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S. Em. Cardinale Tarcisio
Bertone
Segretario di Stato, Città del Vaticano |
Senza dubbio nei nostri oratori, penso in particolare a
quelli dei Salesiani di cui ho esperienza diretta, ma anche a quelli dei
centri di altre Congregazioni, l’accoglienza è una delle
finalità precipue: a questa si unisce la finalità educativa.
Gli ambienti degli oratori hanno una tradizione e uno stile improntato
alla proposta della promozione educativa di tutti i giovani: e sottolineo
tutti. Tra le caratteristiche principali dell’oratorio salesiano
c’è proprio questa: di non rivolgersi a una élite,
ma di accogliere la massa dei giovani, provenienti da ogni strato sociale,
allo stesso tempo dando ospitalità anche ai gruppi organizzati,
come l’Azione Cattolica o gli Scout. Gli oratori sono un microcosmo
in cui si sperimenta la convivenza autentica di tutti i componenti di
quella che oggi si chiama società multietnica (...). Le attività
di gioco, di sport, musica, teatro, ecc., si svolgono in ambienti idonei
e le porte sono aperte a tutti.
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Prof.Arch. Raffaele Sirica
Presidente del CNAPPC |
Finalità principale dell'edizione del Premio di quest’anno
è la proposta di un progetto di idee inerente gli spazi per le
attività aggregative, sportive e culturali all’interno delle
aree di pertinenza degli Enti Ecclesiastici. Nella scelta, potranno
essere privilegiati gli spazi di Enti Ecclesiastici presenti in aree meno
conosciute, come centri minori o periferie di aree metropolitane, affinché
le proposte ideative prodotte siano diffuse il più possibile sul
territorio.
L’opportunità di rivolgere l’attenzione del progettista
alle periferie delle aree metropolitane ha anche lo scopo di adeguare
questo Premio alla nostra politica professionale tesa alla rigenerazione
di quelle aree delle nostre città dove è maggiore il disagio
sociale e la carenza di servizi. Il rilevantissimo patrimonio immobiliare
della Chiesa anche in aree
decentrate e la disponibilità della Chiesa stessa di ridefinire
parte di questo patrimonio oltre che per quanto previsto dalla sua missione
anche a fini sociali, sportivi e di utilità generale è l’aspetto
più interessante. Ed è altrettanto rilevante la possibilità
di consolidare un dialogo tra Chiesa e Architettura, certo già
ripreso dal nostro precedente Premio sui Sagrati, ma per troppo tempo
rimasto esile.
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S.E.R. Mons. Mauro Piacenza
Presidente della Pontificia
Commissione per i Beni
Culturali della Chiesa |
L’architetto può essere un fantasioso regista dei luoghi
di socializzazione. Luoghi che devono essere accessibili a tutti. Egli
deve, però, intuire l’immaginario dei giovani, cogliendone
le esigenze soggettive e oggettive per trasformarle in strutture. Con
questo Premio l’architetto è chiamato a scrutare il territorio
per individuare nell’ambito delle pertinenze
ecclesiali spazi da ridefinire entro parametri idonei a ripresentare l’oratorio
“formato terzo millennio”. Deve, inoltre, attivare un sistema
interdisciplinare per cogliere tali parametri a livello pedagogico, ricreativo,
sociale, religioso, così da corrispondere ad esigenze concrete,
presentandole con architetture affascinanti nella loro nobile semplicità
e domestica maniera. L’oratorio è una mediazione fondamentale,
sia per stimolare l’impegno sociale, sia per secondare la pratica
religiosa. In esso si impara a maturare come persone, come cittadini,
come cristiani.
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Arch. Giuseppe Maria Jonghi
Lavarini
Direttore di CHIESA OGGI architettura e comunicazione |
La caratteristica della periferia è di non avere caratteristiche:
di essere spesso costituita da brani di città senza volto.
La chiesa, nel quartiere, è sempre un luogo caratterizzato, ricco
di valenze di significato, un polo di riferimento per tutto lo spazio
circostante.
Il servizio che la chiesa offre alla comunità è anche quello
di costituire un luogo di riferimento per tutti i cittadini, anche per
attività diverse da quelle attinenti alla pratica del culto. Da
qui l’importanza degli spazi di scambio: il sagrato in
primo luogo. E poi anche gli ambienti relativi all’accoglienza,
allo sport, alla cultura che sorgono entro il centro parrocchiale. Questi
ambiti dove la chiesa incontra la città, sono quanto va a costituire
un genius loci proprio là dove questo sembra soffocato, oppure
lo esalta là dove questo è già evidente.
Nel complesso quindi si può guardare a questi Premi Nazionali di
Idee di Architettura come a delle operazioni tese a riqualificare le aree
urbane per mezzo di interventi e ipotesi che riguardano lo snodo cruciale
dello spazio abitato - di oggi e di tutti i 17 secoli passati, da quando
la chiesa è evidente nel nucleo abitato.
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Dott. Giovanni Petrucci
Presidente CONI |
Lo sport negli oratori è alla base della cultura sportiva italiana.Tutti
noi siamo passati dagli oratori a fare sport, a tirar calci a un pallone.
