| Diretto
da: Carlo Chenis
Periodico allegato a Chiesa Oggi architettura
e comunicazione
Principi per il premio di idee sulla riprogettazione
degli «oratori»
La Chiesa: un’istituzione
transculturale di promozione ed evangelizzazione
Il cristianesimo s’imposta in modo domestico e sociale, per cui
ha una ricaduta urbanistica e, pertanto, comporta un sistema architettonico.
Ai luoghi di culto vanno associati i luoghi delle «misericordie»,
tanto corporali quanto spirituali, così che le chiese edificio
s’incastonino tra istituzioni propedeutiche e complementari, quali
cimiteri, ospedali, ricoveri,
scuole, biblioteche ed altre ancora, tra cui gli «oratori ».
Questi sono «un microcosmo in cui si sperimenta la convivenza autentica
di tutti i componenti di quella che oggi si chiama società multietnica»
(Card.Tarcisio Bertone, Segretario di Stato di Sua Santità). L’odierna
polis va dunque riprogettata con chiarezza rinvigorendo l’humus
della civiltà cristiana,
così da strutturare una nuova democrazia urbanistica, sapendo che
«il rinnovamento della qualità architettonica in Italia parte
proprio dal ben individuare i temi da trattare, predisponendo i quesiti
da richiedere ai progettisti» (Prof.Arch. Raffaele Sirica, Presidente
Consiglio Nazionale degli Architetti PPC), oltre che promuovendo il dialogo
tra committenza
e architetti, poiché «i più grandi successi nel campo
architettonico si spiegano con la qualità di questo dialogo»
(ibidem).
Il vangelo della carità
L’umanesimo cristiano è plenario. Si interessa cioè
dell’uomo dal concepimento all’al di là. Quindi accanto
all’azione religiosa vi è la promozione umana. Dal momento
che il servizio di Dio è domestico, domestica, nella misura del
possibile, deve essere la vita associata, poiché la familiarità
con Dio si visibilizza in quella della comunità. L’attenzione
è, allora, ai
molteplici bisogni esistenziali. Relativamente ai bisogni corporali occorre
attenuare le sperequazioni sociali, soccorrendo con opportune strutture
affamato, assetato, indigente, pellegrino, infermo, carcerato, moribondo,
mentre per sopperire ai bisogni spirituali bisogna consigliare i dubbiosi,
insegnare agli ignoranti, ammonire i peccatori, consolare gli afflitti,
perdonare le offese, sopportare i molesti, pregare per tutti. Impresa
questa che va modellata con opportune metodologie pastorali e sociali
in riferimento alle varie età della vita. Del resto, la sacramentalità
stessa della Chiesa s’imposta sul ciclo esistenziale. Ne derivano
istituzioni e strutture, che vanno ripensate in misura delle diverse congiunture.
È d’uopo, allora, catalizzare nuove idee, anche nel campo
dell’architettura. Queste sono intese a «riqualificare le
aree urbane per mezzo di interventi, suggerimenti, ipotesi che riguardano
lo snodo cruciale dello spazio abitato di oggi e di tutti i passati 17
secoli, da quando la Chiesa esiste come momento architettonico evidente
del nucleo abitato» (Arch. Giuseppe Maria Jonghi Lavarini, Direttore
CHIESA OGGI architettura e comunicazione).
I luoghi dell’incontro
Da qui la progettazione di luoghi in cui attuare l’umanesimo cristiano
con particolare attenzione formativa. Oltre alle istituzioni specifiche
per ciascuno degli aspetti elencati, nel corso della storia è emersa
l’importanza di attivare centri in cui far socializzare le persone,
disponendole all’impegno religioso. Tra questi eccelle l’«oratorio»,
dedicato prevalentemente, ma non esclusivamente, ai giovani. Si tratta
di un’istituzione «che ha i prodromi nel ‘500 e l’esplosione
nell’800. Il suo fine è la riqualificazione territoriale
e la formazione sociale. Se etimologicamente il termine indica ‘luogo
di preghiera’, questa è intesa come fine, per raggiungere
il quale occorre far percepire ai più giovani la familiarità
dell’accoglienza, l’importanza dell’amicizia, l’urgenza
della solidarietà e, infine, la persistente amicizia del Signore.
Amicizia che protegge e che va corrisposta. Il senso dell’oratorio
è proprio questa corrispondenza al Signore, vivendo nel sano divertimento
e preparandosi ai futuri impegni» (Mons. Mauro Piacenza, Presidente
Pontificia Commissione
per i Beni Culturali della Chiesa).
Il target delle persone
«Studia di far ti amare!». È quanto consigliava don
Giovanni Bosco per avvicinare i giovani, condividendo interessi, emozioni,
attese. L’oratorio è primariamente dedicato alla fanciullezza,
all’adolescenza e alla gioventù, età queste della
spensieratezza nelle quali il gioco comune assume rilevanza educativa.
Pertanto, lo sport diventa un momento
di particolare attrazione. Del resto, «lo sport negli oratori è
alla base della cultura sportiva italiana. Tutti noi siamo passati dagli
oratori a fare sport, a tirar calci ad un pallone. Anch’io ho una
tradizione personale di pratica spor tiva iniziata nelle parrocchie della
mia gioventù» (Giovanni Petrucci, Presidente CONI). Ma non
ci si può alienare nello sport. Esso rappresenta un momento ricreativo
che va accostato a momenti di formazione culturale, sociale, religiosa.
Di conseguenza, gli «oratori» vanno attrezzati per altre attività
maturanti, da gestire in modo ludico. Entrano in gioco
teatro, cineforum, musica, dibattiti, visite guidate. Devono altresì
subentrare momenti formativi per il rispetto ambientale, l’attenzione
sociale, la preparazione matrimoniale. Soprattutto, s’attivano percorsi
per creare confidenza spirituale, ponendo le condizioni per una scelta
cristiana libera e responsabile. Del resto don Bosco era convinto
dell’urgenza di formare attraverso le sue istituzioni «onesti
cittadini e buoni cristiani». L’oratorio, poi, non è
esclusivo appannaggio dei giovani. Attraverso i giovani si possono raggiungere
gli adulti, poiché l’accoglienza dei figli genera l’interesse
di genitori, nonni, parenti.
Rev. Prof. Carlo Chenis, SDB
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