| Biblioteca
San Francesco della Vigna - Venezia
Presentazione
La biblioteca San Francesco della Vigna ha sede nel Convento omonimo,
fondato nel 1256. Notizie documentano l'esistenza verso il 1260 di un
"cenacolo che raccoglieva i letterati della città", ma
la prima notizia certa dell'esistenza della biblioteca è del 2
agosto 1437 quando papa Eugenio IV ordina che i libri dei frati defunti
non siano dispersi ma restino nel convento. Si hanno notizie di donazioni
consistenti di zecchini d'oro per l'ampliamento della biblioteca da parte
di Andrea Bragantin e Girolamo Badoer nel corso del Quattrocento e nel
1487 Marco Antonio Sabellico parla di una biblioteca molto ampia e assai
frequentata. Nel corso dei secoli seguenti, abbiamo numerose testimonianze
di donazioni e di ampliamenti degli spazi occupati per la biblioteca e
notizie che affermano che non era riservata esclusivamente ai frati del
convento ma era aperta anche ai laici e purtroppo soggetta anche a furti,
come racconta, tra gli altri, Giovanni degli Agostini, bibliotecario dal
1731 al 1755. Dal 1592 ogni martedì e giovedì nella biblioteca
si radunava il clero veneziano per seguire le lezioni del Lettore di teologia
morale e dal 1762 si tenevano le riunioni dell'Accademia per le scienze
ecclesiastiche.
La maggior parte del ricco e prezioso patrimonio è andato disperso
in seguito alla soppressione del convento nel 1797. Alcune opere sono
state salvate e risultano conservate in alcune biblioteche venete.
Dal 1877 la biblioteca è stata ricostituita e ampliata nel patrimonio
grazie anche a lasciti e donazioni di frati e di laici. Dal 1989 nel convento
ha sede l'Istituto di studi ecumenici San Bernardino. Accanto al fondo
antico e ai libri moderni riguardanti teologia, diritto, storia della
chiesa e francescanesimo la biblioteca si è arricchita soprattutto
di libri sull'ecumenismo, opere relative al cristianesimo nelle sue varie
confessioni e al dialogo con altre religioni.
Il patrimonio è costituito da circa 58.000 volumi moderni catalogati,
circa 6.600 libri antichi, tra cui 85 incunaboli e 473 cinquecentine,
da circa 300 periodici correnti e 177 cessati. Inoltre, sono presenti
220 manoscritti. La biblioteca conserva anche opere (non ancora catalogate)
provenienti da alcuni conventi francescani chiusi da pochi anni.
Fondi catalogati in NBM
L'intero fondo manoscritti è catalogato con MANUS e sarà
riversato in NBM.
Strumenti
L'unico catalogo per i manoscritti è una tesi di laurea: M.C.
Fazzini, I manoscritti della biblioteca del convento di San Francesco
della Vigna, Venezia 1999. Il catalogo comunque è incompleto in
quanto un centinaio circa di altri manoscritti sono arrivati in biblioteca
in seguito.
Per i libri a stampa sono a disposizione due cataloghi informatici: WISIS
e SBN.
Il catalogo WISIS contiene due diversi archivi uno per i libri antichi
(BIBAN) e uno per i libri moderni fino all'aprile 2004 (BIBLO); entrambi
consultabili via internet al sito: www.ibisweb.it. I libri acquistati
dal maggio 2004 sono stati catalogati in SBN.
In biblioteca è conservato anche uno schedario manoscritto che
arriva fino al 1990 e non aggiornato.
Bibliografia
G. Degli Agostini, Notizie istorico-critiche intorno la vita, e le opere
degli scrittori viniziani, Venezia, Simone Occhi, 1752-1754.
G. Ranzato, Memorie del convento e chiesa di S. Francesco della Vigna
in Venezia, Venezia 1898.
P. La Cute, Le vicende delle biblioteche veneziane dopo la soppressione
napoleonica, in "Rivista di Venezia", Ottobre 1929, 1-45.
