di Elisabetta Dal Carlo
Sono lieta di presentare in occasione della riedizione del volume di
Morazzoni la nuova sala da pranzo di Palazzo Querini Stampalia a
Venezia, dove finalmente, dopo secoli, il servizio in porcellana di Sèvres di
Alvise Querini ha ritrovato sulla tavola la sua collocazione originaria.
Nel mese di giugno del 2002 sono iniziati i lavori di restauro e valorizzazione
delle sale del museo, lavori legati ad un progetto di riallestimento
che prevede la conservazione degli allestimenti storici, rinforzando il
carattere di casa museo in ambienti vissuti che ripropongono il fasto di una
dimora nobiliare del Settecento.
In tale contesto assumono importanza i mobili, le porcellane, le sculture,
gli oggetti, per arrivare ad un esempio di museo d’ambiente, dove le
opere vengono esposte non seguendo i criteri scientifici e a volte un po’-
freddi del museo tradizionale, ma sono collocate in ambienti vissuti, affinché
il visitatore, in una scenografia ricca e studiata nel dettaglio, possa
meravigliarsi di fronte alla grazia e all’intimità delle accoglienti stanze di
piccole dimensioni, così ricercate dallo stile rococò.
La sala di rappresentanza del palazzo veneziano, chiamata portego, ha
ripreso il suo ruolo di ingresso originale della residenza storica con busti
di marmo alle pareti, la festosa policromia del grande lampadario
Rezzonico e l’affresco dell’Allegoria dell’Aurora di Jacopo e Vincenzo
Guarana.
Le pareti di alcune sale verranno in un secondo tempo tappezzate con
stoffe tessute su antichi disegni, lampadari in vetro di Murano sette e ottocenteschi
illumineranno gli ambienti e oggetti d’arte decorativa del patrimonio
della famiglia patrizia completeranno l’arredo delle stanze. Recentemente restaurata e riallestita, alla fine di marzo del 2004 è stata
aperta al pubblico la nuova sala da pranzo.
Decorata con stucchi ed affreschi settecenteschi di raffinata eleganza,
presenta alle pareti consolle e mensole in legno e gesso dove sono esposte
le fragili e preziose porcellane di Sèvres, Vienna, Nove e Venezia, che raccontano
il mistero della loro produzione e la storia della competitività tra
i sovrani dell’Europa settecentesca per aprire nuove manifatture.
Al centro della stanza su un tavolo ovale è disposto il servizio di
Sèvres, protagonista dell’allestimento.
Il servizio, in porcellana a pâte tendre per ventotto persone, accompagnato
da gruppi e figurine in biscuit, venne acquistato a Parigi nel 1795-96
da Alvise Querini, ultimo ambasciatore della Serenissima Repubblica in
Francia dal 1795 al 1797.
Uomo di gusto e di cultura, Alvise visse la Parigi del Direttorio, occupandosi
non solo di politica, ma anche d’arte, di teatro e di moda.
Affascinato dall’oro bianco dell’Ancien Régime, durante il suo soggiorno
parigino commissionò alla manifattura di Sèvres un servizio composto da
duecentoquarantaquattro pezzi di vasellame e quarantasette sculture in
biscuit, ancora oggi perfettamente intatto, un raro esempio in cui si è conservato
il surtout insieme al vasellame.
Le forme del vasellame sono tipiche della manifattura e molte risalgono
alla metà del Settecento, come i rinfrescatoi per bicchieri e le compostiere
a forma di conchiglia, probabili creazioni dell’orafo Jean-Claude
Duplessis. Fiorellini rosa e azzurri su fondo bianco decorano i manufatti, il marli
reca un fregio blu scuro e oro, ornamento tipico nei servizi da tavola della
tarda produzione settecentesca di Sèvres. La maggior parte dei pezzi del servizio di Alvise reca la marca della
manifattura R.F. per République Française e la parola Sèvres, che aveva
sostituito dal 1793 al 1800 la doppia L incrociata del monogramma reale. Si
riscontrano inoltre numerose sigle di pittori e doratori, tutti recentemente
identificati.
L’arredo della tavola rappresentava ancora all’epoca di Alvise un
investimento enorme di gusto e di soldi e non meraviglia che venissero
spesso presentati agli ospiti del palazzo esibizioni di argenti e porcellane
prima della cena, così come le cene del Rinascimento e del Barocco erano
impreziosite da splendidi buffet di vasellame d’oro da ammirare piuttosto
che da usare.
Sontuosi banchetti sono stati tramandati con dovizia di particolari,
caratterizzati dall’incredibile abbondanza delle vivande, dalla fantastica
esuberanza delle scenografie, dall’ostentazione di vasellame ed argenterie
pregiate.
Molti sono gli esempi di ricostruzioni storiche di tavole illustri.
