| Complesso
parrocchiale di San Giovanni Battista a Lecce
Uno dei primi frutti dei concorsi nazionali lanciati
dalla Conferenza Episcopale Italiana, l’architettura di volumi limpidi
acquisisce eloquenza anche grazie al rapporto con l’ampio spiazzo
del sagrato. Nella sua limpidezza di linee stutturali, la chiesa assume
un aspetto quasi astratto, come un oggetto prossimo alla manifestazione
del pensiero puro.
Frutto del primo concorso voluto dalla CEI (1998-1999),
il complesso chiesastico San Giovanni Battista di Lecce, di Purini e Thermes
è assai bello, molto di più di quanto non risulti dal progetto.
Il progetto nel diventare realtà ha subito opportune modifiche.
Franco Purini e Laura Thermes si incontrano positivamente nel prodotto
finito, quello che le fotografie che illustrano queste pagine confortano.
Del resto non può che essere così. Le realtà architettoniche,
in quanto producono vuoti (Gabetti), sono qualcosa che ha ben poco a che
vedere col "progetto".
Lo annotava, con quella sottigliezza che ci manca tanto, Edoardo Benvenuto.
Il "progetto" riempie la tavola disegnata. Niente di più.
E´ solo un "pro"-"getto". E´ solo un disegno.Un
qualcosa che "rimanda a", ma non è ancora nulla. Comincia
a dire qualcosa solo il "prodotto", l’architettura realizzata.
Nel nostro caso la chiesa di San Giovanni Battista, ormai dedicata, e
dunque di una comunità. Vi si entra volentieri.
E´ un luogo accogliente. Accoglienza e bellezza sono quanto si chiede
alle nuove chiese.
Chiese che ormai vengono progettate alla luce dell’ecclesiologia
del Concilio Ecumenico Vaticano II (1962-1965). Quanto conta è
la dinamica comunionale- partecipativa. Questo domanda la Chiesa del Concilio.
Non altro. La riconoscibilità è ormai affidata solo alla
funzione che vi svolge la comunità celebrante. Non appare nel progetto,
ma il vescovo lo ha
voluto, il campanile. Quello di Lecce, lo si vede dalle foto, è
esemplare. Certo il campanile è elemento di riconoscibilità,
anche se non ha una funzione. La chiesa progettata da Purini e dalla Thermes
si presenta anzitutto con un’aula ampia e luminosa. Vi si accede
da un sagrato che non è ricercato, pur collegandosi bene con quella
parte del quartiere.
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Chiesa e campanile nel vuoto dilatato
del sagrato.
Il volume si articola in tagli e sovrapposizioni. |
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Si capisce subito che nella grande aula si celebra volentieri.
Celebra volentieri il popolo che riempie lo spazio e chi presiede, dalla
sede, o dall’ambone, o dalla mensa.
Piace meno, e tanto meno piace quando lo si esamina dall’esterno,
il “canon lumière” alle spalle dell’altare.
Anche perché un travone, peraltro coassiale all’edificio,
lo taglia a metà. Ne ho riparlato con Franco Purini che invece
sintetizza così l’importanza di questo elemento architettonico:
"Credo sia un elemento necessario per le seguenti ragioni: assieme
all’avancorpo dell’ingresso attenua la perentorietà
della pianta quadrata; verticalizza la visione del presbiterio facendo
sì che esso non si schiacci sulla parete terminale; recupera una
memoria traslata del tema storico dell’abside, conferendo allo spazio
una conclusione assiale".
Pilastroni e travoni caratterizzano formalmente l’interno.
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| Il cortile interno su cui affacciano
i servizi parrocchiali e uno scorcio della bussola di ingresso. |
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È dominato, quanto all’apparato iconografico,
da una statua del Battista di Mimmo Paladino.
Buona la realizzazione della cappella feriale. Facilmente raggiungibile,
raccolta, ha quanto deve avere. È il fonte
battesimale che avrei preferito posizionato un pò più indietro.
E poi c’è l’insieme delle opere parrocchiali.
Nasce così il grande vuoto circondato da edifici che formano un
insieme a sua volta accogliente, e bello.
"E´ bello - scrive il sapiente medievale - ciò che,
una volta visto, piace". A me è piaciuto. Nel "chiostro"
si riuniranno, nei giorni, soprattutto i ragazzi.
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Dall’alto, la pianta e il prospetto
laterale. |
Accanto alla bussola di ingresso, la
croce è retta
dal prolungamento di una trave interna. |
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La relazione tra travi e pilastri, staccati
dai muri,
dinamizza l’ambiente dell’aula. |
E con loro quanti, per tanti motivi, avranno bisogno di
rapportarsi alle iniziative, certo non solo cultuali, della parrocchia.
Saranno queste a caratterizzare l’insieme chiesastico, con buona
pace di chi intende la Chiesa solo come quella Tridentina o, comunque,
pre-Vaticano II.
Ho ascoltato recentemente, il 15 febbraio, una lucida sintesi del lavoro
del Concilio Ecumenico quanto alla liturgia e dunque al costruire chiese.
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Complesso parrocchiale
di San Giovanni Battista a Lecce
Progetto architettonico: Prof. Arch. Franco
Purini, Arch. Laura Thermes
Collaboratori: Arch. M. De Meo, Arch. C.
Meo Colombo, Arch. L. Paglialunga
Consulente liturgico: Don Roberto Tagliaferri
Calcoli strutture: Ing. A. Cianuzzi (campanile),
Ing. E. Pierri (chiesa)
Direttore lavori: Arch. Raffaele Parlangeli
Opere d’arte: Armando Marrocco, Mimmo
Paladino
Foto: Moreno Maggi |
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La sezione longitudinale
e quella trasversale. |
L’ha proposta ad una decina di Presidi di Facoltà
di Architettura italiane, o loro rappresentanti, un veterano del Concilio,
il vescovo emerito di Ivrea, Luigi Bettazzi.
Vescovo a 40 anni, e presente già alla seconda sessione (autunno
1963), il presule ha fatto capire che si chiede novità, anche formale.
Questa c´è, e come, nella nuova chiesa di Lecce.
Fra’ Giacomo Grasso, o.p.
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