|
Il linguaggio universale dell'identità cristiana
La capacità di dialogo con le Soprintendenze è al primo posto nell’attenzione dell’Ufficio per i Beni Culturali della Chiesa italiana:
lo sottolinea in questa intervista il Direttore, Arch. Don Stefano Russo.Tale collaborazione sottende anche il pieno riconoscimento
del valore del patrimonio ecclesiastico e delle capacità che la Chiesa ha dimostrato nel gestirlo.
Don Stefano Russo, Ella si è da poco insediato alla
direzione dell’Ufficio per i Beni Culturali della
Conferenza Episcopale Italiana: quali sono gli
obiettivi in agenda per il prossimo futuro?
Innanzitutto l’Ufficio si prefigge di offrire un servizio
alla Segreteria Generale della Conferenza
Episcopale Italiana, in continuo contatto con tutte
le Diocesi. Soprattutto l’obiettivo è di costituire un
supporto sempre più efficace a favore di chi è preposto
alla conservazione e alla valorizzazione del
patrimonio culturale e quindi anche a tutti coloro
che occorre formare nel migliore dei modi per
questi compiti.
In quest’ambito particolare importanza va attribuita
oggi alla capacità di dialogare con coloro che
operano nella struttura ministeriale e nelle
Soprintendenze, per la tutela e la valorizzazione
del patrimonio culturale nazionale.
Occorre inoltre ricordare che prosegue l’impegno
per l’inventariazione dei beni di proprietà ecclesiastica.
Si prevede che entro l’anno l’inventariazione
sarà conclusa in una cinquantina di diocesi. Direi
che questa è un’opera di primaria importanza che
consentirà alla Chiesa italiana, per la prima volta
nella storia, di avere una conoscenza diretta e
approfondita di tutte le opere significative che
possiede e del loro stato di conservazione.
Com’è noto, l’inventariazione è portata avanti con
sistemi informatici e protocolli condivisi col
Ministero per i Beni e le Attività Culturali, così che
la collaborazione con le Istituzioni e le Autorità
civili è continua.
La collaborazione col Ministero per i Beni e le Attività
Culturali ha conosciuto qualche variazione?
Il 26 gennaio del 2005 è stata rinnovata l’Intesa tra
il Ministro per i Beni e le Attività Culturali e il
Presidente della Conferenza Episcopale Italiana,
relativa alla tutela dei beni culturali di interesse
religioso appartenenti a Enti e Istituzioni Ecclesiastiche.
La nuova Intesa prende in considerazione
tematiche più volte emerse dopo la promulgazione
della precedente che risale al 1996. Ad esempio
si parla esplicitamente dell’inventariazione e
dei musei ecclesiastici. Vengono affrontate e suggerite
soluzioni anche per alcuni specifici problemi.
Laddove ad esempio un oggetto di valore non
può più essere conservato entro l’edificio di culto
che costituisce la sua naturale dimora, il primo
luogo dove si deve cercare di collocarlo è un
museo di proprietà ecclesiastica.
E’ una sottolineatura non di poco conto che certamente
contribuirà a limitare la dispersione di questo
patrimonio.
" I beni culturali
originano dall' antica
tradizione cristiana
del nostro Paese:
la formazione degli
operatori delle Diocesi
è di cruciale importanza
per riscoprirla
appieno "
|
|
Santuario di San Pio a San Giovanni Rotondo,
progettato da
Renzo Piano: la croce di Arnaldo Pomodoro sopra l’altare. |
Chiesa della Madonna della Pace a Terni, progettata da
Paolo Portoghesi: trittico absidale di Stefano Di Stasio. |
Quali gli effetti del “Codice Urbani”, la nuova legge
sulla tutela e la valorizzazione dei beni culturali introdotta
dal precedente ministro Giuliano Urbani?
Com’è noto la Chiesa è chiamata a rispettare le
leggi dello Stato anche per quel che attiene ai beni
culturali ecclesiastici. Il Codice Urbani ha introdotto
la “verifica di interesse culturale dei beni immobili”,
obbligatoria in caso di
alienazione o di intervento
di risanamento e restauro
conservativo. Si tratta di un
passo importante, che
richiede un impegno non
indifferente agli incaricati
diocesani e regionali.
Tuttavia è significativo il
ruolo e la competenza che
a questi viene riconosciuta.
Si prevedono nuovi corsi per
gli incaricati diocesani?
L’Ufficio Beni Culturali
Ecclesiastici della CEI svolge da diversi anni corsi
nazionali dedicati all’architettura per la liturgia
rivolti agli operatori delle diocesi.
Questi corsi, che negli anni passati si sono tenuti a
Torino dal 1996 al 2000 e a Firenze dal 2001 al
2005, dal prossimo anno si terranno presso
l’Istituto Santa Giustina di Padova.
L’Ufficio organizza anche corsi di formazione e di
aggiornamento per gli Incaricati Diocesani dei
beni culturali ecclesiastici. Sono corsi “intensivi”
che hanno la durata di una settimana. Dal prossimo
anno si terranno presso le Regioni ecclesiastiche
che ne faranno richiesta, così che possano
essere coinvolti non solo gli Incaricati Diocesani
ma anche i loro collaboratori.
