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aver accompagnato un’epoca di fiorente espansione dell’attività
dei Musei Vaticani, il Prof. Francesco Buranelli diventa Segretario della
Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa. Riassume qui
la sua esperienza sottolineando l’importanza delle opere d’arte
per la missione di evangelizzazione nel mondo attuale.
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Primo laico in una carica di responsabilità
nella Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa, il
Prof. Francesco Buranelli ne diventa Segretario dopo aver lasciato
la direzione dei Musei Vaticani al Prof. Antonio Paolucci.
Un laico ai vertici di un’istituzione ecclesiastica: era una
novità anche ai Musei Vaticani?
No, lì per tradizione il direttore è un laico. Quando
fui chiamato da Giovanni Paolo II a quell’incarico nel 1996,
la novità stava nell’età relativamente giovane:
avevo 41 anni. |
Un’esperienza ponderosa, come può riassumerla?
Ho diretto i Musei Vaticani per undici anni. E in questo periodo credo
di avere operato cambiamenti significativi.
Lasciando parlare le cifre: il numero di visitatori, dal 1996 al 2007
è passato da 2 milioni e novecentomila a 4 milioni e trecentomila
all’anno.
L’organizzazione è cambiata per consentire questo notevole
aumento nel flusso: i dipendenti sono passati da 290 a oltre 500 e nuove
assunzioni sono ancora in corso: personale di custodia, amministrativo,
tecnico e direttivo. Tutti i comparti vanno infatti armonizzati. Il bilancio
economico dei Musei è passato da 45 miliardi di vecchie lire a
51 milioni di euro. A livello scientifico, l’opera di restauro è
stata rafforzata notevolmente; ad esempio ricordo alcuni degli
interventi realizzati: gli affreschi quattrocenteschi della Cappella Sistina,
le Stanze di Raffaello, l’appartamento Borgia, la Cappella Paolina
e tanti altri restauri che sarebbe troppo lungo elencare… Sono state
ingrandite molte delle raccolte e per la prima volta è stata promulgata
nel 2001 una legge sulla tutela dei beni culturali dello Stato della Città
del Vaticano. Nell’occasione del Giubileo abbiamo provveduto all’ampliamento
degli spazi di accoglienza con la costruzione
di un nuovo e imponente ingresso. Con l’occasione abbiamo pure commissionato
opere di arte contemporanea.
Ricordo infine che l’anno scorso abbiamo svolto le celebrazioni
del V centenario della fondazione dei Musei che si sono concluse con un
convegno internazionale che ha visto la partecipazione di colleghi provenienti
dai cinque continenti e ha sancito il ruolo internazionale guida dei Musei
Vaticani.
È come conseguenza di questo che il numero dei visitatori
è tanto aumentato?
Questi cambiamenti sono stati necessari e hanno favorito la maggiore capacità
di accoglienza, oltre a migliorare la qualità delle visite. Ma
oltre a questo credo che un forte impulso sia stato dato anche dall’azione
svolta all’estero con l’organizzazione di mostre e altri eventi
di carattere scientifico: negli Stati Uniti, in Europa e in Asia. Questo
ha senz’altro contribuito a migliorare gli scambi e la reciproca
conoscenza.
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S.E. Mons. Gianfranco
Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e
delle Pontificie Commissioni per i Beni Culturali della Chiesa
e per l’Archeologia Sacra |

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PONTIFICIA COMMISSIONE
PER I BENI CULTURALI DELLA CHIESA |
| Vicepresidente, R.mo P.
Ab. Dom Michael John Zielinski, O.S.B. Oliv. Segretario, Prof.
Francesco Buranelli |
Nel Messaggio di Giovanni Paolo
II del 28 settembre 1997 rivolto ai Membri della II Assemblea
Plenaria della Pontificia Commissione, si evidenziano gli scopi
della sua opera, che «consiste nell’animazione culturale
e pastorale delle comunità ecclesiali, valorizzando le
molteplici forme espressive che la Chiesa ha prodotto e continua
a produrre al servizio della nuova evangelizzazione dei popoli.
Si tratta di conservare la memoria del passato e di tutelare
i monumenti visibili dello spirito con un lavoro capillare e
continuo di catalogazione, di manutenzione, di restauro, di
custodia e di difesa. [...] Si tratta inoltre di favorire nuove
produzioni attraverso un contatto interpersonale più
attento e disponibile con gli operatori del settore, così
che anche la nostra epoca possa registrare opere che documentino
la fede e il genio della presenza della Chiesa nella storia».
Sulla scia di quest’ultima esortazione papale, la Pontificia
Commissione ha assunto un più deciso orientamento verso
la promozione di eventi artistici e culturali che possano essere
di esempio e di stimolo per tutta la Chiesa.
A tal fine, con Rescriptum ex Audientia Sanctissimi del 21 ottobre
2004, veniva annunciata la costituzione da parte di Papa Giovanni
Paolo II della Fondazione per i Beni e le Attività Artistiche
della Chiesa, avente come scopo la collaborazione nella realizzazione
dei fini istituzionali della Commissione stessa in ordine alla
valorizzazione e promozione dei beni culturali e delle varie
attività artistiche.
(Informazioni tratte dal sito <www.vatican.va>) |
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I beni culturali sono quindi veramente usati quale strumento
di comunicazione…
Ricordo sempre una frase di Giovanni XXIIII che esortava a concepire la
Chiesa “come un giardino da coltivare, non come un museo da conservare”.
È un concetto che, in quanto direttore di musei, mi ha sempre fatto
pensare. L’implicazione è che i beni culturali ecclesiastici
vanno concepiti e valorizzati all’interno della missione della Chiesa
nel mondo. Il che comporta saper conservare i beni storici e valorizzarli,
ma anche saper dialogare con gli artisti del
nostro tempo per offrire loro una nuova committenza.
L’aspetto comunicativo dell’arte è stato sottolineato
più volte da Giovanni Paolo II: l’arte si esprime con un
linguaggio universale che supera gli interessi di parte, sia politici
o economici. Intendersi sulle opere d’arte è possibile per
chiunque senza preconcetti di parte, a prescindere dalle sue convinzioni
di fede, così tali beni costituiscono un mezzo
ideale sul quale dialogare…
È troppo presto per parlare di programmi, ma forse un raffronto
con la sua precedente esperienza è possibile…
La Pontificia Commissione ha il compito di dare l’indirizzo per
valorizzare attraverso l’arte e i beni culturali l’azione
della Chiesa nel mondo e sarà mio impegno di mettere a frutto in
questo campo l’esperienza da me maturata. Se i Musei Vaticani sono
un centro di attrazione, alla Pontificia Commissione è delegata
l’azione in un certo senso inversa:
qui si tratta piuttosto di operare non tanto sul piano dell’offerta,
ma sul piano della proposta e della diffusione.
(L.S.)
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