| Tratto da: Chiesa Oggi 83 Architettura e Comunicazione |
STRUMENTI E PROTEZIONE | ||||
| Le chiese debbono essere aperte per accogliere fedeli, pellegrini, ma anche amanti dell’arte di cui sono spesso custodi. Occorre anche adottare misure per evitare furti, come si è preoccupato di fare un parroco di Reggio Emilia. Un tempo le chiese erano protette dal diffuso timore che
chi le avesse violate sarebbe stato oggetto di punizione divina. Oggi
non è più così. Rubare in chiesa è facile:
si tratti di calici o quadri, vi si trovano molti oggetti che hanno valore
nel mercato dell’arte o dell’antiquariato. Lo spiega la Prof.
Arch. Jessica Astolfi, coordinatrice del corso executive “Sicurezza
(security, safety) e tutela dei beni culturali ed ecclesiastici”,
organizzato dal Politecnico di Milano sotto la direzione del Prof. Oliviero
Tronconi. Un corso di alta specializzazione che affronta tutte le tematiche:
dalla storia dell’arte alla normativa vigente, alla progettazione
e gestione degli impianti. “I furti non sono diminuiti. Forse manca
Ma gli spetta anche di occuparsi degli edifici e delle
opere che contengono, il cui valore non è solo devozionale, ma
anche di mercato” specifica la Astolfi. E installare un sistema
efficace contro il furto non è poi così difficile. Un tempo
si usavano le sbarre alle finestre (sicurezza passiva): oggi oltre a queste
si possono collocare sbarramenti invisibili ma non meno efficaci: rivelatori
attivi e passivi a raggi infrarossi, telecamere collegate a un monitor
le cui immagini sono registrate e conservate per il tempo necessario a
individuare che cosa è stato rubato e chi ha compiuto il furto.
Dall’alto, chiesa di S. Zenone: sensori sul
portone; un rivelatore all’interno della chiesa. Giuseppe Bonacini, dopo aver partecipato a un master due anni fa, ha compiuto il proprio stage presso Assosicurezza (una delle associazioni di settore, insieme a Anie, Anciss, Imq, Cei) e ha svolto la tesi magistrale su due chiese emiliane, S. Stefano e S. Zenone, su richiesta del parroco, Don Fabrizio Crotti, che ha provveduto, secondo quel progetto, a installare gli impianti. I sistemi di rilevamento sono collegati a una centralina posta nella canonica, che serve entrambe le chiese.
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