C. Albasini, La biblioteca di san Francesco della Vigna in Venezia, in
"Le Venezie francescane", 19 (1952), 4, 177-181.
L. D'Elia, Il catalogo dei libri stampati della Biblioteca di San Francesco
della Vigna di Venezia, Cod. Marc. It. X 216-218, cart. sec. XVIII (6903,
6904, 6905), Venezia 1990.
M. Bortoli, Edizioni cinquecentine stampate in Italia esistenti nella
Biblioteca del Convento di San Francesco della Vigna in Venezia, [Venezia?]
1999.
M. Molin Pradel, Due manoscritti greci conservati nel convento di S. Francesco
della Vigna a Venezia, in "
Rivista di ricerche bizantinistiche", 1 (2004), 255-265.
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L’acquisizione dei libri di S. Michele e
l’importanza del dialogo internazionale impongono una ristrutturazione
dell’Istituto di Studi Ecumenici S. Bernardino, che rilancia la
città lagunare come luogo di incontro tra Est e Ovest.
Luogo emblematico dell’incontro tra Oriente e Occidente,
Venezia è la città che per sua natura si presta ad accogliere
un istituto superiore di studi ecumenici. Costituito negli anni ’80
presso il Convento francescano di S. Bernardino, l’Istituto, pur
mantenendo il nome del santo senese, è stato trasferito a Venezia
da una decina di anni, presso il
Convento di S. Francesco della Vigna e incorporato alla Facoltà
Teologica della Pontificia Università Antonianum di Roma.
“È nato dall’idea di promuovere l’unità
dei cristiani attraverso la reciproca conoscenza – spiega il Preside,
Padre Roberto Giraldo – per superare i pregiudizi attraverso la
conoscenza di quel che gli altri dicono: per imparare a guardare l’altro
con i suoi occhi, non con i nostri.” I corsi sono svolti anche da
docenti ortodossi e protestanti provenienti da diversi centri accademici
europei e sono equiparabili a un master di secondo livello, durano due
anni più
un terzo per la formulazione della tesi.
Nelle due pagine, in senso orario: vista
verso il mare dal campanile. Facciata palladiana della chiesa di
S. Francesco della Vigna (nell’inserto il simbolo dell’Istituto
ecumenico). Un chiostro. Vista sul convento dal campanile (si notano la
vigna sul lato verso il mare e l’edificio novecentesco ex “Curia”
tra convento e gasometri).
Sono aperti a laici e sacerdoti, e sono frequentati da studenti
provenienti da tutti i continenti. Gli approfondimenti
teologici implicano anche quelli storici e di cultura generale degli altri
Paesi e delle altre tradizioni.
“Non solo lo studio, ma anche il vivere assieme con docenti e studenti
protestanti e ortodossi ha un importante
significato educativo – specifica P. Giraldo - e costruisce una
trama di rapporti, di studio e personali, che permangono. Presso di noi
si sono formati diversi sacerdoti ortodossi che sono rimasti in Italia
per curarsi delle loro comunità presenti sul nostro territorio.”
Molti di coloro che qui hanno studiato diventano responsabili diocesani
per il dialogo ecumenico, altri si dedicano alla docenza di tematiche
ecumeniche in diversi Paesi, dall’Africa all’America Latina;
in questi mesi una suora coreana, terminato il corso a Venezia, si è
impegnata in una ricerca sul dialogo ecumenico nel suo Paese.
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Pianta e prospetto della
biblioteca prevista tra i due chiostri.
Pagina a lato, dall’alto: pianta del piano terra e primo piano
(in giallo l’edificio ex “Curia” appena restaurato);
vista degli elementi in ferro che rafforzano le strutture portanti
dell’ex “Curia” (a destra nella foto si nota la
parete della “vasca” a difesa dall’acqua alta). |
Se nel corpo novecentesco oggi ristrutturato
saranno depositati i codici e i volumi più antichi (tra questi,
particolare notorietà ha acquisito un Corano del ‘500
stampato a Venezia con caratteri mobili, uno dei primi esemplari di
produzione occidentale), anche nell’edificio che separa i due
chiostri del convento è prevista una nuova biblioteca.
