Dopo le descrizioni riservate all'arte dei Marangoni e degli Intagliatori,
l'autore ricostruisce le vicende dell'arte dei "Depentori", così importante nella qualificazione del
mobile veneziano. E' con il trionfo della moda della "laccatura" che il depentore acquisisce
maggiore importanza, tanto da appellarsi "pittore alla chinese" e sempre incline a virtuosismi come
l'unione delle superfici laccate con gli andamenti curvilinei degli intagli. Nell'ultima parte si descrivono
le complicate fasi esecutive di questa tecnica imperante in tutta l'Europa del '700.
After the descriptions reserved for the arts of the Marangoni and Intagliatori, the author reconstructs the situation
of the art of the Depentori, so important in the qualification of Venetian furniture. With the triumph of the lacquered style,
the Depentori acquired more important, so much so, as to be called “painters in the Chinese style,” always inclined
to virtue like the union of enamel with the curved progress of carvings. The last part describes the complicated
phases of this technique found throughout Europe in the 18th century.
Questa rapida rassegna risulterebbe manchevole se non si accennasse,
sia pur brevemente, alle vicende dei "Depentori" che così efficacemente
concorrono a dar carattere al mobile veneziano.
L’arte dei “Depentori” della quale già nel 1271 si hanno notizie, nel 1386
codificava le proprie regole astringendo agli stessi doveri e agli stessi diritti
varie classi di lavoratori, che coi Marangoni e gl’Intagliatori costituiscono
una specie di aristocrazia, perché la loro opera esige con l’abilità della mano,
una vivacità d’ingegno e una sensibilità estetica sconosciuta alla maggior
parte degli altri lavoratori. Nessuna meraviglia quindi se nelle matricole dei “Depentori” leggeremo i nomi di Vincenzo Catena, di Tiziano, di Paolo
Veronese. L’arte dei “Depentori” per secoli pacificamente esercita la sua giurisdizione
su doratori, cuoridoro, miniadori, disegnatori, mascareri e cartoleri,
quando nel 1679, Pietro Liberi, cavaliere e conte, con tutti i suoi colleghi
d’arte si sentono menomati da tale “profusa unione”; non potendo impedire
l’uso del pennello ai troppo umili confratelli, tanto si agitano che nel 1691 “rotto l’arte” riescono a costituire il solenne Collegio dei Pittori; disertano le
case e l’albergo che l’Arte possedeva in Santa Sofia, dono fraterno di
Vincenzo Catena e neppure li trattiene il pensiero che il Senato stesso non
teneva in dispregio la secolare corporazione ai membri della quale aveva
concesso il privilegio di portar la spada nelle pubbliche e solenni cerimonie
forse in riconoscimento dei servigi resi alla Patria in occasione della congiura
di Baiamonte Tiepolo, sconfitto proprio in campo S. Luca dal guardiano
della Scuola della Carità e da un nucleo di Depentori. Le insegne di queste
due corporazioni a ricordo della gesta furono accantonate nel rosso pennone
che la Serenissima inalberava in campo S. Luca.
Gli umili, disprezzati “Depentori” perdettero così “il primo colonnello e
il principale e il più nobile” della loro Arte che tuttavia non perì, anzi liberata
dalle turbolenze dei pittori, seppe aggiungere una nuova e bella pagina
alla già gloriosa sua storia, prima piegandosi con mirabile senso di adattamento
ad ogni capriccio della moda poi creando uno stile proprio, vivace, ricco di risorse decorative. I “Depentori” veneziani sono i primi in Italia, e
forse in Europa, che con sempre crescente successo imitano le lacche di
China e del Giappone, ed è proprio a causa di questa nuova espressione
decorativa, che il “Depentore”, da secoli oscuro operaio, nel ‘700 raggiunge
mete sino ad allora a lui inaccessibili e vi si mantiene con onore, tanto che l’opera
del laccatore diventa indispensabile a chi vuol una casa confortevole,
gaia e festosa, in armonia con la moda e i gusti raffinati della società elegante.
