvede a portare a temperatura ambiente la pasta
ancora a temperatura d’essiccatoio. A questo punto, non resta che la fase
di confezionamento, negli astucci di cartone o nei sacchetti trasparenti,
che hanno la funzione sia di proteggere il prodotto da contaminazioni
che possono essere causate da agenti esterni che di presentare il prodotto
in modo tale da fornire un’adeguata informazione all’acquirente o consumatore.
Pasta senza frontiere
Curiosità di Silvia Fissore
La pasta resta indiscutibilmente il piatto più conosciuto e consumato
in tutto il mondo, al punto che il 25 Ottobre 1998 le è stato dedicato
il primo WORLD PASTA DAY, una celebrazione che ha coinvolto Paesi come
Germania, USA, Messico, Turchia, Giappone. Insomma, dal Nord America,
all’Europa, fino all’Estremo Oriente, la pasta ha trionfato come alimento
globale per eccellenza: quello che più di ogni altro è riuscito a conciliare
tradizioni e culture diverse. Ma quali le ragioni di questo successo?
Secondo 4 maestri della cucina internazionale, Pierre Troisgros, Hans
Winkler, Ferran Adrià e Gianfranco Vissani, il segreto della pasta risiede
nella sua economicità. Senza scordare la sua incredibile versatilità culinaria
che permette alla creatività di sbizzarrirsi nella realizzazione di ricette
sempre nuove e golose, di gran resa ed effetto.
Pasta & dintorni
La trafilatura migliore, che conserva inalterati gusto e qualità nutrizionali
del prodotto, é quella realizzata ancora con trafile di bronzo. A New
York, é stato conferito il primo premio “Qualità” all’antico pastificio
Benedetto Cavalieri, uno dei pionieri nell’introduzione della pasta negli
U.S.A. Pentola, scolapasta, aglio e peperoncino sono entrati di diritto
nelle cambuse delle barche da regata, quali la nostra celeberrima “Luna
Rossa”, che tra i suoi sponsor annoverava perfino un’azienda produttrice
di pasta. I tecnici del Centro di Medicina dello Sport del Coni, confermando
la piena congruità di una dieta a base di carboidrati con la pratica sportiva
in genere, hanno determinato una dieta tipo da velista che includa almeno
un 60% di carboidrati. La necessità pratica di prevedere cibi in cambusa
che gartantiscano questo apporto e abbiano, insieme, caratteristiche di
facile stoccaggio (visti gli spazi ridotti) e di facile preparazione,
ha eletto la pasta “alimento ideale” del velista.
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