| ENERGIE
RINNOVABILI UNA DIOCESI FOTOVOLTAICA
Anche in Italia la Chiesa sta muovendo i primi passi per l’uso di
energie rinnovabili. Anzi, qui è ancora più avanti che altre
istituzioni. Nella Arcidiocesi di Potenza già da qualche tempo
si stanno realizzando installazioni: nel 2006 è stato messo in
funzione un impianto da 20 kWp nel Seminario minore e altri due progetti
sono in corso di realizzazione per l’episcopio e per il centro alloggi
sacerdoti “Sacro Cuore”.
Tutti questi impianti sono progettati e realizzati da un’azienda,
partner di una delle maggiori società tedesche del settore, che
primeggiano a livello mondiale. Il Dr. Simone Piedilato, coordinatore
delle operazioni di Aci Service, ci spiega il senso di questi interventi.
“Sono installazioni fotovoltaiche, che producono energia pulita,
che non causa alcuna forma di inquinamento. Rappresentano inoltre un forte
risparmio, grazie al meccanismo di incentivi attivato, e con le misure
più recenti il costo diventa praticamente nullo.”
Vediamo con ordine…
L’installazione del 2006 per il Seminario minore di Potenza è
stata realizzata con il contributo dei fondi POR (Programmi Operativi
Regionali) che coprivano in conto capitale il 75% dei costi. Era un fondo
straordinario finanziato dall’Unione Europea per particolari progetti
ambientali e di efficienza energetica nelle regioni “Obiettivo 1”
Puglia, Basilicata, Sicilia,
Campania, Sardegna, attivato dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR).
Dal gennaio 2007 la Basilicata è uscita dal gruppo delle regioni
Obiettivo I. Vi sono invece contributi in conto esercizio (erogati cioè
non per l’installazione, bensì in proporzione a quel che
l’impianto produce) e disciplinati dal Decreto Ministeriale 19/02/2007
anche noto
come “Conto Energia” validi su tutto il territorio nazionale.
Tramite il GSE (Gestore dei Servizi Elettrici) il Ministero dell’Economia
rimborsa i proprietari degli impianti fotovoltaici secondo un tariffario
che prevede un rimborso commisurato alle fasce di potenza: da un minimo
di 36 €cent per ogni kW di energia prodotto per gli impianti più
grandi (oltre i 20 kWp posizionati a terra), a un massimo di 49 €cent
per kW prodotto, per gli impianti più piccoli di potenza fino a
3 kWp installati in integrazione architettonica.
Attenzione: stiamo parlando di incentivi per l’energia prodotta,
non per quella venduta o ceduta in rete.
Non si può quindi vendere energia?
Si può, ma non è questo il caso del Seminario di Potenza.
Per vendere energia in rete occorre disporre di una gestione amministrativa
più complessa, con partita IVA e per impianti di potenza superiore
ai 20 kWp diventare “officina elettrica” in conformità
a quanto disciplinato dall’Ufficio Tecnico di Finanza U.T.F.. Agli
Enti ecclesiastici in genere conviene di più (a meno che non abbiano
già una tale organizzazione amministrativa) limitarsi a ricevere
contributi per l’energia prodotta e consumata, usufruendo dell’ulteriore
strumento del “contratto di scambio sul posto” per cui è
possibile usufruire di sera o di notte
dell’energia elettrica prodotta di giorno dall’impianto fotovoltaico.
|
I convertitori
corrente continua / corrente alternata. |
E quanto costa un impianto?
Con i nuovi incentivi, l’impianto può essere realizzato praticamente
senza anticipazioni dirette di capitali.
Come General Contractor noi ci occupiamo di seguire tutto l’iter,
dal progetto all’installazione, alla manutenzione dell’impianto,
in modo tale che questo si realizza a costo zero per il cliente.
In che modo?
Indico un iter in 7 passi: 1. Studiamo la realizzabilità tecnica
dell’impianto. 2. Studiamo la fattibilità sottoil profilo
della convenienza economica (in una chiesa di piccole dimensioni il cui
consumo energetico è saltuario e minimo, oppure non ha spazi ben
soleggiati durante tutto il giorno probabilmente il fotovoltaico non conviene).
