|
Luogo consacrato, che ha sempre il carattere del recinto,
separato dal terreno circostante. Così la definizione del
sagrato nei dizionari di architettura: una zona di rispetto che
si impone al "monumento". Se accostiamo a questa rigida
impostazione la descrizione che Giovanni Michelucci fa del
sagrato della sua cattedrale di Pistoia ci rendiamo conto di
come l’edificio architettonico e in particolare quello sacro
comunichi all’uomo scenari e sensazioni sempre nuove: "La
facciata stessa esprime una vita interna, una interiorità sottomessa
alla imponente ma comprensiva personalità del
Battistero. Lo spazio che li congiunge evoca un’aia, cioè uno
spazio interno, una stanza a cielo aperto che si innesta nella
grande piazza cittadina. Dialogo che dura nei secoli come se
abbiano ancora qualcosa di nuovo da dirsi".
Due aspetti da sottolineare: la familiarità del sagrato dove
ogni uomo ritrova le sue radici e il suo essere parte di una
comunità e l’innesto di questo spazio con la città. |
Arch.Alessandro Suppressa
Progettista |
Per assurdo, se storicamente il sagrato era concepito come
luogo della purificazione in cui sostare prima di entrare nel
luogo santo della presenza di Dio, quindi un rapporto da
esterno ad interno, oggi assistiamo ad un simbolico ribaltamento.
Il vivere la propria dimensione di fede in autenticità
e in comunione con gli altri porta a concepire lo spazio
del sagrato in un modo nuovo: il luogo che segna il passaggio
contrario, il luogo dove si può meditare sulla responsabilità
affidataci, il luogo dove il credente alla luce della Parola
"ascoltata dentro" riprende il proprio cammino di testimonianza
in mezzo agli uomini. E’ proprio nel sagrato che il credente,
uscito dalla celebrazione, incontra il povero con la
mano tesa che chiede giustizia sociale, il capannello di giovani
raccolto intorno alle futilità dei sogni offerti dalla
società dei consumi e che sono proprio su quella panchina
in attesa che qualcuno porti loro senso alla propria fragile
esistenza.
|