Tratto da:
Chiesa Oggi 83
Architettura e Comunicazione
STRUMENTI E PROTEZIONE
Di Baio Editore

Le chiese debbono essere aperte per accogliere fedeli, pellegrini, ma anche amanti dell’arte di cui sono spesso custodi. Occorre anche adottare misure per evitare furti, come si è preoccupato di fare un parroco di Reggio Emilia.

Un tempo le chiese erano protette dal diffuso timore che chi le avesse violate sarebbe stato oggetto di punizione divina. Oggi non è più così. Rubare in chiesa è facile: si tratti di calici o quadri, vi si trovano molti oggetti che hanno valore nel mercato dell’arte o dell’antiquariato. Lo spiega la Prof. Arch. Jessica Astolfi, coordinatrice del corso executive “Sicurezza (security, safety) e tutela dei beni culturali ed ecclesiastici”, organizzato dal Politecnico di Milano sotto la direzione del Prof. Oliviero Tronconi. Un corso di alta specializzazione che affronta tutte le tematiche: dalla storia dell’arte alla normativa vigente, alla progettazione e gestione degli impianti. “I furti non sono diminuiti. Forse manca
ancora una adeguata sensibilità: certo ai parroci è affidata anzitutto la cura delle anime.

Ma gli spetta anche di occuparsi degli edifici e delle opere che contengono, il cui valore non è solo devozionale, ma anche di mercato” specifica la Astolfi. E installare un sistema efficace contro il furto non è poi così difficile. Un tempo si usavano le sbarre alle finestre (sicurezza passiva): oggi oltre a queste si possono collocare sbarramenti invisibili ma non meno efficaci: rivelatori attivi e passivi a raggi infrarossi, telecamere collegate a un monitor le cui immagini sono registrate e conservate per il tempo necessario a individuare che cosa è stato rubato e chi ha compiuto il furto.
Dal 1997 presso il Politecnico di Milano si svolgono corsi e master di I livello per preparare specialisti, capaci non solo di collocare strumentazioni antifurto (e antincendio), ma di farlo con specifica competenza: in modo che i rivelatori non abbiano un impatto eccessivo sulle architetture o sulle opere e che siano commisurati agli ambienti la cui sicurezza
devono presidiare.

Dall’alto, chiesa di S. Zenone: sensori sul portone; un rivelatore all’interno della chiesa.
Chiesa di S. Stefano: schema di collocazione degli impianti antintrusione; telecamera nel porticato.

Giuseppe Bonacini, dopo aver partecipato a un master due anni fa, ha compiuto il proprio stage presso Assosicurezza (una delle associazioni di settore, insieme a Anie, Anciss, Imq, Cei) e ha svolto la tesi magistrale su due chiese emiliane, S. Stefano e S. Zenone, su richiesta del parroco, Don Fabrizio Crotti, che ha provveduto, secondo quel progetto, a installare gli impianti. I sistemi di rilevamento sono collegati a una centralina posta nella canonica, che serve entrambe le chiese.