|
Una chiesa concepita come centro gravitazionale che impernia l’abitato.
Il suo disegno ha capacità evocative e genera un percorso che dalla
piazza conduce verso l’altare attraverso una progressione lineare
di soglie e passaggi chiaramente individuati dall’architettura.
Il segno della cuspide è elemento ripetuto come momento simbolico
e identitario.
È la nuova città che nasce mentre la vecchia
pian piano si dilegua: Valleambrosia di Rozzano fa parte della cintura
milanese e, sotto il profilo giuridico, è un sobborgo di un comune
limitrofo alla metropoli, ma sotto il profilo urbanistico è totalmente
integrato in essa.
La chiesa si pone come il vero centro della nuova configurazione del borgo,
che lascia il suo trascorso di zona agricola con sporadici episodi industriali
per diventare a pieno titolo città. Una pianificazione che finalmente
mostra un minimo di sensibilità, ha lasciato alla chiesa uno spazio
cospicuo, con un’ampia piazza davanti al fronte e un estendersi
del prato sul lato opposto fino a una zona di campi sportivi.
Così il complesso parrocchiale si pone come vera anima dell’abitato
e tutto quanto già lo attornia, o quanto sorgerà, dovrà
porsi in relazione a questo centro gravitazionale.
Interpretando con accortezza la strategica positura del sito, i progettisti
hanno dato vigore alla relazione tra piazza e facciata, ricorrendo a un
disegno nitido e semplice ma che in nulla rinuncia a dare significato
alla presenza e alla preminenza del luogo.
Un profilo a cuspide, assunto quale segno di riconoscibilità e
di identità, è ripetuto più volte quale richiamo
sintetico-simbolico delle antiche coperture a due falde: al culmine della
parete libera che diventa segnale emergente e sintesi dell’idea
del campanile e di un’augusta facciata, nel portale che varca lo
spiovente del nartece, nella vetrata da questo definita che dà
origine alla conformazione dell’aula e che, in fondo a questa, è
sottolineata dalla luce che entra dalle aperture sopra l’altare.
|
|
Vista frontale del complesso ecclesiale
dalla piazza.
Si nota l’alto companile a vela che diventa facciata. |
Dall’alto: il campanile-facciata. |
Il rapporto chiesa-quartiere è assunto quale momento
germinale e sostanziale: la piazza, con la sua ordinata orditura di prato
e lastricato attraversata dalla progressione dei fari laterali, è
prodromo importante per la chiesa, mentre gli edifici vicini (case basse,
capannoni, condomini alti) non giungeranno mai a offuscarne la presenza.
Grazie al ripetersi del disegno a cuspide, sia all’esterno, sia
all’interno, la chiesa diventa luogo familiare; il percorso di accesso
è scandito da una evidente progressione lineare verso il centro
dello spazio celebrativo. E tale progressione conosce momenti di passaggio,
soglie significative, ambienti di riflessività; tuttavia ha anche
la qualità di essere composta secondo una logica che si percepisce
come unitaria in ciascuno dei gradi che la ritmano.
Si apprezza, sin dal primo apparire dell’edificio, un potere evocativo
e comunicativo in cui si riconosce il messaggio dell’apertura all’accoglienza,
pur tuttavia ammantato anche di un sobrio richiamo all’alterità
del luogo.
Nell’esperire il percorso, si scopre che questo riconduce all’altare
con naturalità, anche se la sua organizzazione è tale da
indicare con chiarezza il significato e l’importanza dei diversi
passaggi che mediano l’approssimarsi al cuore della chiesa.
|
Pianta, sezioni e prospetti dell’edificio
evidenziano
l’importanza del variare delle altezze in ragione
dell’approssimarsi alla zona dell’altare.
|
Nell’ambito di ingresso, all’altezza della
parete-facciata-campanile all’esterno, corrisponde all’interno
la limitatezza del nartece: la dinamica dello spazio si manifesta con
un inchino nel momento dell’entrare.
Si apre quindi la prospettiva verso l’altare che appare subito come
“luogo” eminente, grazie alle diverse soluzioni architettoniche
che disegnano la progressione dell’aula: le due file di oblò,
gli spazi aperti sui lati che formano corridoi e ambienti riposti che
l’abbassarsi del soffitto unisce e contemporaneamente separa dalla
navata, i due possenti pilastri che presidiano la zona dove la navata
si approssima all’altare.
A misura che ci si avvicina all’altare, lo spazio si ingigantisce:
si fa più largo e alto. Si inoltra negli ambienti del battistero,
dell’altare della Madonna, del tabernacolo sui lati. Si eleva sino
a raggiungere la massima altezza sopra la zona presbiterale che in pianta
ha un andamento circolare.
|
Dall’alto:
vista dell’aula dall’ingresso verso il presbiterio;
vista zenitale delle due colonne retrostanti l’altare; il
chiostro aperto tra i due edifici di servizio dietro la chiesa. |
|
|
In
senso orario, dall’alto: il volume che ospita il battistero;
particolari del manto murario;
la prospettiva laterale della chiesa evidenzia l’articolarsi
dei suoi volumi. |
Chiesa dei Santi Monica e Agostino
Indirizzo: Via Monte Grappa 1, Valleambrosia di Rozzano
Progetto e direzione artistica: PAN associati (Arch.
Raffaele Selleri, Arch. Elena Manara Selleri, Arch. Gaetano Selleri)
Progetto strutture: Ing. Giuseppe Giunta
Progetto impianti: Ing. G. Giunta (elettrici), Ing. L.
Saglia (termici)
Diezione Lavori: Arch. Dario Hueller
Foto: Federico Brunetti (courtesy PAN associati)
Le due colonne retrostanti la inquadrano, mentre dall’alto
filtra una luminosità che s’irradia all’intorno evidenziando
sia la dinamica centripeta imperniata sull’altare, sia il richiamo
celeste derivante dalla luce stessa.
In realtà né banchi né altare sono definitivi oggi:
si tratta di elementi provvisori in attesa di definizione di un progetto
condiviso. In passato le chiese erano completate nel corso di decenni,
a volte secoli: non è un difetto che anche oggi ci si fermi a meditare
su come compiere tutti i passi necessari alla definizione dello spazio
liturgico.
In quest’aula comunque l’ambiente è strutturato già
in modo significativo: il “luogo” dell’altare c’è,
manca ancora, sulla pedana quadrata che lo evidenzia al centro del presbiterio,
la sua presenza definitiva.
La parte “posteriore” del complesso, a cui si accede tramite
due ampi camminamenti laterali esterni, ospita canonica e servizi parrocchiali,
entro due volumi che sporgono, raccordati da un colonnato.
(L.Servadio)
|