| Testimonianze
All’inizio del 2007
sono state decise le linee guida e i principi che avrebbero animato la
seconda edizione del Premio Nazionale di Idee di Architettura ARCHITETTURA
CULTURA & SPORT”, con la partecipazione di autorevoli esponenti
della Chiesa e del mondo professionale.
"Una procedura esemplare"
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Ing.
Don Giuseppe Russo
Responsabile del Servizio Nazionale per l’Edilizia
di Culto della CEI |
“Va dato un premio anche a chi ha organizzato
il Premio". L'Ing. Don Giuseppe Russo, Responsabile del Servizio
Nazionale per l'Edilizia di Culto della Conferenza Episcopale Italiana,
ha fatto par te della Commissione giudicatrice della seconda edizione
del Premio Nazionale di Idee di Architettura.
Ma è anche organizzatore dei concorsi nazionali della Conferenza
Episcopale Italiana per le "chiese pilota" e, nel ripensare
agli sviluppi del Premio, naturalmente lo paragona al concorso da lui
gestito.
"Ritengo che anche le prossime edizioni dei Concorsi CEI per le chiese
pilota potrebbero essere gestiti in modo totalmente informatizzato.
L'informatizzazione delle Diocesi è in fase avanzata e tra 10 anni
si potrà abolire del tutto il materiale cartaceo. Tramite la rete
informatica i rapporti tra le Diocesi saranno sveltiti e totalmente trasparenti.
Per quel che attiene specificamente ai concorsi o ai premi di architettura,
il doppio livello di gestione, locale e centrale, con doppio sistema
di giurie, locali e centrale, permette sia la partecipazione più
ampia possibile, sia un agile meccanismo di selezione.
A livello locale si opera una prima scrematura, il che consente alla giuria
nazionale di concentrarsi solo su lavori di qualità".
Una valutazione nel merito dei progetti
che hanno concorso al Premio?
"Abbiamo visto diversi lavori interessanti. Distinguo tra presentazione
grafica e contenuto: quella è stata in molti casi di buona qualità,
più difficile entrare nel merito del contenuto. Tra i progetti
premiati molti sono risolti in modo
minimalista: sono stati ritenuti validi in quanto inventano risposte per
problemi concreti.
Vi sono anche molte proposte che hanno teso a ricucire momenti slabbrati
o a recuperare spazi abbandonati, magari in modo reversibile. Vi sono
anche proposte di notevole dimensione, che richiedono una valutazione
molto complessa.
Il punto è che il bando del premio lasciava un amplissimo campo
di scelta. Parlando di cultura, tempo libero e sport si dava adito praticamente
a proposte di ogni genere.
Forse per iniziative future si potrebbe pensare di circoscrivere più
attentamente il campo di azione, anche ai fini di facilitarne la lettura
comparata dei lavori. Per esempio, se si fosse indicato che il premio
doveva riguardare strutture per risolvere la "funzione sociale aggregativa"
oppure "strutture che si riferiscono alla missione pastorale delle
parrocchie", ci sarebbe stato un elemento più restrittivo
e caratterizzante. Il tema sarebbe risultato più chiaramente orientato
alle finalità della vita parrocchiale".
C'è anche un problema che riguarda
la grafica dei progetti?
"L'esigenza di uniformare la grafica è stata sentita anche
per il Concorso dei progetti pilota. Si tratterebbe di definire in modo
univoco i sistemi espositivi, per favorire l'omogeneità di lettura.
Perché - come abbiamo riscontrato anche nel Premio - c'è
chi nell'elaborazione preferisce un approccio storico e chi preferisce
un approccio urbanistico.
Queste due diverse metodologie di approccio si riflettono sia nell'esposizione
grafica, sia nel metodo progettuale. E quindi determinano una disomogeneità
di lettura.
Insomma, quella del Premio è stata un'esperienza interessante,
dalla quale ricavare indicazioni perché le future competizioni
architettoniche siano proposte in modo tale da favorire una omogeneità
di approccio progettuale, che permetta anche di affinare la possibilità
di raffronto e giudizio".
"L'oratorio, uno spazio polivalente"
Arch. Don Stefano Russo Direttore
Ufficio Nazionale per i Beni Culturali della Chiesa della CEI
L'Arch. Don Stefano Russo, Direttore
dell'Ufficio Beni Culturali Ecclesiastici della Conferenza Episcopale
Italiana, ha preso parte ai lavori della Giuria.
"Il Premio ha offerto una grande varietà
di proposte.
Alcune di non grande peso, ma diverse sono significative e realizzabili,
ove se ne trovasse la volontà e le possibilità.
Le indicazioni del bando erano tali da permettere alla fantasia di liberarsi
e correre. Così abbiamo visto alcune proposte avulse dalla realtà,
mentre quelle premiate sembrano più attente ai particolari e in
alcuni casi, a trovare un raccordo specifico con la realtà parrocchiale.
Vi sono stati sforzi per rispondere alle esigenze reali. Direi che le
proposte migliori sono proprio quelle che hanno saputo trovare un aggancio
più concreto e immediato con le realtà delle parrocchie".
Ritiene che il tema della riconoscibilità
dell'oratorio nel tessuto urbano sia stato importante per i progettisti?
"C'è stato chi vi ha dato peso, ma in generale penso che non
sia stato molto sentito. Il bando lasciava ampia libertà di scelta
e chi ha affrontato questo tema, l'ha fatto di sua iniziativa.
Penso che i progetti più riusciti siano non tanto quelli che hanno
privilegiato il raffronto con la realtà urbana, ma quelli che hanno
trovato un raccordo con la vita e le attività specifiche della
parrocchia".
Lo spazio delle attività oratoriali
è interpretato nelle proposte progettuali come prodromico alla
chiesa?
"E' chiaro che chi ha studiato seriamente il progetto, l'ha fatto
tenendo ben presente il tema della relazione con l'edificio di culto:
ritengo che sia una buona cosa che un complesso parrocchiale sia riconoscibile.
D'altro canto è anche vero che gli spazi per lo sport e la cultura
fungono da cerniera con la città.
Questa ambivalenza è ravvisabile in diversi progetti, nei quali
all'unitarietà spaziale del centro ecclesiale si unisce l'aper
tura verso la città, in uno spazio che dà alle parrocchie
la possibilità di accogliere ed incontrare persone di diversa provenienza.
Direi che i progetti meglio riusciti sono quelli dove riconoscibilità
della parrocchia e apertura verso l'esterno sono armonizzati compiutamente".
Parlando di apertura, gli spazi presi in considerazione sono sia
all'aperto sia al chiuso.
"Vi sono progetti che contemplano spazi totalmente costruiti, altri
in cui a questi si uniscono perimetrazioni che includono anche spazi aperti;
alcuni dove si privilegia l'attività sportiva, altri dove si accentua
il tema del ritrovo.
In più casi i progetti hanno tenuto conto delle realtà esistenti
sul territorio, e a volte hanno inteso offrire proposte complementari
a quanto nei quartieri esiste già al di fuori della parrocchia.
Per esempio: se nel quartiere c'è già un campo di calcio,
la parrocchia può offrire uno spazio per la ginnastica ritmica…".
Prevale l'interesse per lo sport o la cultura?
"Direi che è più evidente la progettazione per lo sport.
D'altro canto gli spazi per lo sport sono polivalenti: una palestra o
un campo di pallavolo possono ospitare anche un'assemblea, una proiezione
cinematografica, un evento teatrale o musicale, un concorso di presepi
o una esibizione i danze popolari…".
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