PENSARE

LA CONOSCENZA SI FONDA SULL’INFORMAZIONE

L’attenzione è rivolta agli architetti che sono i principali responsabili delle loro realizzazioni. Ma, per un organismo di enorme complessità simbolica quale la chiesa, il ruolo del committente è fondamentale e non delegabile. Sarebbe lezioso ricordare lo stracitato Filarete sul ruolo del committente quale “padre” dell’opera concepita dalla “madre” architetto, o il peso che ebbe Giulio II, o Sisto IV nella Roma della loro epoca. Per cui se diverse chiese contemporanee appaiono non completamente riuscite, non avrebbe senso limitarsi a richiamare la responsabilità del progettista.
Il committente ha una responsabilità enorme: la chiesa edificio è la manifestazione concreta della presenza della comunità cristiana nella città nonché uno strumento di catechesi.
Da tempo si parla di catechesi attraverso l’arte, e in fondo la biblia pauperum non era che questo, ma i poli liturgici non costituiscono forse una manifestazione visibile dell’azione liturgica anche al di fuori dell’azione stessa?
Giunge tempestiva e benvenuta la rinnovata attenzione verso la preparazione del committente, nei corsi organizzati dal Servizio Nazionale Edilizia di Culto della Conferenza Episcopale Italiana, di cui parla nel suo intervento Monsignor Giuseppe Russo, che quel Servizio dirige. Seguiremo e sosterremo tale impegno con la nostra opera di documentazione e discussione.
Un’iniziativa coerente con questa è stata lanciata dalla diocesi spagnola di Alcalá de Henares (come raccontatoci a lato da don Juan Miguel Prim) tramite un Corso di Arte Sacra rivolto sia a laici sia a presbiteri, che la redazione nella persone di Leonardo Servadio ha presentato.
Al riguardo è anche significativo il dibattito su chiesa e tecnologia che aprono su queste pagine il liturgista, Professor Manlio Sodi e l’Ingegner Filippo Ugolini: uno sguardo su ipotesi future.
Tale è lo scopo dichiarato sin dal primo numero di questa rivista: offrire un terreno di proficuo confronto tra progettisti e committenti, artisti e tecnici. Fuori da correnti e tendenze. Perché il nostro non è un impegno didascalico: l’insegnamento va esercitato in altri luoghi e altre forme. A CHIESA OGGI architettura e comunicazione conviene la sobrietà dell’informazione, che lascia ai lettori di giudicare perché per poterlo fare occorre anzitutto conoscere e l’atto della conoscenza si fonda sull’informazione.
Ci rivolgiamo al parroco-committente e al professionisti, e più in generale a persone di cultura desiderose di conoscere quanto si fa per i luoghi di culto.
In vista dell’anniversario dell’Editto di Milano del 313, momento fondativo dell’architettura cristiana, sottolineiamo un esempio che pubblichiamo nelle pagine seguenti: il testo dell’architetto Carlo Fumagalli sulle chiese da lui costruite in Africa, insieme con i fedeli, in un processo che ha fatto della chiesa un’occasione di incontro e di collaborazione, di catechesi e di crescita.
Ma non dovrebbe essere lo stesso anche per le chiese nuove che si costruiscono in Europa o in America? Non a caso i “Progetti Pilota” della CEI si fondano proprio sulla necessità della partecipazione corale all’atto progettuale ed edificatorio. La ricorrenza dell’Editto dovrebbe spingerci a un nuovo atto fondativo: che le comunità si approprino delle loro chiese e, in dialogo con architetti e presbiteri, le rendano veramente strumenti di dialogo e di catechesi.Don Juan Miguel Prim Goicoechea, vicario episcopale per l’Evangelizzazione e la Cultura nella Diocesi di Alcalá de Henares (Spagna), ha dato vita a un corso di arte cristiana. Ci spiega i motivi dell’iniziativa.
S.S. Benedetto XVI in varie occasioni ha indicato la Via Pulchritudinis come“cammino privilegiato che porta gli uomini e le donne del nostro tempo a incontrare il Padre.”
Crediamo sia fondamentale aprire un dialogo ampio sull’argomento, sia per i presbiteri, sia per i laici. Partiamo dal desiderio di incontrare il luogo in cui l’essere umano si ritrova nella sua completezza: l’arte è proprio questo. Perché esprime l’essere umano nella sua totalità di sentimento e ragione, emozione e intelligenza, conoscenza e passione. E parla un linguaggio universale, avvicinabile da tutti pur nelle sue forme diverse: sia musica o pittura, architettura o plastica. Nell’arte si riflette il pensiero teologico e filosofico, biblico ed evangelico.
Per quel che riguarda la formazione dei presbiteri, essa è molto importante: un tempo il
loro percorso si dipanava nei Seminari maggiori e minori, oggi si limita a un corso di 5
anni, durante i quali è difficile associare ai fondamentali insegnamenti teologici e liturgici,
delle scienze umane e di tutte le altre materie, anche un approfondito incontro con le varie forme di arte. Il corso quindi è rivolto all’interno della Chiesa, perché la bellezza è un veicolo fondamentale per esprimere il messaggio cristiano. Ed è rivolto anche all’esterno della Chiesa, perché sappiamo che molti, che pur le si ritengono estranei, sono in attesa di qualcosa: e questa attesa porta all’apertura e al dialogo. L’arte quindi è un luogo di incontro che va conosciuto, praticato e approfondito. Perché il messaggio dell’arte è radicalmente gratuito: chiunque può goderlo; oggi si tende a dare un prezzo a tutto, ma una finestra che guarda nel profondo dell’anima non può avere valore venale. Anche su questo il messaggio di Joseph Ratzinger è chiaro: egli parla di “ferita della bellezza.” Perché la bellezza ci cattura, e ci porta a volte dove non vogliamo: è un’apertura, una spinta ad andare oltre. Nella gratuità e nella carità.Progettazioni e realizzazioni artistiche
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