ARCHITETTURA PENSARE

Crogiolo di Santità

IL SANTUARIO DI S. FRANCESCO DI PAOLA IN CALABRIA

Nuovo e l’antico: in primo piano lo storico tempietto della Fornace e i resti dell’acquedotto che scendeva dal monte.In alto, prospetto verso ovest, verso l’antico santuario che occupa una posizione un poco ribassata lungo il declivio. Il portale, con bassorilievi e statua di P. Borghi, è collocato all’estremità del lungo edificio, costruito sullo spiazzo ottenuto con uno sbancamento del terreno che è in forte pendenza.

Nasce in un luogo denso di memorie, questa nuova basilica del Santuario di San Francesco di Paola, progettata da Sandro Benedetti. C’è la precedente chiesa quattrocentesca, la “Fornace”, la “Cucchiarella”: i luoghi dei primi miracoli del santo. C’è la particolare conformazione del sito, il pendio del monte. C’è il grande flusso di fedeli. Tutti aspetti che sono stati assunti come “caratteristiche” del nuovo organismo architettonico, conformato ad aula sviluppata in lunghezza, sorta di grande “transetto” della chiesa quattrocentesca, a forma di “nave”, ampia al centro, stretta alle estremità.
La nuova basilica si articola su un doppio allineamento di pilastri che si allargano verso il grande presbiterio al centro dell’aula. I pilastri scandiscono a campate la copertura, costituita da un sistema di crociere a nervature incrociate, dal cui centro svetta un "tibuterio di luce". Questo lemento triangolare è il cardine dell’edificio: ne evidenzia la volumetria, ne accentua la simbolicità ed è il luogo da cui si diffonde la luce. Costituisce il polo verso cui converge a ventaglio l’assemblea ed in tal modo contraddice la geometria longitudinale accentrandola. La composizione si regge su tre idee archetipiche legate al fondatore del santuario. Una evocazione dell’Archetipo della Terra reinverato dalla scelta di interrare l’edificio nuovo. Una evocazione dell’archetipo dell’acqua evocato dalla figura a nave del nuovo edificio. Una evocazione dell’archetipo del fuoco affidato alla presenza della "fornace". Quesat evocazione è affidata all’incastonamento sul fianco del complesso dell’antica cappella della fornace, cinta in alto dalla corona di prese di luce della navata minore che si presentano come "fiamme" triangolari.

Dall’eremitaggio all’architettura
Uno scritto di Giuseppe Fiorini Morosini, generale dell’ordine dei minimi
Il santuario si S. Francesco di Paola ha una lunga storia, che affonda le radici nel secolo XV, attorno agli anni 1435-1452, quando iniziò l’esperienza eremitica di Francesco Mortolilla, nato a Paola il 27 Marzo 1416 e morto a Tours il 2 Aprile 1507. Francesco tra i 15 ei 20 anni si ritirò a vita eremitica nel luogo ove ora sorge il santuario a lui dedicato. L’esperienza di solitudine durò pochissimo: la sua fama di vita segnata dal rigore della penitenza quaresimale ma anche da una decisa volontà di semplicità e carità evangelica, presto contagiò altre persone. Nacque così un movimento eremitico che pian piano si allargò ed ampliò fino a diventare un ordine religioso, chiamato Ordine dei Minimi, che ripropose una forma di vita ispirata alla penitenza evangelica. Giulio II approvò l’ultima redazione della regola originale rispetto alle altre già esistenti nella chiesa, basata sul desiderio della maggiore penitenza. L’accorrere numeroso di gente attratta dalla fama di santità, spinse Francesco a intraprendere la costruzione di una chiesetta con annesso convento. La tradizione narra che quando l’Eremita di Paola stava per cominciare la fabbrica, il suo Patrono, s. Francesco d’Assisi, da cui il romitorio e la primitiva congregazione prendevano il nome, gli apparve per tracciare un progetto di chiesa più ampio. Dopo la canonizzazione del Santo, nel 1519, la primitiva idea di una piccola chiesa cedette all’altra di creare un luogo di culto spazioso e accogliente. Pur con questa evoluzione, il luogo scelto dal Paolano per la sua vita eremitica non ha perduto il suo fascino mistico e le sue capacità di spingere all’interiorità, alla preghiera, al silenzio per coltivare un rapporto di comunione con Dio. La costruzione, che si sviluppa sulle due sponde del torrente Isca, unite da un ponte sul quale sorgono le abitazioni dei frati, sembra accogliere in un mistico abbraccio i pellegrini. La chiesa e gli edifici annessi subirono la violenza devastatrice dei Turchi il 2 luglio 1555.