Ricordiamo la sala da pranzo privata di Guglielmo III ad Hampton Court
allestita con un dessert della fine del Seicento e la tavola per la cena della
Principessa Carolina, ricca di zuppiere rococò e ampolle con candelabri e
vetri disposti su consolle.
Tali allestimenti restituiscono lo spirito ad oggetti funzionali, che così
spesso muoiono rinchiusi in vetrine.
L’età dell’oro dell’arte della tavola viene oggi evocata anche nelle tre
sale del vasellame napoleonico della Residenz di Monaco, nelle Sale imperiali
dell’argento e della porcellana all’Hofburg di Vienna e nel monumentale
centro tavola romano in marmo e bronzo dorato eseguito da Luigi
Valadier per il Palazzo Reale di Madrid.
Ancora Londra offre nella Stanza dei Gioielli della Torre di Londra un
abbagliante buffet allestito e gli oggetti principeschi del Primo Duca di
Wellington a Apsley House.
La tavola di Palazzo Querini Stampalia è apparecchiata per otto commensali
con piatti da coltello, da minestra e da antipasto, salsiere, compostiere
a forma di conchiglia, quadrate e a losanghe eburriere.
Il ricco cromatismo del servizio da tavola di Alvise viene esaltato da
figurine, gruppi e vasetti in biscuit di porcellana dura di gusto Luigi XV e
Luigi XVI che ne costituiscono il surtout.
Al centro della tavola viene presentato il gruppo “Il Trionfo della
Bellezza”, ideato da Louis-Simon Boizot per Maria Antonietta nel 1775-76,
accompagnato dai gruppi laterali “L’offerta all’Amore” e “L’offerta al
Matrimonio”, sempre creazioni di Boizot. Seguono l’elegante Ninfa
Falconet, una delle più fortunate opere di Falconet utilizzate dai modellatori
di Sèvres e l’esile e aggraziata “Ninfa con spugna”, ancora di Boizot.
Otto divinità che facevano parte del surtout de mariage du Dauphin realizzato
in occasione delle nozze tra il futuro Luigi XVI e Maria Antonietta
e deliziosi vasetti completano il centro della tavola.
Una preziosa tovaglia rettangolare dell’Ottocento, interamente eseguita
ad ago in punto Venezia, con scene di ispirazione bucolica della collezione
privata dei titolari della manifattura Jesurum, fa da scenario alle
lucenti porcellane francesi.
Alle pareti consolle settecentesche con piani di marmo ricordano i
tavoli di servizio raffigurati nel Ricevimento per l’Elettore di Colonia a
Palazzo Nani a Venezia nel 1755, attribuito alla scuola di Pietro Longhi e
conservato a Ca’Rezzonico, dove è reso con grande precisione uno dei sontuosi
banchetti che Venezia offriva agli ospiti di riguardo.
Due di queste consolle servono da buffet per i dolci con piattini da frutta,
fragoliere, rinfrescatoi da gelato accompagnati da vassoi con tazze da
gelato e cestini da frutta.
La terza serve come buffet per le bevande ed è allestita con rinfrescatoi
per bicchieri, per bottiglie, una coppa da punch e un mortaio.
Proponendo al pubblico questo nuovo allestimento, si è voluto recuperare
il sapore settecentesco di una sala da pranzo in un palazzo veneziano.
|
|
Sala delle porcellane. Le pareti presentano specchiature a marmorino rosa che si alternano a decorazioni a candelabre in stucco bianco su fondo a marmorino rosa più intenso. Le mensole in stucco bianco e giallo fanno parte di un allestimento
museale del 1941. Fondazione Querini Stampalia, VE |
I am honored to present on the occasion of the republishing of the Morazzoni
Volumes, the new dining room of the Querini Stampalia Palace in Venice,
where finally after centuries, the porcelain set of Sèvres of Alvise Querini has
returned to its original home.
In June of 2002 the restoration of the museum’s dining hall began, tied to
a restoration project that anticipated the conservation of the historical identity,
by reinforcing the character of the museum to preserve the record of an
18th century noble residence.
The furniture, porcelain, sculptures, and objects assume significance as
they are exhibited in their original context, rather than in a traditionally sterile
museum display. The visitor can marvel at the richly detailed scene and
warm, welcoming rooms so characteristic of the rococo style.
The waiting hall of the Venetian palace, called the portego, has regained
its original status as the entryway of the historical residence. The walls are
decorated with busts of marble, a grand festive polychromatic Rezzonico
chandelier adorns the ceiling, and a fresco depicting the Allegory of the
Aurora by Jacopo and Vincenzo Guarana, graces the wall.
The walls of some of the rooms will at a later time be dressed with tapestries
of antique designs, Murano glass chandeliers of the 18th and 19th centuries
will illuminate the areas, and pieces of decorative art belonging to the
family’s patrimony will complete the furnishings of the rooms.Recently restored and reproduced at the end of March 2004, the new
dining hall has been opened to the public.
