Vol.2 Letti Divani Comodini Il museo Querini Stampalia da collezione visitabile a macchina della memoria. I parte.
The Querini Stampalia museum can be visited as a memory machine. I session.

di Babet Trevisan
funzionario responsabile del Palazzo Querini Stampalia

L'estinzione della famiglia Querini Stampalia con la morte di Giovanni nel 1869 (2) e il conseguente passaggio a Fondazione di tutto il patrimonio familiare sia culturale che fruttifero è un episodio di conservazione unico nel suo genere che ha permesso di tenere insieme sino ad oggi il palazzo veneziano, le terre e le case, l’archivio, la biblioteca, i dipinti, gli arredi, le suppellettili, le monete etc. Secondo la tradizione araldica i Querini hanno origine antichissima. Il ramo che visse a Santa Maria Formosa era conosciuto prima con l’appellativo degli “Zii”, cioè dei gigli che erano raffigurati nel loro stemma e successivamente, per evitare la confusione con gli altri numerosi rami, si identificò aggiungendo al proprio nome quello di “Stampalia” traendolo dal possesso feudale dell’omonima isola dell’Egeo. Alcune testimonianze attestano la loro presenza a Santa Maria Formosa già dal XIII sec. ma si possiedono maggiori notizie solo dalle fine del XV sec. Una prima fonte iconografica di fondamentale valore è certamente la pianta di Venezia di Jacopo de’ Barbari che documenta la presenza di due edifici distinti in campo Santa Maria Formosa dove più tardi verrà sviluppato e ampliato il Palazzo di famiglia oggi sede dell’omonima Fondazione. Per i nobili veneziani la residenza ufficiale in città, ed in particolar modo la facciata del palazzo alla quale si cercava di dare sempre la massima visibilità, costituiva una finestra sul mondo per manifestare il proprio potere e ricchezza e per far conoscere il ruolo politico e sociale della famiglia. Nella fabbrica di palazzo Querini Stampalia, fin dal medioevo ed in particolare
dal primo Cinquecento in poi, era d’uso ad ogni matrimonio e ad ogni morte di un maschio maggiorenne dare una nuova suddivisione del Palazzo in appartamenti, provvedendo ad abbellire le sale con nuovi stucchi, affreschi, marmi,
tessuti ed arredi. Alcuni documenti attestano un significativo ampliamento del palazzo nel 1513-14 sotto la committenza di Nicolò Querini (3) e un altro cospicuo intervento nel 1515-18 quando vennero spesi dei denari per un ulteriore ampliamento, riparazione ed abbellimento della residenza. Durante i lavori Palma il Vecchio venne incaricato di decorare la “Camera d’oro” nella quale si trovava anche un caminetto in marmo finemente arricchito con lo stemma di famiglia che riprendeva la cinquecentesca facciata. In occasione delle nozze di Francesco Querini e Paola Priuli celebrate il 30 aprile 1528 a Palma il Vecchio venne anche commissionata l’esecuzione dei ritratti dei due giovani che, a causa della morte improvvisa dell’artista, rimasero incompiuti nella sua bottega (4). Francesco Querini decise tuttavia di recuperare i due ritratti e di portarli a palazzo e negli anni successivi pagò a Bonifacio dei Pitati, che lavorava nella stessa bottega d’arte del Palma, una Storia di Mosè ordinatagli da Piero Querini e I tre Re Magi (5) che è presumibilmente quello che tuttora si conserva nel museo della Fondazione. In questi episodi di committenza si potrebbe fissare l’avvio della creazione della quadreria di famiglia. Allo stato attuale degli studi e della documentazione rinvenuta è difficile fornire altre notizie certe sulla storia della collezione queriniana ma la presenza in museo di alcuni ritratti di famiglia lasciano supporre rapporti con diversi artisti che probabilmente frequentarono la residenza. La quadreria della famiglia Querini Stampalia, come pressoché tutte le collezioni pittoriche veneziane si arricchì specialmente nel Seicento, mentre nel Settecento diminuirono gli artisti contemporanei chiamati ad arricchire la raccolta, ancorché per alcuni di essi il numero di tele sia rilevante. Nel tardo Cinquecento a Marco Vecellio vennero commissionati i ritratti di alcuni antenati trecenteschi di famiglia; (6) nel Seicento Sebastiano Bombelli eseguì
due grandi ritratti a figura intera al naturale di Gerolamo, in veste di procuratore, e di Polo e altri quattro dipinti più piccoli coi medesimi soggetti (7); e Nicolò Cassana realizzò l’incisione con un altro ritratto a figura intera di Gerolamo e nel 1694 i ritratti che immortalano l’avvento al soglio dogale di Sebastiano Valier e l’incoronazione della moglie Elisabetta Querini (8) . Questi ultimi ritratti del Cassana, potrebbero anche essere entrati a far parte della quadreria di famiglia da casa Valier alla morte della dogaressa nel 1709 che era sopravissuta al marito deceduto nel 1700.
Tuttavia come altre collezioni veneziane, anche quella queriniana è sicuramente l’esito di un patrimonio familiare accresciuto di generazione in generazione con alcune commissioni dirette agli artisti per la realizzazione di opere che dovevano essere collocate nella residenza veneziana, con dipinti ed arredi acquisiti in eredità da altri nobili palazzi e con opere giunte da collezioni presenti nelle residenze di campagna della famiglia che avevano uno scopo più decorativo che celebrativo. E’ questo il caso di una serie di dodici Sibille di autore anonimo tardo secentesco oggi presenti nel museo della Fondazione che appaiono per la prima volta nel 1692 nell’inventario di una villa di Lancenigo vicino a Treviso che Polo Querini Stampalia aveva acquistato nel 1689 (9) e che fu successivamente venduta nel 1802. La realizzazione artistica piuttosto modesta di queste dodici tele e la loro originaria collocazione lasciano intuire che lo scopo primario era quello di decorare una villa di campagna e non di arricchire la galleria di famiglia nella residenza ufficiale a Venezia. Altro episodio significativo nella storia della collezione queriniana è quello costituito dai sette busti di Filosofi e Santi che Michele Fabris detto l’Ongaro eseguì tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento e che furono collocati nel Cameron della Galleria insieme al busto ritratto del Cardinale e ai tre teleri del Ricci.
Nell’inventario dei Giudici di petizion steso alla morte di Andrea Querini nel 1796 viene infatti citato il Cameron della Galleria con 71 Quadri di pittura sortiti, oltre a 15 Detti piccoli di varia sorte in Pietra e Rame, a 3 Detti nel Soffitto di pittura e 8 Mezzi Busti di pietra viva e nella sala accanto il Cameron delle Stampe sopra il Rio con 126 Quadri sortiti, o siano stampe di Noghera sortiti con Specchi e Lastre e nella Camera da letto erano appesi 7 Quadri con Specchio, e soaza dorata rappresentati Sette Sacramenti (10)...