Nel secolo successivo alla chiesa venne annessa una cappella dedicata al Santo. Nel 1921 il Santuario fu insignito a Benedetto XV del titolo di Basilica minore. Il desiderio di una Basilica più capiente, capace di raccogliere i numerosi devoti che accorrono a Paola, era coltivato da moltissimi anni. Ora finalmente la nuova Basilica ha visto la luce su disegno dell’architetto prof. Sandro Benedetti. La riscoperta del pellegrinaggio come esperienza di fede porta ogni anno al Santuario di Paola numerosi pellegrini; essi sentono il desiderio di partecipare alla liturgia eucaristica e di accedere con tranquillità ai sacramenti, soprattutto la riconciliazione. L’ampiezza del nuovo edificio di culto, il più grande della Calabria, gli consente di rispondere alla naturale vocazione di essere il centro spirituale della regione. Numerose manifestazioni a carattere regionale vi si svolgono già da anni; altre certamen te se ne aggiungeranno. Né si può sottovalutare l’importanza che il nuovo fabbricato (Basilica e strutture annesse) dona a Paola in quanto Casa Madre dell’Ordine dei Minimi. È a questo luogo che i figli di s. Francesco di Paola guardano, quando pensano all’irradiazione della loro spiritualità nel mondo. Ultimo aspetto da rilevare è che l’architettura e degli altri artisti che stanno lasciando in questa Basilica la loro impronta. C’è una speranza più profonda. La gente che accorreva a Paola per incontrare Francesco tornava a casa contenta per i frutti spirituali ricevuti. L’augurio è che la nuova Basilica cammini verso quegli stessi beni del primitivo, più angusto edificio.


La mostra al meeting di Rimini
Genius loci cristiano. Mistero di presenza e comunione. La nuova Basilica di San Francesco da Paola a Cosenza: è il titolo della mostra allestita a Rimini, per il Meeting dell’Amicizia tra i Popoli 2001 (curatori: Prof. M. Antonietta Crippa, Arch. M. Bellucci, Arch. D. Tripodi, collaboratori: Arch. Ferdinando Zanzottera, Lorenzo Pinetti). Nella parte introduttiva della mostra viene ripreso il concetto di genius loci conosciuto attraverso gli storici d’architettura Norberg Schultz e Frampton fino alla più recente riproposizione di “genio cristiano del luogo” del filosofo e critico d’arte Frederic Debuyst. La prima sezione tratta della storia del luogo nel quale si origina il santuario e della crescita del convento. Viene tratteggiata poi la storia della vita del Santo e della sua comunità, dei miracoli e della regola fino alla diffusione dell’Ordine nel mondo. La seconda sezione “Un laboratorio per le chiese contemporanee” riprende la questione della progettazione di nuove chiese presentando la nuova basilica di Paola nel contesto del tema dell’edificio sacro nell’Italia odier-na. Vengono qui ripresi alcuni concetti che l’architetto Benedetti pone quale fondamento teorico del suo costruire, a partire dalla sua riflessione critica sul controverso rapporto tra tendenze di accesa modernità e architettura sacra. La questione viene riproposta in termini di “memoria tra innovazione e tradizione”: di “verità dell’edificio sacro”; di “ritorno del simbolico”. In questa sezione vengono descritte ed illustrate le chiese e il seminario costruite da Benedetti nel corso della sua esperienza professionale, oltre ad una selezionata raccolta di chiese costruite in Italia e in altri paesi europei da progettisti quali Aalto, Böhm, Castiglioni, Caccia Dominioni, Gaudí, Figini e Pollini, Muratori, Makovecz, Prioleau, Schwarz…. La terza sezione propone una lettura del progetto del nuovo santuario e della sua realizzazione attraverso l’individuazione di alcune tematiche che aiutano a comprendere l’edificio rivelando le intenzioni del progettista: “Accessibilità al sito”, “la soglia”, “la chiesa a forma di nave”, “ il tiburio”. Altri temi riguardano: “la costruzione” attraverso i suoi materiali; “la luce”; “la scultura dell’eroico timoniere” e le “vetrate”.
Domenico Tripodi

 

La Ditta Bellucci Echi e Luci nasce a Martina Franca (TA) da un’intuizione di Giuseppe Bellucci che, cresciuto in una famiglia di artigiani da generazioni, avvia una nuova iniziativa imprenditoriale nel settore dell’impiantistica elettrica.
Il comm. Bellucci avvia negli anni ottanta la sua attività nel campo dell’impiantistica elettrica civile e industriale. Ben presto individua all’interno di questa attività alcuni settori di suo particolare interesse e inizia una costante e mai più interrotta formazione del personale in tali settori:

  • Illuminazione artistica e monumentale di edifici di culto anche con sistemi a basso consumo, a led e a fibra ottica
  • Amplificazione della parola con sistemi analogici e digitali per risolvere problematiche di amplificazione anche in ambienti acusticamente ostili
  • Installazione di impianti campanari e orologi a torre fornitura di nuovi sistemi campanari e orologi da torre, rifusione di antiche campane, restauro di impianti campanari e orologi a torre

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