E’ inoltre importante segnalare che le iniziative
didattiche sono in aumento. Per fare solo qualche
esempio cito il “Corso di Alta Formazione in Architettura e Liturgia: il progetto degli edifici
sacri”, attivato anche quest’anno dalla Facoltà di
Conservazione dei Beni Cul-turali di Ravenna; la
Facoltà di Architettura di Valle Giulia che a Roma
realizza il “Master di II livello in adeguamento, progettazione
e riprogettazione di chiese”; il biennio
di specializzazione in Beni culturali ecclesiastici che
da oltre un decennio si svolge presso la Pontificia
Università Gregoria-na e che è stato portato a
dignità di Facoltà universitaria. Il moltiplicarsi di
questo tipo di iniziative certamente sta portando
dei giovamenti anche per le diocesi che in questo
modo hanno la possibilità di usufruire di operatori
sempre più competenti e capaci.
Si è ormai affermata la tendenza
a operare, attraverso i
beni culturali, anche in senso
catechetico...
Viene sottolineata sempre
più in questi anni la dimensione
fortemente pastorale
che caratterizza il lavoro sui
beni culturali ecclesiastici. La
loro giusta valorizzazione fa
emergere il ruolo particolare
e insostituibile che essi
hanno nell’azione evangelizzatrice
della Chiesa. I numerosi
musei ecclesiastici e i diversi percorsi nelle visite
turistiche alle città legati all’arte cristiana, rappresentano
una zona di “frontiera” dell’evangelizzazione
cristiana, dove è possibile incontrare uomini di
tutte le convinzioni e fedi. E’ molto importante che,
così in diversi casi, si impari a presentare i nostri
beni facendo emergere l’indissolubile identità cristiana
che li caratterizza, la cui omissione rende
impossibile il comprenderli appieno. Fondamentale è il ruolo degli operatori diocesani e la loro formazione.
Verifichiamo sempre più che questa “lettura”
dei nostri beni, fatta in modo professionale e in uno
stile di accoglienza cristiana, costituisce una testimonianza
che affascina i visitatori di questi luoghi.
|
Centro Giovanni XXIII a Seriate (Bergamo),
progettato da
Mario Botta: la doppia abside scolpita
da Giuliano Vangi. |
Questo può portare anche a una apertura verso l’arte
contemporanea?
E’ un tema delicato ed importante. Nel passato
l’arte era connaturale alle chiese, ce lo dimostrano gli innumerevoli edifici di culto presenti nelle
nostre diocesi e spesso ricchi di straordinarie
testimonianze artistiche che hanno reso celebre
l’Italia in tutto il mondo. Oggi sappiamo che non è più così. Spesso si fa fatica a trovare un dialogo “risolto” con l’arte contemporanea, eppure
credo che il nostro compito è quello di affrontare
questa fatica, evitando il rischio di fermarsi
davanti alle difficoltà.
I “progetti pilota”, promossi dalla Conferenza
Episcopale Italiana con i tre concorsi nazionali
per tre nuove chiese, avevano fra i propri obiettivi
anche quello di evidenziare la necessità di un
confronto “vivo” con l’arte contemporanea.
In futuro altri concorsi di questo genere saranno
messi in cantiere.
Nell’adeguamento liturgico delle chiese può intervenire
l’arte contemporanea?
Sappiamo che a volte gli adeguamenti realizzati a
ridosso del Concilio hanno messo in evidenza
una eccessiva fretta e forse poca oculatezza.
Bisogna dire che oggi la sensibilità è cresciuta e si
può pensare di procedere con più attenzione e
rispetto per i luoghi di culto e per la loro storia,
magari anche rimettendo mano a qualcuno di
quegli adeguamenti impropri compiuti in passato.
Allo stesso tempo credo che sia importante vincere
il timore di apportare, attraverso gli adeguamenti
liturgici, delle trasformazioni che inevitabilmente
evidenziano la loro “novità” in contesti
fortemente storicizzati. Anche in tema di adeguamento
si può concepire l’inserimento di
opere d’arte contemporanea. Nel contesto del
convegno promosso dall’Ufficio Nazionale Beni
Culturali Ecclesiastici e dal Patriarcato di Venezia,
svoltosi a Venezia, nell’ambito della Biennale
Internazionale di Arte del 2005, nella chiesa di
San Lio, 12 artisti sono stati invitati a realizzare
delle opere a mo’ di adeguamento liturgico.
Questa esperienza ha messo in evidenza che è
possibile - in un contesto artistico ricco come
quello della Chiesa di S. Lio - immettere stabilmente
opere contemporanee pensate in funzione
della vita liturgica dell’edificio di culto. Per alcuni
mesi, in quella chiesa, si è celebrata ogni giorno
l’eucaristia attraverso il nuovo allestimento determinato
dalla collocazione di queste opere. Se è
vero che l’arte rappresenta il sentire di un’epoca,
non possiamo rinunciare a quella contemporanea.
(L.Servadio)
|