| Non sono molti i rapporti di amicizia che possano dire di essere vecchi
di dodicimila anni come quello che lega l’uomo al cane, ma del resto, l’appellativo di “più fedele amico” deve
pur derivare da un qualche effettivo merito. Ed il cane, di meriti nei confronti della razza umana ne ha, e molti.
Ha saputo esserle vicino, offrendo affetto e conforto, protezione, guida ed ispirazione senza mai chiedere nulla
in cambio. Non deve stupire quindi che nel campo artistico siano moltissime le testimonianze nel corso dei secoli
che hanno ritratto il cane a volte come “semplice” (se di semplicità si può parlare) comprimario a fianco del
proprio padrone ed altre come vero protagonista assoluto in virtù della propria personalità e carattere.
Dalla letteratura (basti pensare a Argo, il fedele ed accorto cane di Ulisse, che è l’unico abitante di Itaca
che riesce a riconoscerlo, impresa evidentemente di rara difficoltà ed in cui persino la moglie fallisce)
alla scultura alla pittura. Ed è proprio nell’arte figurativa che il cane conosce la massima fortuna, complice
la sua naturale eleganza ed il fatto che attraverso la presenza e l’aspetto di un cane si può raccontare il
carattere ed il gusto di un’epoca. Cani da caccia e cani da compagnia affollano quindi l’iconografia classica
dal Rinascimento in poi, conoscendo un momento di assoluta popolarità nei secoli XVIII e XIX (anche grazie
alla moda lanciata dalla Pompadour che fece fare il ritratto del proprio cagnolino di compagnia al pennello
ed al genio del Tiziano). |