Un attento osservatore, quale il Misson, che arriva a Venezia nel 1688,
osserva subito che meritata era la fama delle lacche veneziane, delle quali se
ne poteva avere ad ogni prezzo.
La moda delle “lacche alla chinese” a Venezia incontra un successo completo;
essa vi è accolta quando le forme della vita sociale si fanno più raffinate
e delicate, quando i patrizi le superbe sale dei palazzi aviti apron solo
per le solenni cerimonie, e la giornata preferiscono passare nelle gaie e raccolte
salette dei “ridotti” e dei “casini”, quando ogni manifestazione della
vita abdica all’enfasi spagnolesca e gusta i piaceri intimi della conversazione
e della musica, quando la donna instaura il suo regno per cui tutto, dall’abito
all’arredamento stesso della casa, deve essere come lei squisitamente
aggraziato.
Alle piccole salette dei “casini” mal s’addicevano le solenni e pesanti
moli del mobilio secentesco, tronfio di scolture dorate, carico di pietre dure;
col nuovo ambiente si richiede, oltre alla grazia della forma, una squisita
armonia di tinte, poiché le pareti più non sono coperte di velluti e di damaschi
a tinte forti: ora dominano i broccatelli e i lampassi dai colori tenui che
sembrano riflettere la leggerezza e la giocondità della conversazione dell’amabile
padrona di casa.
Se lo stipettaio costringe il legno a molli contorsioni e crea mobili confacenti
per proporzione e forma all’ambiente, il “Depentor” li armonizza nel
modo più perfetto, aumentando molto spesso il legame fra il mobile e la
decorazione delle pareti e dei soffitti, ripetendo o ispirandosi ai motivi degli
stucchi e delle stoffe. All’affermarsi della voga per la lacca egli non esita ad
adottare nelle linee generali la tecnica orientale che impone una accurata preparazione
del lavoro ed una particolare finitezza di esecuzione. A differenza
del laccatore parigino, il veneziano non può contare sulla protezione di Luigi
XIV o di Mazarino, né lo conforta l’incoraggiamento e la lode di Voltaire e
nemmeno ha l’appoggio di Madame Pompadour. Lotta vittoriosamente coi
“Remesseri” che intarsiando par che dipingano; l’abilità tecnica e soprattutto
la fertilità del vivido ingegno gli apron la via al successo ottenuto esclusivamente
con la propria opera, senza l’ausilio del bronzista, che, a Parigi specialmente,
è il prezioso e quasi indispensabile collaboratore di tutti i decoratori
del mobile, compresi i più celebrati laccatori.
Come tutti i laccatori europei, non esclusi i fratelli Martin, il “Depentor”
veneziano inizia la sua carriera tenendosi molto vicino ai modelli di China,
dai quali con una certa fedeltà si sforza di riprodurre le caratteristiche figurine,
le pagode, il paesaggio dalla strana prospettiva: il tutto è dipinto d’oro
su fondo nero o rosso o verde e non sempre su superfici piane.
In questo genere sono tipici i cassettoni a piano calatoio, sovente con un
credenzino sovrapposto qualche volta di proporzioni monumentali con un
capriccioso alternarsi di superfici piane, convesse e curve da render difficile
l’opera anche ad un laccatore asiatico.