Per questa, che fa parte della seconda fase del progetto, è
gia stata progettata una sistemazione con una serie di espositori,
cassetti e armadiature.
Nella parte bassa tali strutture, che saranno realizzate in legno,
recheranno i volumi direttamente accessibili agli studenti.
Per le opere più pregiate l’architetto Marino Alessandri
ha disegnato un sistema a soppalco cui si accede tramite una duplice
scalinata laterale.
Due soppalchi saranno collocati contro i lati lunghi dell’edificio,
nei quali saranno mantenute le finestre esistenti.
Così la passerella per l’accesso alle scaffalature sarà
anche una specie di doppio belvedere sui due chiostri.
Questa fase di restauro prevede anche il riordino delle celle dei
frati, che saranno ampliate per ottemperare alla funzione di camera
e di studio, nonché la ristrutturazione delle camere degli
studenti e della foresteria. Si ottureranno quaranta camere per gli
studenti e per gli ospiti. Come si vede nelle piante (v. pagina a
lato) questa
biblioteca e le celle dei frati nonché le stanze per gli studenti
si trovano al livello alto (2P) dei due chiostri e dell’edificio
che delimita il vigneto.
L’edificio novecentesco (ex “Curia”) ristrutturato,
posto tra il convento e i due gasometri conterrà i libri al
livello basso (1P) e le sale lettura al livello alto, illuminato da
lucernari. Nella risistemazione del gasometro, si prevede
al piano terra (1P) un ampio atrio di ingresso (la biblioteca che
qui troverà posto sarà la più facilmente accessibile
al pubblico) mentre al livello alto (2P) esso sarà raccordato
da una passerella all’edificio ex “Curia”. La struttura
metallica esistente sarà mantenuta e rafforzata, e gli spazi
articolati con pannellature in vetro. |
Vi sono contatti stabili con diverse istituzioni accademiche
europee: da Salamanca alla Romania, e da Marburg alla Grecia. Agli insegnamenti
accademici si affiancano anche iniziative culturali, come un convegno
annuale sull’ecumenismo aperto al pubblico o presentazioni di libri,
oltre a seminari per docenti universitari. Entro il cammino verso una
unità europea autentica e fondata sulle radici religiose del continente,
questo è un centro universitario di primaria importanza. La sua
biblioteca specialistica, già dotata di 60 mila volumi, si è
recentemente arricchita
dei 50 mila volumi provenienti dal convento di S. Michele in Isola, divenendo
così la terza per rilevanza nel capoluogo veneto.
La ristrutturazione in corso porterà il convento e l’istituto
accademico che ospita, sempre più al centro delle molteplici attività
culturali grazie alle quali Venezia resta una città viva, non solo
un museo di sé stessa.
Dalla Curia alla cura dei volumi
Il Convento è sorto nel XIV secolo: un piccolo edificio accanto
a una chiesa in stile gotico. Nei due secoli successivi si è esteso
sino a diventare uno dei maggiori conventi della città e la chiesa
fu ampliata su progetto del Sansovino a metà del XVI secolo, mentre
la facciata è stata realizzata dal Palladio nel 1562. La biblioteca
del convento ha tradizioni antichissime e nobili: nel 1487 Marco Antonio
Sabbelico parla di una biblioteca ampia e assai frequentata, in quanto
non aperta solo ai frati, ma al pubblico.
Oggi il patrimonio della biblioteca consta di 70 mila volumi moderni,
6.600 libri antichi di cui 85 incunaboli e 472 cinquecentine, circa 300
periodici correnti e 177 cessati.
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Oltre all’acquisizione dei volumi del
convento di San Michele, si prevedono acquisizioni da altri conventi
veneti, che si sommeranno alle circa 2000 che avvengono regolarmente
ogni anno tra riviste, libri e altre pubblicazioni.
