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Un luogo nuovo per l'evangelizzazione | ||||||
| Di Baio Editore | |||||||
| Il Concorso per il Duomo di Pozzuoli Pozzuoli è una cittadina disordinata, come tante se ne incontrano in Italia. La bellezza e l’incanto di quella natura che entusiasmò Goethe sono comunque tali da far prevalere l’ammirazione. Oggi, con il restauro di quanto è rimasto del Rione Terra, è possibile pensare a una riqualificazione di tutta la città. Analizziamo come è stato affrontato il restauro della antica basilica. Pozzuoli è una città dalle origini antiche.
Non forse così antiche come si riteneva in passato. Un tempo si
pensava che un gruppo di esuli da Samo, ove governava dispoticamente il
tiranno Policrate, sarebbe sbarcato sulle sponde campane e
Cominciarono lavori di restauro e si bandì un concorso internazionale per il Tempio-Duomo seguendo le normative dell’Unione Europea. Risposero una quarantina di gruppi. Ne furono selezionati dodici. Fu proclamato vincitore il gruppo guidato dall’Arch. Ing. Prof. Marco Dezzi Bardeschi, Ordinario di Restauro Architettonico al Politecnico di Milano. Gli altri membri del gruppo erano tutti, o quasi, architetti o studiosi napoletani. La cura del concorso era stata affidata a un comitato ove svolse un impegnativo lavoro il Prof. Giovanni Carbonara, Ordinario di Restauro alla Facoltà di Architettura di Roma la Sapienza,Valle Giulia. Carbonara fissò i criteri, esposti in un prezioso volume, Il tempio-Duomo di Pozzuoli. Progettazione e restauro (Giannini Editore, Napoli 2006). Carbonara volle, anzitutto, che ogni gruppo fosse veramente interdisciplinare. Poi che gli elementi nuovi non fossero trattati come un manifesto del proprio fare architettura. Infine che si fosse attenti a tutto l’esistente, anche al minore. Doveva emergere in tutta la sua bellezza quel che restava del Tempio antico. Bisognava che il Duomo potesse nuovamente funzionare. Un bel concorso, dunque, al quale mi onoro aver partecipato, avendo come capo gruppo il Prof. Arch. Alessandro Anselmi, Ordinario di Progettazionenella Facoltà di Roma Tre, e nel gruppo il Prof. Arch. Francesco Cellini, Preside della stessa Facoltà, il Prof. Arch. Mario Manieri Elia, Ordinario sempre nella Facoltà di Architettura di Roma Tre, e altri tra i quali mi piace citare tre giovani architetti, Ludovica Di Falco, Francesco Marinelli, Paolo Mezzalama. Come è stato osservato, sia sul catalogo che negli interventi a un Convegno che si è tenuto il 5 maggio 2006 all’occasione dell’apertura della Mostra che presenta i dodici progetti, tutti sono stati di alto profilo. Non passo a descriverne nessuno, faccio soltanto due annotazioni. Questo concorso rappresenta un luogo elevato del rapporto tra fare architettura e fare restauro. Sarebbe stato interessante un Seminario iniziale, nel quale la committenza, nella sua totalità, penso soprattutto a quella della Chiesa di Pozzuoli, e almeno qualche membro di ogni gruppo, avesse potuto intervenire. Fermandomi all’aspetto che interessa il lettore di CHIESA OGGI architettura e comunicazione, mi riferisco non tanto al Tempio-Duomo, ma piuttosto al Duomo-Tempio.
La Chiesa di Pozzuoli non solo è, in qualche modo, “apostolica”.
Restò per una settimana nell’antica città san Paolo
che vi trovò già alcuni fratelli nella fede (cfr. At 13-14),
ma è una grande Chiesa di quasi cinquecentomila abitanti. Non è,
come tante Chiese in Italia, una diocesi minore. Il Duomo, che può
contenere al massimo duecento fedeli, non riuscirà a essere, lo
dice lo stesso Vescovo, che un simbolo della santa Chiesa che è
in Pozzuoli. Data la posizione in Rione Terra, che sarà popolato
non già da residenti ma da turisti, è pensabile che resti
quasi sempre vuoto. Le parrocchie della città operano bene, con
criteri pastorali ammirabili. I loro fedeli non potranno salire a San
Procolo che in piccolo numero, solo una rappresentanza. Così si
dovrà dire dei preti e dei diaconi, abbastanza numerosi gli uni
e gli altri, che faranno corona al Vescovo nelle occasioni liturgicamente
più importanti. A San Procolo non potrà svolgere il suo
ministero il Penitenziere, dato l’afflusso dei turisti. Perché
allora non pensare a una cattedrale nuova, in quegli spazi che occupava
la vecchia Bagnoli e che chiedono con insistenza di essere riqualificati?
E a un Duomo-Tempio antico ove si possa realizzare un centro culturale,
una cattedra guidata dal Vescovo ma aperta a tutti, anche a coloro che
non sono praticanti? L’esempio dato dal Cardinal Martini a Milano
può essere di modello. Potrebbe essere l’alto luogo di una
Chiesa che tiene presente Le foto del servizio sono tratte dal volume “Tempio-Duomo
di Pozzuoli. Progettazione e restauro”, Giannini Editore, Napoli,
2006. |
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