Vol.5 Piccoli Mobili Il museo Querini Stampalia da collezione visitabile a macchina della memoria. II parte.
The Querini Stampalia museum can be visited as a time machine.
II session.

di Babet Trevisan
Funzionario Responsabile del Palazzo Querini Stampalia

Il nuovo cantiere richiese numerosi ed impegnativi interventi di restauro sia a favore dell’edificio che delle opere d’arte, degli arredi e dei suppellettili di pregio esposti. Nella prima sala sul canale, per la prima volta, fu esposta insieme l’intera raccolta di 67 scene di vita pubblica veneziana eseguite da Gabriel Bella. Questi dipinti furono disposti su quattro file lungo le tre pareti disponibili e su un supporto scorrevole nella quarta parete tra le due finestre. In questo nuovo allestimento vennero maggiormente valorizzati gli studioli che conservavano le piccole tele di Pietro Longhi, anche perché, nel frattempo, la collezione si era arricchita di ulteriori quindici tele grazie all’acquisto della collezione Donà delle Rose avvenuto nel 1935 (51) . Negli anni successivi non ci furono cambiamenti radicali tuttavia vennero apportate alcune modifiche all’allestimento del ’46: nella sala del Bella venne installato un impianto provvisorio di illuminazione per migliorare la visione dei dipinti, nel portego venne esposto un arazzo appena restaurato e la tappezzeria del salotto rosso venne staccata e portata a restaurare. Il restauro della tappezzeria del salotto rosso durò più di anno a causa della difficoltà di recuperare sul mercato “80 metri di guttaperca originale”. Dazzi infatti non volle ricorrere, come per gli altri pochi esemplari di tappezzeria simili esistenti, ad una incollatura su carta, che rende rigida la seta, altera i colori e contribuisce a un rapido deperimento del tessuto, ma cercò fuori Italia un diverso adesivo che conservasse l’elasticità e il colore della tappezzeria. Manlio Dazzi nel 1947 coinvolse e chiese aiuto anche a Roberto Pallucchini, che durante un suo imminente viaggio in Svizzera, avrebbe dovuto sollecitare la consegna alla Fondazione della costosa guttaperca. Dazzi oltre ad occuparsi della Galleria fu il primo ad avere la consapevolezza di dover intervenire con dei restauri significativi anche in altre parti del Palazzo per riorganizzare i servizi al pubblico e per dotare la Fondazione di nuovi spazi espositivi. Nel 1949 egli chiese a Carlo Scarpa, allora reduce dalla sistemazione delle Gallerie dell’Accademia (52), di riordinare l’ingresso della biblioteca al pian terreno, “con il portoncino che immette nella strettissima calle Querini”, la sala del catalogo al primo piano e “il giardino intristito” che, nelle sue intenzioni doveva trasformarsi in una corte architettonica pavimentata che non avrebbe richiesto ingenti spese di manutenzione. Purtroppo le difficoltà economiche della Fondazione non permisero a Dazzi
di realizzare la sua volontà. Fu il suo successore, Giuseppe Mazzariol, che chiese nuovamente a Scarpa di risolvere il problema delle acque alte, di creare al piano terra uno spazio per le esposizioni temporanee, di realizzare un ingresso diretto dal campo e di riordinare il giardino.

Allestimento 1934 (portego)
Fondazione Querini Stampalia
Arredi della camera da letto della famiglia Querini Stampalia, XVIII secolo. Esempio dell'ebanisteria veneta di questo periodo con otto poltrone e due portacamicie. Il letto e i due comodini in lacca color avorio e decori floreali verde chiaro, ma già di stile neoclassico nella linearità della struttura. La sala è dedicata a Solange Gaussen, madrina del restauro realizzato dal comitato Francese per la salvaguardia di Venezia. Copriletto della ditta Rubelli di Venezia. Fondazione Querini Stampalia, VE

Lo splendido intervento di Carlo Scarpa realizzato in Fondazione tra il 1959 e il 1963, oltre a costituire uno dei capolavori dell’architettura moderna, può essere considerato come una prima testimonianza della volontà di fornire ulteriori sevizi al pubblico e di attrezzare appositamente degli spazi per realizzare mostre e attività seminariali. Nell’ aula Gino Luzzatto infatti, che può essere interpretata come una attenta rilettura del portego veneziano, nel 1978 Giorgio Busetto, allora direttore della Fondazione, allestì la prima esposizione temporanea del museo dedicata ad alcuni dipinti restaurati di Gabriel Bella. Nei primi anni Ottanta l’amministrazione era da tempo presieduta da Germano Pattaro che aveva come consiglieri a lui più vicini Carlo Ottolenghi, che legò il suo nome al progetto di Le Corbusier per l’ospedale che presiedeva a Venezia e alla villa per lui realizzata da Carlo Scarpa a Bardolino, e l’architetto e storica dell’arte Egle Trincanato, già direttrice di Palazzo Ducale e prorettore dell’Istituto Universitario di Architettura. I tre, che divennero presidenti rispettivamente nel 1973, nel 1986 e nel 1990, e che avevano in comune una grandissima amicizia con Giuseppe Mazzariol, direttore fino al 1974, affrontarono nonostante le difficoltà economiche il restauro radicale del complesso sede della Fondazione e ripresero il più volte tentato progetto di riappropriazione del terzo piano, fino ad allora sempre affittato per penuria di mezzi. Venne così recuperata una vitale area espositiva ancor oggi in uso. La necessità di eseguire a Palazzo radicali interventi di ristrutturazione spinsero nel 1982 a commissionare a Valeriano Pastor un progetto generale di restauro. Nel ripensamento di tutti i servizi questa nuova risorsa consentì di proporre una mostra capace di offrire un saggio di possibile diversa sistemazione e vita del Museo. Oltre che per tale mostra Pastor lavorò in modo particolare sulla progettazione di una scala che aveva lo scopo di collegare verticalmente i piani del palazzo con le loro diverse funzioni sottolineando la necessità della Fondazione di ampliare e migliorare i servizi destinati ad un pubblico sempre più numeroso. All’inizio degli anni ’90 diventa evidente la necessità di prestare più attenzione al pubblico della Fondazione fornendo nuovi servizi, quali il ricevimento, la biglietteria, il guardaroba, la caffetteria, il bookshop, l’aula didattica, i servizi igienici etc. La Fondazione, consapevole che tutte le funzioni aggiunte nel tempo all’area di accesso avrebbero compromesso con richiesta di adeguamenti normativi e funzionali la conservazione della preziosa architettura di Carlo Scarpa, decise di trasferire altrove tutti i servizi monumentalizzando l’ingresso scarpiano. Un’altra mostra, questa volta nella sala restaurata da Scarpa e con l’uso del bancone da lui realizzato per l’esposizione di Le Corbusier del 1973, sembra sancire questo passaggio attraverso il recupero e l’esposizione dei disegni scarpiani per la Querini Stampalia. Anche grazie a fondi di Legge Speciale per Venezia la Fondazione è riuscita ad acquistare delle proprietà a confine che hanno permesso di ampliare lo spazio del complesso fino a 6500 mq. (cui vanno aggiunti quattro depositi esterni, per lo più per libri) avviando un’importante collaborazione con Mario Botta, architetto ticinese di fama mondiale laureatosi con Carlo Scarpa davanti ad una commissione di cui facevano parte, tra altri suoi professori, Egle Trincanato e Giuseppe Mazzariol. Botta conosce a fondo l’atmosfera della Querini Stampalia, poiché negli anni trascorsi a Venezia come studente all’Istituto Universitario di Architettura, era solito frequentare fino a tarda sera la biblioteca dove aveva potuto conoscere l’allora direttore Giuseppe Mazzariol. Forte di questo legame affettivo, quasi come un debito di riconoscenza nei confronti del maestro, che gli aveva permesso di collaborare con Le Corbusier prima e con Louis Kahn poi, Botta accetta la sfida di mettere mano al complesso edilizio e dona alla Fondazione il suo progetto. Nasce così un dialogo proficuo e intenso tra committenza e progettista: l’ipotesi di riorganizzazione prevede lo spostamento in campo Santa Maria Formosa dell’accesso principale alla Fondazione, l’inserimento di un terzo vano scala con due nuovi ascensori, il restauro del terzo piano e del sottotetto e la collocazione di tutti i servizi al pianterreno: ricevimento, biglietteria, guardaroba, caffetteria, bookshop, aula didattica e servizi igienici. L’intervento di Mario Botta, pur non essendo ancora concluso, ha permesso di dare un volto completamente nuovo alla Fondazione: in questo Palazzo l’antico e il moderno si sposano armoniosamente tra loro trasmettendo agli ospiti ogni giorno un’atmosfera speciale. Tuttavia la creazione della nuova scala che distribuisce il pubblico sui diversi piani ha determinato la perdita di alcune sale del Museo riducendo lo spazio destinato alla Galleria di famiglia. Durante l’ultimo cantiere il Museo è stato provvisoriamente spostato per un anno al terzo piano del palazzo perdendo la caratteristica di dimora storica ma valorizzando le singole opere che erano state esposte per filoni tematici e per quanto possibile anche in ordine cronologico...

The new work in progress required numerous and binding restoration of the building, the works of art, the furnishings, and valuable fixtures. Exhibited together for the first time in the first room on the canal, the entire collection of 67 scenes of Venetian public life by Gabriel Bella is displayed in four lines along the three walls, and on a rolling support on the fourth wall between the two windows. In the new renovation, the small studies conserved the smaller canvases by Pietro Longhi, enhanced by the acquisition of 15 canvases of the Woman of the Rose collection in 1935. In the following years there were no radical changes, with some modifications to the remodeling done in 1946. In the room of the Bella, temporary lighting was installed to enhance the viewing of the paintings. A newly restored tapestry was displayed in the portego and the tapestries of the red room were removed for restoration.
The tapestry’s restoration took more than a year due to difficulty in finding “80 meters of original gutta-percha”. As done with poor examples of similar tapestries, Dazzi wouldn’t resort to gluing onto paper because it made the silk
rigid, altered the colors, and contributed to a rapid deterioration of the fabric. He instead searched outside of Italy for a diverse adhesive that would preserve the elasticity and color of the tapestry. In 1947, Dazzi asked Roberto Pallucchini to assist. During an imminent voyage to Switzerland, Pallucchini solicited the order of the expensive gutta-percha to the Foundation. Rather than preoccupying himself with the Gallery, he was first to have the foresight
to undertake significant restorations in other parts of the Palace, to reorganize services for the public and to give the Foundation new exhibition space. In 1949, Dazzi solicited Carlo Scarpa, having just completed the reorganization
of the Gallery of the Accademia, to rearrange the entrance of the library on the ground floor, “with the door that allows access to the tight Querini lane,” the catalogue room on the first floor, and the “withered garden.”
According to his estimates, the garden should have been transformed into a paved architectural court that would not require high maintenance costs. The economic limitations of the Foundation unfortunately did not allow Dazzi to fulfill his desires. It was his successor, Giuseppe Mazzariol, who again asked Scarpa to resolve the problem of the high water, to create a space for temporary exhibitions on the ground floor, to realize a direct entrance from the
grounds and to reorganize the garden. The splendid intervention by Carlo Scarpa between 1959 and 1963, besides
being a masterpiece of modern architecture, can be considered a testimony of desire to contribute additional public services, and to expressly equip the space to create exhibits and seminar activities. In the Gino Lazzatto Hall, which can be interpreted as a careful reading of the Venetian portego, Fiorgio Busetto, director of the Foundation in 1938, held the first temporary exhibition of the museum dedicated to restored paintings of Gabriel Bella.
In the early 1980s, the administration was under the direction of Germano Pattaro, whose closest advisor was Carlo Ottolenghi, whose name was tied to the Le Corbusier project for the hospital that he presided over in Venice and the
villa created for him by Carlo Scarpa in Bardolino, and with the historical art Architect Egle Trincanato, already director of the Palazzo Ducale and prochancellor of the University of Architecture. The three who became presidents
respectively in 1973, 1986, and in 1990, were great friends with Giuseppe Mazzariol, director until 1974. In spite of economic difficulty, they confronted the radical restoration of the complex, which was also the Foundation’s head-quarters. They continued the previously attempted appropriation of the third floor, previously used for storage. In this way, a vital exhibit area still in use today, was recuperated. The necessity to complete radical interventions of restructuring the palace pushed Valeriano Pastor to commission a general project of restoration in 1982.

