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da alcuni anni nel contesto delle Biennali veneziane di architettura si
svolge anche un incontro internazionale, sotto l’egida della Conferenza
Episcopale Italiana, in cui si attiva un confronto tra diverse esperienze
nazionali. Quest’anno si è tenuta la IV edizione di questi
incontri e l’attenzione è stata posta su Portogallo,Austria,
Repubblica Ceca e Belgio.
Al centro dell’attenzione resta il dialogo tra mondo
dell’architettura e mondo ecclesiale: il rapporto tra progettista
e committente. Non a caso l’Arch. Don Stefano Russo, responsabile
dell’Ufficio Nazionale per i Beni Culturali Ecclesiastici della
Conferenza Episcopale Italiana, a conclusione del convegno, svoltosi il
26 e 27 ottobre 2006 nella Scuola
Grande di San Giovanni Evangelista a Venezia, ha posto l’accento
sull’importanza del lavoro comunitario tra progettisti, liturgisti
e artisti.
Il Rettore dell’Università Iuav (Istituto Universitario di
Architettura) di Venezia, Prof. Arch. Carlo Magnani, nel moderare gli
interventi della seconda giornata dell'incontro ha posto il dito sulla
piaga: “Il problema generale è che l'architettura ha cessato
di misurarsi con la spiritualità... Spesso vediamo dissolversi
l’attenzione alla finalità del progetto: a questa si sostituisce
un atteggiamento esibizionistico del progettista...”. Quindi oggi
i concorsi e i convegni incentrati sull’architettura dello spazio
liturgico raggiungono anche lo scopo di riproporre con forza il tema della
spiritualità nell'architettura in generale, oltre che nello specifico
della progettazione di chiese.
Le due giornate veneziane di studio e riflessione si sono aperte con un
intervento di Richard Burdett, Direttore della X Mostra Internazionale
di Architettura, con una riflessione sul ruolo degli edifici ecclesiastici
nella città di oggi.
Tra le testimonianze, particolarmente significativa quella del noto liturgista
belga, fr. Frédéric Debuyst, OSB. Prima ancora di introdurre
il discorso sull’architettura delle chiese contemporanee, Debuyst
ha posto in rilievo come “Il Belgio sia stato tra le principali
culle del movimento liturgico europeo: basti ricordare il primo Missel
des fideles (Maredsous,
1882) e anche l’avvio del Movimento in ambito parrocchiale per iniziativa
di Don Lambert Baudin, a Malines e Louvain, a partire dal 1909”.
Insomma: la storia delle chiese contemporanee e della riorganizzazione
dello spazio liturgico, viene preparata e si apre ben prima del Concilio.
Infatti, ha specificato Debuyst, già “negli anni Venti e
Trenta sono sorte in
Belgio alcune chiese ispirate a quelle realizzate da Auguste Perret in
Francia e soprattutto all’Art Nouveau”: anche se effettivamente
occorrerà aspettare l’avvicinarsi del Concilio per veder
apparire in campo ecclesiastico una autentica modernità.
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Pianta di un’aula
progettata secondo il principio del “Communio Raum”.
Il disegno di Pasquale Culotta è stato presentato su CHIESA
OGGI architettura e comunicazione n. 8 del 1994. In alto: Christus
Hoffnung der Welt di Heinz Tesar (v. CHIESA OGGI
architettura e comunicazione n. 53 del 2002). |
Tracciando la storia dell’architettura ecclesiastica
nel XX secolo nella Repubblica Ceca, Karel Rechlik ha posto l’accento
sulle prime sperimentazioni degli anni Venti, sottolineando la drammatica
cesura verificatasi col conflitto e poi con il periodo di dominazione
straniera. Rechlik, che dirige il Museo diocesano di Brno, ha concluso:
“Uno dei problemi principali dell’attuale architettura liturgica
riguarda la tensione tra la forma architettonica, l’arredamento
liturgico e la decorazione artistica; sono numerosi gli esempi che mostrano
come proprio l’unità dello spazio sia una delle condizioni
primarie” per il suo significato spirituale.
Il teologo Albert Gerhards ha offerto una dissertazione sul “Communio
Raum”: lo spazio ecclesiastico che accentua la comunitarietà
attraverso la collocazione dell’ambone in mezzo all'assemblea, prospiciente
all’altare, per determinare una dinamica forte tra questi due poli
liturgici e incardinare così la dinamica celebrativa. Gerhards
ha argomentato come “spesso non si verifica” nelle chiese
nuove che l’altare costituisca il centro ideale dell’assemblea,
poiché spesso questo risulta “barriera tra popolo e sacerdote”.
Inoltre “si è visto che il luogo dell’annuncio della
parola spesso non ha la dignità che merita”. I tre momenti
salienti della liturgia eucaristica sono quello dialogico della parola,
quello diretto della preghiera e quello “concentrico del banchetto
eucaristico”, ha ricordato il teologo tedesco. “Il compito
di chi studia
la forma consiste nel dare spazio a tutti i tre momenti. Ciò può
avvenire con accentuazione diversa... Il cosiddetto “Communio Raum”,
idea bipolare di spazio proveniente dalle isole britanniche e sviluppatasi
nei paesi di lingua tedesca, rappresenta un’alternativa interessante
alle soluzioni sinora trovate” per l’organizzazione della
chiesa dei nostri giorni.
Per il Portogallo, José Manuel Fernandes ha spiegato: “Nella
maggior parte delle opere si assiste a un conflitto tra l’idea di
modernità e i concetti fondativi dello spazio religioso, quasi
sempre condizionati da espressioni tradizionali”. Mentre Alvaro
Siza, in un’intervista videoregistrata, ha parlato della soluzione
da lui adottata per la nota chiesa di Marco de Canavezes (v. CHIESA OGGI
architettura e comunicazione n. 43 del 2000), dove pur entro un disegno
moderno si
realizzano una leggibilità, una monumentalità e una aulicità
inconsuete.
Parlando dell’Austria, Conrad Lienhardt ha ricordato che nel secondo
dopoguerra, grazie a Clemens Holzmeister “il dibattito generale
dell’architettura è stato fortemente connesso a quello sull’architettura
liturgica”, mentre oggi l’intensità di tale incontro
è andata scemando. Restano tuttavia esempi significativi di realizzazioni
quali quella della chiesa progettata da Heinz Tesar per Donau City (v.
il servizio pubblicato su CHIESA OGGI architettura e comunicazione
n. 53 del 2002), dove al disegno di forte modernità si unisce una
sottile attenzione al valore simbolico. Il Prof. Franco Purini ha svolto
alcune considerazioni fondamentali, su come lo spazio della chiesa sia
da intendersi come uno “spazio assoluto”.
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