3. Tramite il nostro
broker individuiamo l’istituto bancario che può finanziare
alle condizioni migliori l’impianto (una consulenza che non costa
nulla al cliente perché alla fine il nostro profitto deriva dalla
realizzazione dell’impianto, non dai singoli passi previ). 4. Seguiamo
l’iter per ottenere le autorizzazioni necessarie. 5. Realizziamo
l’impianto. 6. Presentiamo al GSE le
pratiche per l’ottenimento dei contributi. 7. Stipuliamo il contratto
per la manutenzione dell’impianto e per la sua sicurezza. In altri
termini: a meno che il proprietario non abbia fondi propri per realizzare
l’installazione, questa è finanziata da una banca. Una volta
che l’impianto è a regime, i contributi che si ricevono per
l’energia prodotta insieme
ai risparmi conseguiti dall’abbattimento delle bollette di fornitura
elettrica (ENEL, ACEA, AEM, ecc...) servono per ripagare il credito ricevuto
per la sua realizzazione (ma è per questo che occorre pianificare
bene l’operazione: se non si produce una quantità di energia
sufficiente, si riduce la quantità di contributi GSE e si può
incorrere nell’incapacità
di ripagare, con i soli utili derivanti dall’impianto, il debito
verso le banche).
Quanto costa la manutenzione?
Anche questa, se la pianificazione finanziaria è stata ben fatta,
rientra in quel conto economico che si ripaga
attraverso gli incentivi e i risparmi in bolletta.
Naturalmente occorre assicurarsi anche contro i rischi di eventuali defaillance,
perché se l’impianto si ferma, si rimane privi dei contributi…
Ci sono parecchi rischi…
In realtà, no. Fino ad ora non sono accadute rotture di impianti
realizzati a regola d’arte, anche perché le componenti di
impianto usufruiscono di garanzie molto estese nel tempo, 25 anni per
i moduli fotovoltaici e 10 anni per i convertitori CC/AC, e comunque proprio
per evitare questi rischi esistono apposite coperture assicurative…
|
|
L’installazione
è semplificata dalla pendenza del tetto: con i pannelli inclinati
di 30° il rendimento è ottimale.
In basso, il cortile interno del Seminario e il tetto “fotovoltaico”,
con i pannelli esposti a sud. |
Ma l’esperienza pregressa è troppo
recente …
In Italia non c’è esperienza pregressa. In Germania sì:
i primi impianti fotovoltaici risalgono agli anni ’80 e sono tutti
ancora in funzione.
Considerato che nella peggiore delle ipotesi nel giro di una quindicina
di anni si ripagano completamente, superata quella soglia diventano produttori
di ricchezza per i proprietari. Ripeto: su impianti di dimensioni anche
medie non si sono verificate rotture non ripristinabili nel giro di 3
o 4 giorni lavorativi.
Com’è possibile?
Sono semplici, non hanno parti meccaniche in movimento, non sono naturalmente
soggetti ad usura.
Perché avete scelto i moduli di produzione tedesca?
La Germania rappresenta il maggiore mercato del mondo per gli impianti
fotovoltaici. Uno dei maggiori “system integrator” tedeschi
ha un’esperienza molto lunga e opera da tempo sul piano internazionale.
Ma, per tornare al discorso di prima, un impianto come quello
realizzato sul seminario minore di Potenza
ha un suo costo, e certe caratteristiche tecniche…
Certo, è di circa 110 mila euro. Il costo varia un poco a seconda
delle strutture di sostegno ed ancoraggio dei moduli e della difficoltà
di installazione.
Un impianto come quello del Seminario minore, di 20 kWp, copre una superficie
di circa 150-170 metri quadrati lordi. I moduli alla nostra latitudine
(Italia Meridionale) devono essere preferibilmente inclinati di 30°
per ottenere il massimo rendimento (essere cioè mediamente a 90°
rispetto ai raggi solari incidenti). La condizione ottimale è quando
un tetto ha già questa inclinazione. Su un tetto piano, i pannelli
occupano una superficie maggiore, perché devono essere posti a
riseghe, per evitare che si generino ombre.
|