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Architettura - La prospettiva della storia | ||||||||||||||
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Chiesa Santa Maria Maggiore a Francavilla a Mare (Chieti) L'edificio progettato da Ludovico Quaroni negli anni immediatamente precedenti il Concilio resta come testimone del fermento di quell'epoca, protesa verso nuove sperimentazioni ma ancora saldamente radicata nella tradizione. Un progetto esemplare per contestualizzazione e per armonizzazione tra architettura e interventi artistici. Il concorso fu bandito dall’Unione Cattolica Artisti
Italiani (UCAI) nel 1948, per realizzare la chiesa
parrocchiale di S. Maria Maggiore a Francavilla a Mare
provincia di Chieti. Vincitore risultò il progetto
dell’architetto Ludovico Quaroni.
Quaroni pensò l’edificio nel contesto e con felice intuizione, dovendo fare spazio alle percorrenze pedonali, a quelle stradali e al sagrato, strinse la progettazione tutta intorno a se stessa organizzando uno schema di pianta centrale a forma irregolarmente ottagonale sul cui perimetro aprì 4 cappelle, di cui un'abside alle spalle dell’altare, creò un collegamento che porta anche ai servizi, e prolungando altri due lati, sviluppò longitudinalmente la navata, facendola “ aula” dove l’assemblea si raccoglie. Mancando lo spazio planimetrico e dovendo segnare nel paesaggio la presenza della chiesa dominante dall’alto il territorio, Quaroni lanciò un segno espressionistico nella verticalità monumentalizzante dell’edificio, avvicinandolo al cielo e riproponendo il legame “verticalità-processionalità”. All’interno creò una suggestiva volta di copertura a padiglione illuminata da 4 finestroni, posti simbolicamente in alto, secondo la tradizione dal paleocristiano in poi, all’attacco tra le pareti verticali della navata e il soffitto, evocando, nella posizione e nei giochi di luce che ne conseguono, un immaginario disegno di croce che realizza uno splendido connubio lucearchitettura. La chiesa si riconosce nella skyline del paesaggio e si contestualizza attraverso la forma, i colori e i materiali: pietra e laterizio per le mura, cemento armato per la struttura. La preoccupazione della visibilità dell’edificio-chiesa ha fatto sì che essa non avesse una connotazione preminente nella facciata.
Infatti l’edificio, forse perché pensato per essere
prevalentemente visto da lontano, sembra rialzarsi
su un basamento in pietra che in realtà è una specie
di deambulatorio che corre lungo tutto il perimetro
interno della chiesa attraverso un percorso continuo,
senza interruzione, tra le cappelle-altari, per poi
ristringersi ed elevarsi. Solo da vicino ci si rende
Le
stazioni in pietra della Via Crucis di Andrea Cascella
sono state spostate ed esposte in una sala attigua
alla chiesa. Al loro posto l’itinerario staurologico è
stato rappresentato dall’artista Raimondo Volpe
che ha raccontato “il cammino” modellando le 14
stazioni della Via Crucis in formelle di terracotta policroma
in basso ed alto rilievo.
La chiesa, inoltre, custodisce il pregevole ostensorio
di Nicola da Guardiagrele, opera di orificeria medio-adriatica del '400.
La chiesa, pervasa da un forte senso di sacralità, è
essenziale, “ umile”: il progettista non ha avuto pretese
di sperimentazione stilistiche, ed evitando suggestioni
mistiche, ha dato risposta ad esigenze spirituali,
traducendole in pure forme architettoniche. Non è un progetto a tema dominante o di dettagli;è un progetto di sintesi dell’organizzazione, configurazione
e strutturazione dello spazio che riassume
il complesso problema dell’edificare.
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