Anch’io ho una tradizione personale di pratica sportiva iniziata
nelle parrocchie della mia gioventù.(...) Si parla a volte di “sport
minori”; a me non piace questa dicitura. Potremmo definirli, al
limite, sport meno popolari.
Si è visto che cosa è accaduto in occasione degli ultimi
Giochi Olimpici sia di Atene, sia di Torino. L’entusiasmo della
gente e l’audience fatta registrare da alcune discipline semisconosciute,
penso al curling ad esempio, è stato strabiliante. La gente ha
voglia di volti nuovi, di facce pulite e lo sport sa regalare le giuste
emozioni. Io penso che tutti dobbiamo contribuire a far crescere la cultura
sportiva italiana, cultura che non deve essere basata sulla vittoria a
tutti i costi, ma sulla possibilità anche di perdere. Lo sport
è vita. E nella vita si può vincere e si può perdere.
Importante è non fare drammi.
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S.E.R. Mons. Carlo Chenis
Vescovo di Civitavecchia- Tarquinia |
Il progetto di rimodulazione di un “oratorio” può
essere riordinato a un riuso di fabbricati aventi altre destinazioni,
a una ristrutturazione di spazi con tale destinazione, alla costruzione
di nuovi complessi. (...)
In una cultura architettonica sovente massificante o puramente estetizzante,
l’urgenza di ripensare un’adeguata “architettura oratoriana”
diventa sfida per imparare a riprogettare nel quartiere il “foro
dei giovani”.
Se la “architettura oratoriana” deve esprimere la libertà
espressa dai nuovi “santuari” dei giovani, quali il muretto,
i giardini, la discoteca, il bar, la pizzeria, ecc., si deve anche indicare
con essa l’urgenza della maturazione interpersonale e la possibilità
del cammino spirituale.
L’”oratorio” può riqualificare l’habitat
collettivo, per cui non deve risultare una nota stonata con l’intorno,
identificando il sistema urbanistico e attivando servizi utili. La “architettura
oratoriana” deve avere estrema duttilità per assecondare
le persone, tollerare le differenze, promuovere i frequentatori al fine
di esprimere la “nuova religione in spirito e verità”
nell’ambito di una democrazia autenticamente urbanistica.
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Ing. Don Giuseppe Russo
Responsabile Servizio
Nazionale per l’Edilizia di Culto della CEI |
Il Servizio Nazionale per l’Edilizia di Culto è impegnato
nella promozione di eventi tesi a tematizzare l’assoluta imprescindibilità
della progettazione globale, in riferimento ai molteplici luoghi interessati
(per esempio non si può pensare di progettare un oratorio parrocchiale
senza tenere in debito conto la chiesa cui è annesso o le altre
opere comprese nel complesso), ed integrata, in relazione alle numerose
discipline e competenze coinvolte. Non a caso recentemente si è
svolto a Bari un convegno nazionale sul problema dell’acustica nella
progettazione delle chiese: è una delle tante materie che meritano
di essere correttamente affrontate e risolte, in modo integrato e che
invece
sono sistematicamente trascurate quando ci si cimenta a progettare un
edificio di culto.
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Mons. Carlo Mazza
Direttore Ufficio
Nazionale per la Pastorale del Tempo libero, Turismo e Sport della
CEI |
In questi ultimi anni la realtà oratoriale è in forte ripresa,
in tutta Italia. (...) L’obiettivo degli oratori non è nella
qualità tecnico atletica delle strutture e delle offerte sportive,
ma nella qualità delle relazioni e del progetto educativo che esse
comportano. Tuttavia anche gli oratori si evolvono e modificano le loro
strutture. (...) Quel che distingue l’attività sportiva in
ambito oratoriale è senza dubbio la presenza di animatori e di
educatori ispirati da una visione ideale strettamente connessa con la
crescita della persona. Si distinguono inoltre per la libertà di
accesso: per entrare negli oratori infatti non è richiesto un ticket
e non sono necessarie tessere. Val bene aggiungere che l’oratorio
è una
realtà saldamente radicata nel tessuto sociale del territorio,
così che diventa più immediato e fecondo il dialogo con
le famiglie...
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Arch. Don Stefano Russo
Direttore Ufficio per i Beni Culturali della CEI |
Nell’azione pastorale di una parrocchia, le attività ludiche,
sportive e culturali costituiscono un momento molto importante di incontro
e di aggregazione.
Attraverso di esse è possibile entrare in contatto con persone
di qualsiasi convinzione ed estrazione sociale. Di conseguenza la progettazione
degli spazi e degli ambienti dedicati a queste attività deve essere
fatta con particolare cura. Deve emergere con chiarezza che questi spazi
sono parte integrante del complesso parrocchiale e di conseguenza di un
programma pastorale che lo comprende.
Bisogna evitare di relegare questi ambienti a spazi di risulta, separati
in modo evidente dagli altri. (...)
Mi preme sottolineare con un semplice esempio l’importanza che rivestono:
solo se c’è una buona cucina, si potranno realizzare feste
e incontri che sono ottime occasioni di reciproca conoscenza e di approfondimento
dei legami.
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