Verso la metà del ‘700 a Venezia il laccatore si è emancipato dalla servile
imitazione; egli a buon diritto può dichiararsi “pittore alla chinese”, acquista
una caratteristica personalità, l’esotismo della sua opera è più formale che
sostanziale. Egli ora lavora di fantasia, e crea: i suoi chinesi confrontati cogli
autentici risultano falsi: non dobbiamo lagnarcene, essi sono pieni di vita e
di giocondità non priva di un certo spirito satirico il cui significato ci è pienamente
afferrabile. Si tratta quasi sempre di gruppi di poche figure in cui
domina il mandarino dai baffi spioventi, il lungo codino serpeggiante; fa
riscontro la damina dalla lunga clamide, il ventaglio fiorito di peonie e l’inevitabile
parasole a pagoda. Mandarini e dame sfoggiano un lusso veramente
fantastico e compongono scene che sembran l’eco di una festa carnavalesca:
ecco i voluttuosi fumatori d’oppio, le danzatrici leggere come farfalle, le molli principesse Tartare imperanti sopra la turba dei servi mongoli prosternati
a terra, i padiglioni e le pagode sono inghirlandati di fiori. La fauna
ricorda il lontano Oriente cogli elefanti dalle sfarzose gualdrappe i cammelli,
gli struzzi, i fagiani, i pappagalli, le scimmie dall’aria motteggiatrice...
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Cassettone della seconda metà del XVIII secolo. Qui sono evidenti i danni provocati da restauri
precedenti con l'asportazione della vernice originale. E' comunque un esempio interessante della
tecnica denominata "lacca povera" in cui le figure, anziché essere dipinte, sono ricavate da stampe
ritagliate e incollate sulla superficie.
Ca’ Rezzonico, VE. |
Sala delle lacche verdi.. Cassettone laccato verde
con applicazioni in pastiglia, intagli dorati e argentati. L'argentatura è ormai ossidata e
in tempi recenti si è dovuto provvedere al rinforzo della struttura gravata dal peso del ripiano in marmo.
Le statuine policrome cinesi sono in cartapesta laccata, con teste mobili e di provenienza orientale, databile al XVIII secolo.
La specchiera sovrastante è coordinata al mobile di cui riprende le stesse decorazioni. Ca’ Rezzonico, VE |
According to records the “Depentori” appear in 1271, but it was in 1386
however, rules were codified, restricting workers of various classes to
certain rights. Together with the Marangoni and the Intagliatori, the
Depentori constituted a type of aristocracy and that is because their work was
created by hand, it was an ingenious vivacity and aesthetic sensibility unknown
to the majority of the workers. It is not strange, therefore, to see the names of
Vincenzo Catena, Tiziano, or Paolo Veronese within the register of the
Depentori. For centuries, the art of the Depentori passively exercised jurisdiction
over the doratori (gilders), cuoridoro (gold hearts), miniadori (figurine or
miniature makers), disegnatori (drawers), mascerari (mask makers), and cartoleri
(stationery makers). In 1679 Pietro Liberi, count and knight, with all of his
colleagues, felt lessened by this “profuse union.” “Not being able to impede
upon the use of brush,” the humble colleagues were so agitated in 1691 that they “broke the art,” and were able to construct the college of painters. They deserted
the houses and hotels that the Arts possessed in San Sofia, a fraternal donation
by Vincenzo Catena. The thought of being held in contempt by the Senate
did not stop them. The Senate had given the privilege of carrying the sword to
them for public and solemn occasions, perhaps due to the services rendered in
defense of Venice in the episode involving the plot of Baiamonte Tiepolo, defeated
on the grounds of Saint Luca by the guardian of the School of the Charity
and a group of Depentori. The insignias of the two corporations where remembered
by the pennant that flew on the red flag pole that the Serenissima placed
on the grounds of Saint Luca.
In this way, the Depentori lost “the first colonel, principal and most noble”
of their art that actually liberated them from the turbulence of the painters and
created a new and beautiful history for them. By first adapting to every change
in style, they then create their own vivacious and rich style, with decorative
resources.
The Venetian Depentori were the first in Italy, and perhaps in Europe, to
have a growing success in imitating the lacquering of China and of Japan. Due to this new decorative expression of the Depentori, who for centuries were common
workers’ achieved a prestige in the 18th century that until then was unattainable.
