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Un tempio di carta tra le tende | ||||
| Paper Church, Kobe (Giappone) Sul luogo del terremoto, nasce un luogo dove i sopravvissuti possono celebrare. L’architetto giapponese Shigeru Ban usa i rotoli di cartone su cui si avvolgono i tappeti per farne colonne e comporre un ambiente nuovo, ma consono con la tradizione. Lo spazio di un’architettura che trasforma l’emergenza in occasione creativa. Shigeru Ban è uno degli architetti che nel corso degli anni Novanta sono balzati agli onori delle cronache, in tutto il mondo.Tra le sue “invenzioni”, forse la più significativa è la scoperta della carta come materiale da costruzione. La fibra di origine vegetale è usata nella tradizione giapponese: per le leggere porte scorrevoli per esempio, o per i séparé che nella casa orientale hanno una funzione e una diffusione maggiore che in Europa. Riportarla in auge vuol dire riprendere la strada della tradizione, secondo criteri moderni.
Shigeru Ban è intervenuto con una serie di progetti dopo il terribile
terremoto che nel 1995 rase al suolo la città di Kobe. Occorreva
costruire rifugi di emergenza e farlo in fretta e che fossero sicuri,
al riparo dalle conseguenze di eventuali ulteriori scosse. Il progettista
ha utilizzato i rotoli di cartone su cui si avvolgono i tappeti: sono
tagliabili in diverse dimensioni. Ne ha fatto colonne su cui poggiare
una leggera copertura tesa da un’asta centrale. Ed ecco, tra le
tende, si apre un luogo di sublime luminosità, ma non privo di
ieraticità. Una corona di colonne diventa segno di una separazione
aperta, di uno spazio individuato ma accogliente. E qui si celebra la
Messa. È una chiesa, realizzata in pochi giorni, con tocco lieve
e ricca di poesia. Segno di speranza nell’accampamento dei sopravvissuti.
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