| Alberto Calligaris, assieme ad Alessandro Mazzucotelli, è stato collocato dalla storia ai vertici dell’arte del ferro
lavorato a caldo in Europa. Entrambi iniziarono a creare grandi opere in ferro battuto nello stesso periodo,
quello che precedette la prima guerra mondiale, in un momento di raffinata creatività quando
le avanguardie storiche cercavano di cambiare in modo significativo la sensibilità e il l’estetica della nostra vita.
Qualcuno lo chiamò “la belle Èpoque” e lo collegò allo stile liberty.
Erroneamente ci si ricorda di Calligaris come di un esponente del liberty, dell 'art nouveau italiana: non è così. Perchè solo occasionalmente fece uso di tale linguaggio; troppo diverso era il suo immaginario, i segni e i simboli scelti per il proprio lessico.
"Art nouveau" era l 'insegna di un negozio di arredamento aperto a Parigi nel 1895 dove si alternavano vari rappresentanti del nuovo stile, dal belga Van de Veld e all 'americano Tiffany: uno stile che voleva rompere con la tradizione dell 'eclettismo storico ed iniziare da zero ripartendo dalla semplice logica della natura. Guardando al portamento delle piante, soprattutto a quello dei rampicanti, scoprirono la bellezza della linea curva, morbida e avvolgente: con tali linee vennero decorati interi palazzi, sostituendo motivi floreali fluidi a quelli rigidamente stilizzati degli apparati decorativi eclettici che avevano dominato per tutto l'800. Fu un 'importante evoluzione, che però non coinvolse tutti.
Rimase pur sempre un'élite aristocratica che, cogliendo come difetto la democraticità del nuovo linguaggio (la natura è uguale per tutti e a tutti risulta egualmente comprensibile), preferì uno stile più colto ripreso da quello di Luigi XVI, lo alleggerì con il colore bianco e lo chiamò ironicamente "stile ghirlanda" per l'uso massiccio che ne fece. Era uno stile decorativo in fondo nuovo, dove le forme neoclassiche di fine '700 venivano interpretate in modo leggero e spersonalizzato.
Tra i due stili (l 'art nouveau e lo stile ghirlanda) l 'opera di Alberto Calligaris che va dal 1905 all'inizio della prima guerra mondiale va collocata decisamente nel secondo (il neo-Luigi XVI) che Calligaris interpreta in modo personale ed eroico: le ghirlande di rose imperversano, ma con una forte presenza del linguaggio formale classico, dai girali alle palmette fino ai bucrani. Dentro l'esuberanza decadente delle rose, questa irruzione della romanità antica crea una dimensione eroica del tutto inedita, che non ricorda nient 'altro, se non le atmosfere letterarie di D 'Annunzio.
Il dannunzianesimo come matrice culturale
D’Annunzio visse all’insegna della mondanità e dell’estetismo,
sempre alla ricerca di nuove sensazioni in nome di un compiaciuto
erotismo e di un’identità da superuomo dalla “vita inimitabile”.
I protagonisti dei sui romanzi soggiacciono a passioni forti
di cui spesso rimangono succubi fino al tragico scioglimento.
Poeta celebrativo, vede nell’avventura colonialista dell’Italia in
Africa un momento di rinascita dello spirito dominatore dell’antico
romano, e ne immortala i sentimenti nelle “Canzoni delle
gesta d’oltremare” del 1912 che descrivono la conquista della
Libia. (Nelle tavole qui riprodotte si trovano incise due date ad
essa molto vicina: il 1911 e il 1913) . In queste canzoni l’armamentario
eroico classicista viene esaltato come mai prima, in un
vortice di musicalità e di sentimenti esasperati. Si tratta di una
componente essenziale del decadentismo europeo: il momento
del dissolversi dell’io in un sentimento panico, dove il rapporto
con le cose diventa ineffabile e la scrittura utilizza lo splendore
di un linguaggio analogico che si esprime più per suggestione
che per comunicazione. Così il lauro della gloria e le picche del
valore guerresco si mescolano alle ghirlande di rose che il
mondo femminile regala all’eroe.
A questo punto si può tornare al ferro battuto: le superbe cancellate
di Alberto Callegaris, esuberanti nelle forme e ricche di
sapori nei contenuti, parlano di tutto questo. Sono i cancelli oltre
i quali vive l’eroe, che separano il volgo e la vita di routine dal
sublime sentire dei pochi eletti. Sono i cancelli della villa “La
Capponcina” dove D’annunzio riceveva le sue nobildonne in
amori resi sublimi da un eloquio “esagerato” che catturava.
Catturava tutti quelli che l’ascoltavano, così come il ferro battuto
di Calligaris ancora cattura sul piano dell’espressività visiva che
ha la fortuna di imbattersi in esso.
Walter Pagliero
Nel 1910 Alberto Calligaris ha ricevuto il primo premio per le
arti decorative all’Esposizione Internazionale di Bruxelles.
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The style of life inspired by D’Annunzio used as a cultural matrix
D’Annunzio lived a life of high society and aestheticism. He was
always on the lookout both for new sensations in the name of a self-satisfied
eroticism and for an identity as a superman with a life that could
not be imitated. The characters in his novels are subjected to strong
passions, which they often end up being slaves to, up until the tragic
end. As a commemorative poet, he considered Italy’s colonial adventure
in Africa to be a moment for the rebirth of the dominating spirit of the
ancient Roman, and he immortalised these feelings in 1912 in the
‘Canzoni delle gesta d’oltremare’, which described the conquest of
Libya. (In the plates shown here there are two dates that are very close
to this one: 1911 and 1913). In these songs the classicist arsenal is
exalted more than ever in a vortex of extreme musicality and emotions.
It is one of the essential components of European decadentism: the
moment in which the self fades away in a sense of panic, where the rapport
with things becomes inexpressible, and writing uses the dazzle of
an analogical language that seeks to express beauty rather than actually
communicate. In this way the laurel of glory and the spades of warlike
valour become intertwined with rose garlands that the feminine
world gives as a gift to the hero.
We can now return to the wrought iron. The marvellous gates by
Alberto Calligaris, which have exuberant forms and are full of content,
speak of all of the above. They are gates beyond which the hero lives,
separating the common people and everyday life from the sublime feelings
of the elected few. These are the gates from the villa ‘La
Capponcina’, where D’Annunzio entertained his ladies with love rendered
sublime by a captivating and ‘exaggerated’ language. Everyone
who listened would be captured by it, just like Calligaris’s wrought
iron still captures those who have the good fortune to see it.
Walter Pagliero
In 1910 Alberto Calligaris won first prize for decorative arts at the
Brussels International Exhibition. |