Sala Ricci Rosone centrale ricostruito nei recenti restauri con intonaci in calce colorata a velatura
con pigmenti naturali Fasce perimetrali in marmorino bianco ripartiscono i riquadri in marmo
rosa con decorazione a grottesche e strumenti musicali in stucco bianco. Lampadario a colonna in
vetro di Murano, XVIII secolo, restaurato nel 2003.
Fondazione Querini Stampalia, VE
Allestimento 1934 (sala IX)
Fondazione Querini Stampalia

In rethinking all of the services, this new resource consented to propose an exhibit capable of offering a specimen of diverse systemized plans for life in the museum. Other than this exhibit, Pastor worked on the planning of a staircase that aimed to vertically connect the floors of the palace with their diverse functions, underlined by the Foundation’s necessity to improve services for an evergrowing public. In the beginning of the 1990s, more attention to new public services was necessary, including the reception hall, ticket office, coat check, cafeteria, bookshop, the didactic hall, restrooms, etc. The Foundation realized that all of the added functions to the access area with time would have compronsed the conservation of the precious architecture of Carlo Scarpa, and so, decided to transfer all of the services away while making the Scarpa entrance palatial. Another exhibit that used a counter created for the Le Corbusier Exhibition of 1973 hold into the room restored by Scarpa seems to sanction the passage towards the recovery and exhibiting of the Scarpa designs for the Querini Stampalia. Thanks to the funds of the Special Laws for Venice, the Foundation was able to acquire some property that bordered the museum, and therefore extended the
complex to 6500 square meters (to which should have been added four external depositories, mainly for books). This facilitated commencing an important collaboration with Mario Botta, the Ticinese architect of world fame and laureate
with Carlo Scarpa, before a commission to which they belonged. Among their professors were Egle Trincato and Giuseppe Mazzariol. Botta is profoundly familiar with the atmosphere of the Querini Stampalia after the years he spent as a student at the University Institute of Architecture. It was not uncommon for him to frequent late evenings in the library, where he met the then director, Giuseppe Mazzariol. This affectionate bond almost lent a debt of gratitude to the master, who permitted him to first collaborate with Le Corbusier, and then with Louis Kahn. Botta accepted the challenge to put his hands on the building and donated his project to the Foundation. It was born by way of an intense and profitable conversation between committee and designer. The hypothesis for reorganization foresaw the movement of the principle entrance to Campo Santa Maria Formosa, the insertion of a third staircase opening with two new elevators, the restoration of the third floor and the attic. This included moving all the services to the ground floor: the reception area, ticket office, coat check, cafeteria, bookshop, didactic hall, and restrooms. The Mario Botta intervention, although not completed, gave a new look to the Foundation. The antique and the modern are happily married in the palace, transmitting a special atmosphere to guest every day. The creation of the new staircase that distributes the public on the various floors resulted in the loss of some of the rooms of the museum, thus reducing space destined to the Family Gallery. During the last works, the museum was moved to the third floor of the palace for a year, losing the historical aspect while giving value to original works exhibited on thematic thicads, mostly in chronological order. On the second floor, numerous masonry interventions were contemporaneously
executed: two exhibit rooms were eliminated to permit the construction of the new staircase and elevators projected by Botta, requiring the elimination of the small room that housed the Pietro Longhi collection to create a unique
and ample space, destined for exhibits on collections conserved in the depositories and in the archives of the Foundation...