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L’ideazione
della Via Crucis del Monte Tabor di Melfi, fortemente voluta
da questa Diocesi, va oltre il senso tradizionalmente attribuito
a questa antichissima espressione della pietà popolare,
cioè ripercorrere gli ultimi momenti della passione
di Gesù, ed accompagnarlo, con l’adesione della
fede, fino alla morte, per risorgere assieme a Lui nella vita
nuova
della Grazia. Incastonata in una splendida cornice urbana
e naturale, lungo le morbide pendici della collina dei Cappuccini,
è stata concepita come un itinerario di catechesi all’aperto,
ovvero come la raffigurazione, attraverso immagini usuali
e simboli specifici, |
di quella umanità
che non si lascia abbattere dalle prove e dalle difficoltà
della vita, ma che è pronta a riporre la propria
fiducia in Cristo risorto, unica speranza di salvezza eterna.
Anche il luogo scelto per la collocazione delle quindici
stazioni, mentre infonde nel credente che le percorre la
commozione che scaturisce al cospetto della sofferenza del
Cristo, al comune osservatore offre, tra gli scorci panoramici,
non solo la bellezza delle opere realizzate, ma anche il
senso profondo dell’ascesi individuale dell’uomo,
proteso alla ricerca della manifestazione più alta
e visibile dell’amore di Dio, che permise il sacrificio
della croce del suo Figlio unigenito, “perché
noi avessimo la vita per mezzo Lui” (1 Gv. 4,9). Per
tal motivo, nessun particolare dell’Opera è
stato lasciato al caso: immagini, simboli, pietre, illuminazione,
tutto è stato concepito per fare in modo che chiunque
intraprenda questo cammino, quando giunge al termine, conservi
impressa nel proprio spirito una sensazione indefinibile
di fede, di gioia e di speranza.
Mons. Gianfranco Todisco
Vescovo della Diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa |