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Nelle chiese di Terni le icone dei nostri giorni
Un vescovo, Mons. Vincenzo Paglia, attento alle necessità del mondo d’oggi e un responsabile dei Beni Culturali, Don Fabio Leonardis,
competente e appassionato: ecco che il dialogo con le espressioni artistiche di avanguardia diventa possibile. E la città umbra si
prepara a diventare un “caso”: nelle sue chiese sono entrate le opere di alcuni dei maggiori autori contemporanei.
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Da tempo si è fatta strada una sensibilità per la riscoperta dei messaggi teologici contenuti nelle opere d'arte e anche, di riflesso, per il loro uso in campo catechetico. Usualmente ci si rivolge alle opere antiche, dall'iconografia chiara
e dall'immagine consolidata. La domanda è se anche l'arte contemporanea possa parlare ai cuori e alle menti, in modo tale da essere pienamente intesa per gli scopi eminentemente ecclesiastici, pastorali, liturgici, catechetici, didascalici o contemplativi. Don Fabio Leonardis, responsabile per i Beni Culturali della diocesi di Terni e esperto d'arte, con riferimento ad alcune esperienze maturate nella sua città, ci ha esposto il suo pensiero su questo argomento. |
Don Fabio Leonardis |
In che misura l'arte contemporanea può utilmente
entrare nelle chiese per assolvere ancor oggi a quei
compiti cui assolveva secoli addietro?
Oggi mi sembra che si senta con chiarezza la necessità
di un ritorno all'espressione artistica e allo studio
dell'arte, in tutte le sue potenzialità. Basti pensare
che la percentuale di giovani che smettono di frequentare
le discoteche è simile a quella di coloro
che entrano nei musei di arte contemporanea.
E certamente l'arte anche oggi è aperta al messaggio
evangelico. Ma perché l'artista possa esprimersi,
ha bisogno di comprensione e di libertà. Forse a
volte i committenti ecclesiastici mostrano una invasione
eccessiva negli spazi che non gli competono
relativamente alla libertà creativa dell'artista e per
zelo pastorale desiderano imporre la loro idea fin
nel minimo dettaglio; ma se queste sono le premesse,
l'espressione artistica non riesce a svilupparsi. Così essa si riduce alla mera illustrazione e il prodotto
viene fatto ma risulta non bello perché non
contiene la bellezza che solo l'entusiasmo creativo
produce. Se togliamo anche questo all'artista lo riduciamo
ad artigiano. Non va bene.
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Chiesa Santa Maria degli Spiazzi. Da sinistra, la pala d’altare
di Oliviero Rainaldi e la pala di Francesco Zefferino. |
Per quali motivi pensa che avvenga questo?
Credo che il problema generale sia che oggi il mondo è pervaso di violenza, e questa si manifesta anche
nell'arte. Questo naturalmente tende a generare
diffidenza e distanza tra arte e Chiesa. La sfida
tuttavia, credo, è proprio quella di prendere questa
violenza e di trasfigurarla nella ricerca spirituale, di
far sì che possa ritrovare il linguaggio del sacro attraverso
la sacralità del dialogo tra committente e
artista: l'artista è un tabernacolo che contiene un
tesoro divino che va toccato con estrema delicatezza
altrimenti si scompone, si spezza...
A Terni sono stati compiuti esperimenti importanti...
Un'iniziativa recente riguarda la chiesa di Santa Maria
degli Spiazzi, che risale alla fine del '600. E' un
edificio dalle pareti interamente bianche, ed è rimasto
privo di opere d'arte. Per conseguenza, piuttosto
che ricorrere a rifacimenti o recuperi e riutilizzi,
il vescovo, Vincenzo Paglia, ha deciso di chiamare
artisti contemporanei e di dedicarla a loro.
Ogni sei mesi - questo il progetto - vi saranno poste
pitture di artisti contemporanei, a rotazione.
Così si realizzerà un connubio tra architettura
storica e arte contemporanea.
Alla fine del periodo,
le opere saranno collocate nel museo diocesano.
Alcune opere contemporanee vi sono state già
collocate in via definitiva, a partire da una grande
pala con la Madonna ad altezza naturale, pitturata
da Oliviero Rainaldi, che per sei mesi è rimasta sull’altare
della chiesa. E' una figura dai toni chiari, candidi,
eterei che presentano la Vergine coi tratti di
una figura celestiale e ne richiamano direttamente
gli attributi: vergine, immacolata, madre di Dio.
Nella chiesa si è subito realizzata un'intesa feconda
tra l'arte contemporanea e la fede vissuta. Vi celebro
l'Eucaristia tutti i giorni e noto come i fedeli accolgono
queste opere. E vedo che tutti, dai più anziani
ai più giovani, vivono quell'immagine con intensa
partecipazione. Perché è qualcosa che esula
dall'iconografia solita, stereotipa, a volte ormai impersonale.
La Madonna di Rainaldi, col suo sublime
candore, è stata sentita come nata proprio per
quel luogo; il dialogo tra pittura e fedeli è diventato
intimo, personale. Capace di evocare un'esperienza
mistica, come quella della "dama rivestita di
luce", di Lourdes. Ho visto alcune persone cadere in ginocchio, prese
dalla forza comunicativa di quella pala.
La consuetudine emotiva che si instaura tra i fedeli
e le opere, è tale da porre in discussione il progetto originario di far ruotare queste ogni sei mesi.
Oggi la Madonna pitturata dal Rainaldi è stata sostituita da un’immagine della Vergine interpretata da Francesco Zefferino, un pittore iperrealista.
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I tondi nella Chiesa S. Maria degli Spiazzi. Da sinistra, l’intervento
di Francesco Zefferino e quello precedente di Oliviero Rainaldi. |
Grazie alla vostra sensibilità, Terni è diventata una
città ricca di opere contemporanee...
Tra qualche anno si potrà seguire un intero percorso
di arte contemporanea nelle chiese ternane. Le
opere già realizzate, infatti, sono molte: di Oliviero
Rainaldi (altare, ambone, fonte battesimale, sede, tabernacolo
e altare per la cappella feriale) nella chiesa
di Santa Maria della Pace; di Paolo Borghi già inserite
nella Cattedrale (altare, ambone, cattedra e croce
pensile in cesello d'argento); e, ancora Oliviero
Rainaldi (altare, ambone, cero pasquale, sede), nella
cappella dell'adorazione perpetua al centro della
città, dedicata a San Giovannino; oltre a Santa Maria
degli Spiazzi, dove attualmente sono esposte opere
di Francesco Zefferino; avremo anche opere di Dino
Cunsolo in una chiesa del '300: un nuovo ambone e
un nuovo battistero. Abbiamo chiesto a Tito di realizzare
un tabernacolo, un altare, un ambone e un
battistero, per la parrocchiale S. Maria del Rivo. Non
va dimenticato l'imponente ciclo francescano di Stefano
di Stasio nella chiesa di Santa Maria della Pace,
progettata da Paolo Portoghesi (CHIESA OGGI
architettura e comunicazione 66/67), insieme al già citato
Oliviero Rainaldi e Paolo Borghi per una sua risurrezione
bronzea all'ingresso della chiesa.
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Cappella di San Giovannino. La porta del Rainaldi. |
Vista dell’ambone e, sullo sfondo, il portacero pasquale. |
La testimonianza del Vescovo
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Mons. Vincenzo Paglia è
stato rettore della Chiesa
di Sant’Egidio in Trastevere.
Partecipa all’Associazione
Uomini e Religioni
della Comunità di
Sant’Egidio, ha ricevuto
tra gli altri il “Premio
Gandhi” dall’Unesco e
“Madre Teresa” dal governo
albanese.
S.E. Mons.Vincenzo Paglia
Vescovo della Diocesi
di Terni - Narni - Amelia
Abbiamo chiesto a S.E. Mons.Vincenzo Paglia di
spiegare le ragioni degli interventi artistici a Terni.
Sono tre le motivazioni di fondo: la prima, relativamente
alle nuove chiese parrocchiali, è la convinzione
mia personale e dei miei collaboratori, a non considerare
l'edificio cultuale solamente come architettura. |
Guardando le chiese costruite in tutto il '900, nessuna di esse ha considerato la figurazione scultorea come indispensabile alla presentazione dei "luoghi liturgici"; credo, al contrario, che i manufatti marmorei o bronzei, riescono a trasmettere meglio il significato di ciò che si celebra. La seconda motivazione, riguarda
l'adattamento della zona presbiteriale alla normativa
derivata dalla Sacrosanctum Concilium.
Non basta mettere un qualsiasi supporto come altare
purchè si guardi in faccia l'Assemblea celebrante.
