| Tratto da: Chiesa Oggi 83 Architettura e Comunicazione |
LA TRADIZIONE RINNOVATA | ||||||||||||
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Nelle comunità monastiche l’architettura ha un valore particolarmente
significativo. Essa è conformata e a sua volta conforma il vivere
in comunione. Perché il monastero è una piccola città:
vi si prega e vi si lavora, vi sono ambienti preposti alla contemplazione
e al silenzio, al consumare assieme i pasti e le celle - piccoli ambiti
riposti, minimi per il riposo dei singoli - e la biblioteca, l’atrio,
gli spazi per l’accoglienza. A Bose, località sulle prealpi
biellesi, la comunità monastica che si è raccolta attorno
a Enzo Bianchi ha nell’edificio per il culto un elemento fondativo.
È infatti con
Chiesa monastica ecumenica del Monastero
di Bose a Magnano (Biella)
Nella seconda metà degli anni Novanta, la comunità non solo continuava a crescere, ma le sue opere si articolavano: accoglienza di pellegrini, scambi con altri monasteri, gruppi di studio e di preghiera, convegni teologici e liturgici. “Il 6 gennaio 1998, alla fine del capitolo annuale della Comunità - racconta Michele Badino - si prese la decisione di costruire la nostra nuova chiesa... Diversi erano stati i progetti e i suggerimenti chiesti a vari architetti per quest’opera, ma il priore Enzo Bianchi propose di realizzare noi stessi il progetto, con la consapevolezza che la comunità costruisce giorno per giorno la propria vita.”
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