The room is decorated with elegant and refined 18th century stucco frescos,
consoles and mantles of wood and plaster exhibiting the fragile and precious
porcelain of Sèvres, Vienna, Nove, and Venice. These pieces narrate the
mysterious story of their production and the history of the competitiveness
that existed among the sovereigns of 18th century Europe to open new manufacturing
centers.
In the center of the room, the protagonist of the exhibit is the Sèvres serving
set displayed on an oval table.
The pâte tendre porcelain serving set for 28 people is accompanied by
figurines in biscuit, acquired in 1795-96 by Alvise Querini, the last ambassador
of the Serene Republic in France from 1795 to 1797.
Alvise lived in Paris as a man of taste and culture who not only occupied
himself with politics, but with art, theater, and fashion. So fascinated was he
by the white gold of the Ancien Régime, that during his Parisian sojourn he
commissioned a Sèvres service set of 244 pieces of majolica and 47 sculptures
in biscuit. The surtout and the majolica are rare examples that still remain
completely intact.
The majolica are typical of the maker, and many date back to the middle of
the 18th century, like the glass chillers and the compost jar in the form of a
shell, probable creations of the goldsmith Jean-Claude Duplessis. Small pink and blue flowers on a white background decorate the creations,
as the marli bears a dark blue and gold frieze; a typical table set ornamentation
of a later 18th century Sèvres creation.
The majority of Alvise’s service pieces bear the insignia R.F., Republic of
France, and the name Sèvres that substituted the crossed double L representing
the royal monogram between 1793-1800. Other numerous insignias of
painters and gilders have also recently been identified.
Table furnishings in the time of Alvise still represented an enormous
investment of taste and money. It was not uncommon to present to the guests with exhibitions of silver and porcelain prior to dinner, as the dinners of
the Renaissance and the Barocco were adorned with splendid cupboards of
gold majolica to be admired rather than utilized.
Sumptuous banquets were given with a bounty of details, from the incredible
abundance of foods and the fantastic exuberance of the scenes, to the
ostentatious majolica and precious silverware.
Many reconstructed historical examples of such illustrious tables exist.
The Hampton Court private dining room of William III holds a late-17th century
dessert set, the dinner table of Princess Caroline abounds with rococo
bowls and cruets, candelabrums, and glasses arranged on consoles.
Such arrangements reestablish the spirit of functional objects, which all
too often die enclosed in glass.
The age of gold art in table sets is today evoked in the three rooms of
Napoleonic majolica in the Residenz of Monaco, in the Imperial Halls of silver
and porcelain at the Hofburg of Vienna, and in the monumental center of
the Roman table adorned in marble and golden bronze created by Luigi
Valdier for the Royal Palace of Madrid.
The Tower of London hosts a room of jewels and a dazzlingly arranged
cupboard, and at the Apsley House, the princely objects of the first Duke of
Wellington.
The table at the Querini Stampalia Palace is set for eight guests: knives,
soup bowls, and antipasto plates, a gravy boat, compotes in the form of a shell,
and square losanghe, butter dishes.
The richly chromatic Alvise table service is dignified by figurines and clusters
of small porcelain biscuit vases, preferred by Louis XV and Louis XVI
who contributed the surtout.
In the center of the table, the “Triumph of Beauty” collection is displayed,
accompanied by the two lateral collections of the “Offer to Love” and the “Offer to Marriage”, created by Louis-Simon Boizot for Maria Antonietta in
1775-1776. One of the more fortunate creations was the elegant, thin and graceful
sponged Ninfa Falconet, again by Boizot, who utilized the molders of
Sèvres. Eight divinities that were part of the Surtout de Marriage du
Dauphin were created for the wedding of the future Louis XVI and Marie
Antoniette, and completing the table center are delightful little vases.
A precious 19th century rectangular tablecloth created entirely in
Venetian needlepoint with inspirational bucolic scenes, belonging to the private
collection of the manufacturer Jesurum, sets the scene for the shiny
French porcelain.
On the walls, 18th century consoles with marble planes are reminiscent
of the service tables utilized for the reception of Elettore di Colonia at the
Nani Palace of Venice in 1755. Attributed to the school of Pietro Longhi, they
are conserved at Ca' Rezzonico, where sumptuous banquets that Venice offered
to its most esteemed guests were held with great precision.
Two of these consoles serve as dessert buffets, with fruit plates, strawberry
bowls, and ice cream chillers accompanied by trays of ice cream bowls
and fruit baskets. The third serves as a drink buffet equipped with glass and
bottle chillers, a punch bowl, and finally a mortar.
This exhibit recaptures the 18th century flavor of a Venetian palace’s
dining hall...