Se, ad esempio, per indicare la separazione tra il
sacerdote celebrante e il popolo vi è una balaustra
troppo marcata, essa andrebbe tolta perché creerebbe
ostacolo pesante per mostrare l'unità dell'assemblea,
pur nella distinzione dei ruoli. Se l'altare sta a significare
quella "pietra angolare" che sorregge l'intero
edificio, è bene che non sia di vetro o di altro fragile
materiale; non può non dire l'"oltre" che raffigura il
Cristo se non lo dice esplicitamente con rappresentazioni
che esplicitano il sacrificio del Cristo. Analogo
discorso va fatto per l'Ambone e le altre presenze cristologiche
cultuali. La terza è culturale e riguarda il diritto/
dovere della Chiesa a continuare la storia dell'arte
con committenze intelligenti ad artisti capaci
per fortuna ancora presenti in gran numero malgrado
il prevalere della società tecnologica.
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A San Giovannino c'è un inconsueto tabernacolo fissato su uno stelo sopra la mensa dell'altare...
E' la cappella eucaristica attigua alla Cattedrale, un ambiente raccolto e dedicato specialmente all'adorazione del Santissimo, ricca di significati simbolici. A partire dalla porta in vetrofuso di Rainaldi, in acciaio e cristallo, nella quale è inserito il volto di Cristo, la maniglia reca le immagini dei quattro evangelisti mentre l'acquasantiera è una vera conchiglia, simbolo del sorgere della vita. L'iconografia dell'altare che emerge sui quattro lati in bassorilievo, si riferisce
al documento BEM, Battesimo Eucaristia Ministero, che segna una tappa importante nel dialogo ecumenico tra cattolici, protestanti ed ortodossi. Sui quattro lati sono raffigurati il battesimo di Gesù, un'immagine bellissima dove Cristo congiunge le mani in segno di accoglienza ma, con gesto profondamente umano, sembra anche osservarle; poi il sacrificio di Gesù, il sacrificio di Isacco e infine la Chiesa come culmine e fonte dell'Eucaristia, coi volti dei fedeli che si uniscono al sacrificio di Gesù. L'ostensorio che si eleva al di sopra della mensa diventa così raffigurazione dell'albero della vita: non è semplice
supporto per l'ostia, ma una propaggine dell'altare.
Simbolicamente l'Eucaristia sorge dall'altare.
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Cappella di San Giovannino, vista centrale dell’altare. Sopra, l’altare di scorcio. |
Ecco che nell'arte contemporanea si ritrovano gesti simbolici.
Ritorniamo sul tema del dialogo con gli artisti...
E' fondamentale che il committente sappia dialogare.
E che si serva di mediatori culturali capaci di intendere
sia il linguaggio dell'arte, sia il linguaggio della
liturgia e dell'annuncio. Perché con l'artista occorre
ascoltare, innanzitutto, e poi parlare: non bisogna
imporgli forme ma proporgli orizzonti spirituali.
Il dialogo spinge ad evocare forme dall'anima
dell'artista. Con Rainaldi abbiamo parlato a lungo:
da parte nostra, cioè da parte della committenza, di
teologia e da parte sua, cioè dell'artista, della sua
traduzione in idee iconografiche. Da questo dialogo
sono scaturiti i bozzetti che hanno dato luogo a ulteriori
discussioni. E' così che l'intesa si è venuta affinando.
Lo stesso con Paolo Borghi e Bruno Ceccobelli
che ha realizzato le tre porte della Cattedrale
di Terni. Molti artisti non hanno occasione di
cimentarsi con le Scritture Sante per produrre arte e quando gli capita l'occasione sono felici perché
stimolati ad affrontare tematiche nuove, a confrontarsi
con la stessa dimensione spirituale ben definita
e non soggettiva. Dialogando, tra l'altro, si capisce
come siamo ancora distanti dal concepire l'arte come
luogo teologico, luogo della manifestazione di
Dio che si serve ancora oggi delle mediazioni umane
per dialogare con una umanità in continua e rapida
evoluzione culturale e antropologica. Un cambiamento
d'identità che sfugge sempre di più ad
ogni classificazione. In questo contesto non bisogna
spaventarsi nel proporre dimensioni religiose nuove
ai fedeli, ciò che conta è rimanere nel solco della
tradizione per i significati da dare alle opere, ma sviluppare
anche nuovi linguaggi, anche neofigurativi,
anche minimalisti ma che aiutino, anzi siano al servizio
della fede cristiana, altrimenti si rimane nel solco
dell'arte sacra, in generale, che va anche bene, ma
che non può essere usata per la liturgia fino a quando
non si chiarisce bene la tipologia architettonica
delle nuove chiese. Ma questo è un altro discorso.
(L.S.)
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