FARE

Costruire è comunicare


Lo sport, "praticato in modo sano e armonioso" è "un mezzo per unire i popoli di culture e tradizioni diverse in modo rispettoso e pacifico". Lo ha affermato l’Arcivescovo Celestino Migliore, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, all’Assemblea Plenaria dell’ONU svoltasi a New York a inizio novembre 2007. Sono parole che richiamano uno dei motivi dominanti della seconda edizione del Premio Nazionale di Idee di Architettura "ARCHITETTURA CULTURA & SPORT" di cui in queste pagine diamo il resoconto finale, pubblicando i dieci progetti vincitori ex aequo e gli otto segnalati ex aequo. I centri parrocchiali sono stati e continuano a essere il principale motore per lo sport inteso come luogo di incontro e di dialogo, di accoglienza e di educazione civile. DI BAIO EDITORE ha organizzato il Premio insieme al Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (CNAPPC), in collaborazione con la Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa, la Conferenza Episcopale Italiana (CEI), il Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI) e SCAIS. Con tale iniziativa abbiamo voluto tramutare
un’utopia – quella di ritrovare nei centri, abitati grandi e piccoli, i luoghi di autentica intesa e scambio aperti a tutti e alla portata di tutti – in una realtà concreta, e una proposta piena di speranza. I progetti vincitori e segnalati ne sono la testimonianza: sono proposte ragionevoli, realizzabili con relativa facilità, pronte per inserirsi positivamente nel tessuto urbano per migliorarlo senza clamore, ma secondo uno spirito di servizio.

La cerimonia di beatificazione di Antonio Rosmini
nel Palazzo dello Sport di Novara.

Quello spirito che l’architettura oggi è chiamata a riconquistare, dopo i decenni che vedono, accanto a realizzazioni importanti e utili, anche tante manifestazioni eccessive: quegli esibizionismi recentemente stigmatizzati dal noto filosofo americano John Silber, membro dell’American Institute of Architects (AIA), già Rettore dell’Università di Boston come "assurdismo, tollerabile nella pittura e nella scultura, ma non nell’architettura" che è fatta per essere abitata. DI BAIO EDITORE, come è nel suo stile da sempre, ha ideato con il CNAPPC le due edizioni del Premio Nazionale di Idee di
Architettura (la prima edizione sui Sagrati d’Italia è del 2005) proprio per favorire un’architettura nuova, non gridata, ma vera: disponibile per migliorare gli ambienti per la vita di ognuno e i luoghi di incontro della società civile. Perché con interventi, magari piccoli ma essenziali, si realizzano spazi di aggregazione capaci di dare sicurezza alle persone: quella fatta non di trincee e divieti, ma di educazione e dialogo. Proprio come avviene in uno sport praticato in modo leale, secondo le regole del gioco. E siamo fieri di questo passo ulteriore compiuto per reintrodurre la chiesa nel ruolo che le spetta, al centro della città, perché la nostra civiltà europea si fonda proprio su questo.
Anche la testimonianza di S.E.R. Mons. Renato Corti, Vescovo di Novara, che pubblichiamo qui a lato, si inserisce nello spirito del Premio “ARCHITETTURA CULTURA & SPORT”: la cerimonia di beatificazione di Antonio Rosmini si è svolta quasi in modo emblematico in un luogo preposto allo sport: non possiamo evitare di pensare che Rosmini – che fece dell’educazione dei giovani una missione di vita – ne sarebbe stato felice.
Né risulta incoerente che su queste pagine venga presentato anche il Convegno Costruire bene per vivere meglio.
Gli edifici di culto nell’orizzonte della sostenibilità, della CEI, voluto in particolare dall’Ing. Don Giuseppe Russo, Responsabile del Servizio Nazionale per l’Edilizia di Culto, che avrà luogo alla Domus Pacis di Roma dal 14 al 16 aprile 2008. L’architettura sostenibile è infatti un altro argomento cruciale per la qualità della vita oggi: e che la Chiesa la faccia propria è un indice ulteriore di come anche nel campo dell’architettura essa sia maestra di vita. Già nel 2003 auspicammo questi sviluppi quando, in CHIESA OGGI architettura e comunicazione n. 60/2003, pubblicammo l’iniziativa del Vescovo di Vienna, Card. Christoph Schoenborn, di installare pannelli fotovoltaici sul suo episcopio. “Eccoci ad aprire il discorso dei pannelli fotovoltaici – scrivemmo allora – convinti che molte delle circa 120.000 chiese italiane potrebbero giovarsi di questa tecnologia”. Oggi S.E.R. Mons. Agostino Superbo, Arcivescovo di Potenza, riferisce di aver tratto dalla lettura di quelle nostre pagine lo spunto per decidere di installare anche nella sua diocesi i pannelli fotovoltaici. È un bell’esempio che conferma il ruolo cruciale della comunicazione, e del nostro impegno.

Giuseppe Maria Jonghi Lavarini, architetto

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