This art was indispensable for someone who wanted a comfortable,
happy house in harmony with the style and tastes of an elegant society. An
attentive observer, Misson, arrived in Venice in 1688, immediately observing the
fame of Venetian lacquer, which could be had at any price.
The style of Chinese lacquer in Venice was a complete success. In the time
when social became more delicate and refined, the patricians opened the superb
rooms of their palaces only for the most solemn of ceremonies. During the day,
they preferred to spend their time in the pomp gathering areas of lounges and
country homes. Every manifestation of life abdicated to the emphasis of the
Spanish style and tastes the intimate pleasures of conversation and music. As
when a woman imposes her reign, everything from her clothing, to the furnishings
of the house, must be like her – exquisitely graceful.
In the small rooms of the country homes, the solemn and bulky, 17th century
furniture was no longer adequate with its pompons gold-laden structures and
stones. Other than the grace of the form, the new environment required an exquisite
harmony of tints. If the walls were no longer covered in velvet and damask
in strong tints, they are now dominated by the brocatelle and lampases in gentle
colors that reflect the nimbleness and playfulness of the conversation with the
amicable lady of the house.
If the cabinetmaker compresses the wood, softly contorting it to fit the furniture
in proportion and form with the surroundings, the Depentore harmonizes
perfectly, thus augmenting the very profuse bond of the furniture with the wall
and ceiling decorations, repeating or inspiring the motives of the stucco and of
the materials. To affirm the vogue of the lacquer, the adaptation of the general
lines of the Oriental technique imposed an accurate preparation of the work and
a particular finiteness of execution. The difference from a Parisian lacquerer is
that a Venetian could neither count on the protection of Luigi XIV or of
Mazarino, nor was he encouraged by the incorrigibility and praise of Voltaire,
and not even with the support of Madame Pompadour. The Depentori fought victoriously
against the Remesseri, whose inlay works resemble painting. The technical
ability, and above all the fertility of such ingenuity, opened the road to success
exclusively obtained by such works, without the auxiliary use of a bronze
worker, who, especially in Paris, was the precious and most indispensable collaborator
of all of the decorators of furniture, including the most prestigious lacquerers.
Like all of the European lacquerers, with the exception of the Martin
brothers, the Depentori initiated their careers by keeping the Chinese models
close, from which, with a certain fidelity, they strained to reproduce the characteristics
of the figurines, the pagodas, the odd landscape. All was painted in gold
with black, red, or green backgrounds, and not always on flat surfaces. In this
genre, chests of drawers with smooth sloping surfaces were typical, often with a
capricious alternation of flat, convex, and curved surfaces that are difficult works
even for an Asian lacquerer.
Towards the end of the middle of the 1700s in Venice, the lacquerer emancipated
himself from servile imitation. Those with the right to declare themselves
“Chinese painters” acquisitioned a characteristic personality; the exoticness of
their work was more formal than substantial. He worked with imagination and
created his Chinese pieces, which could be recognized as false only when compared
to authentic ones. No complaints were necessary, however, because they are
full of life and joyfulness, not deprived, but rather, of a certain satirical spirit of
significance fully intelligible. It is almost always the case of small groups dominated
by the Mandarins with drooping mustaches and long, sinuous braids analogous
to the small ladies with long cloaks, fans full of peonies, and the customary
pagoda parasol. The Mandarins and ladies displayed a truly fantastic
luxury and compiled scenes that seemed to be an echo of a carnival-like celebration.
The lusty smokers of opium, the female dancers that were as light as butterflies,
the fragile Tartar princesses who prevailed above the crowds of servile
Mongolians bowing to the ground, the pavilions and pagodas bedecked with
flower garlands. The fauna remembered the distant Orient, with its elephants
with sumptuous saddlecloths, camels, ostriches, pheasants, parrots, and teasing copermonkeys.
Often at the side of a lady, stretched out languidly on a sedan chair,
she was accompanied by fierce warriors with long lances striding stiffly, as ample
banners displayed terrible waves and the Ming dragon....