Fino alla ristrutturazione attuale, le opere sono state depositate
nel corpo che separa i due chiostri (le cui solette hanno in parte
ceduto) e nell’edificio di metà del ‘900 che
ospita anche aule accademiche (detto “Curia”). |
L’opera di restauro e ristrutturazione, progettata
e curata dall’Arch. Marino Alessandri, si articola in quattro fasi.
La prima fase (completata) ha riguardato l’edificio novecentesco
e ha comportato il rafforzamento con armature in ferro di tutte le solette,
per garantire una portata di una tonnellata al metro quadrato (necessaria
per sostenere il peso dei libri) oltre al rafforzamento dei pilastri e
alla costruzione di una parete di contenimento (“vasca”) che
eviti l’accesso
di acqua in caso di mareggiate. La seconda fase riguarda la risistemazione
del corpo tra i due chiostri, in cui è prevista la sistemazione
di una duplice scaffalatura: in basso per i volumi accessibili, in alto
per i volumi preziosi.
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Il rendering di progetto per
risistemare il primo gasometro
e (sotto) lo stato attuale.
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La terza fase prevede la ristrutturazione
di una struttura dei primi del ‘900, che raccoglieva il gas
(prodotto in loco dalla lavorazione del carbon coke) destinato all’illuminazione
della città e nel prossimo futuro, una volta bonificato il
terreno (di proprietà comunale), con un intervento che fa
largo uso di cristallo e pannelli fotovoltaici, sarà trasformato
in biblioteca aperta al
pubblico ma collegata al convento.
La quarta fase prevede il completamento dei restauri del convento
e dei suoi chiostri. |
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Cosa è il Gasometro
Un gasometro o gazometro è un grande serbatoio dove il gas viene
immagazzinato a temperatura e pressione quasi naturali.
Il nome di “Gasometro “si deve all'ingegnere scozzese William
Murdoch che lo coniò nel 1800.
Il volume del serbatoio si adatta alla quantità di gas immagazzinata,
mentre la pressione a cui il gas è sottoposto all'interno di esso
deriva dal peso di un tetto mobile.
Volumi tipici per gasometri di grandi dimensioni sono di 50000 m³
circa, con un diametro della struttura di 60 m.
Il gasometro viene usato più per scopi di regolazione di pressione
(per assicurarsi che la pressione con cui entra nelle tubature sia compresa
in un range di sicurezza) che per immagazzinare il gas per utilizzarlo
in futuro.
Attualmente i gasometri sono sempre meno usati e rappresentano più
dei monumenti di archeologia industriale che delle vere e proprie infrastrutture.
In passato infatti i gasometri venivano utilizzati per accumulare il cosiddetto
"gas di città", essenzialmente Syngas che veniva prodotto
dal carbone e utilizzato sia per usi domestici e sia per l'illuminazione
pubblica delle città.
Con la diffusione del gas metano però l'utilizzo del "gas
di città" è via via scomparso e così anche i
gasometri hanno perso il loro ruolo.
I gazometri in genere possono essere ricondotti a due diverse tipologie
costruttive:
quelli in muratura
e quelli in acciaio.
Quelli in muratura risalgono al 1800
mentre quelli in acciaio sono stati costruiti a partire dai primi anni
del 1900.
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I Gasometri in acciaio hanno due tipologie: in base al movimento delle
campane telescopiche,
quelli tralicciati e
quelli elicoidali.
Quelli con struttura esterna tralicciata, sono tipicamente della prima
metà del 1900, il movimento verticale delle campane avviene per
scorrimento su apposite guide presenti nella struttura tralicciata (esempio
i due gasometri della Bovisa a Milano costruiti nel 1906 e nel 1930) e
i gasometri di Venezia alla Celeste.
Quelli elicoidali, sono tipicamente della seconda metà del 1900,
non hanno struttura portante esterna, le campane sono autoportanti dotate
di guide elicoidali che legano una porzione all'altra.
Il movimento verticale delle campane è accompagnato quindi da
una rotazione delle stesse, tale accorgimento è richiesto per impedire
che le campane possano imbarcarsi, cosa invece permessa dalle guide verticali
in caso di spostamenti verticali differenziali .
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