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Quanti dolci sentimenti e quanti ricordi nostalgici
suscita in me quello spazio sacrale davanti alle
chiese site sulle alture della mia riviera ligure, con
quei sassolini bianchi e neri, disposti come un magnifico
tappeto trapunto dai semplici simboli della
fede e posato con riverenza sulla terra davanti
alla facciata d’ogni parrocchiale. Spazio solare e
arcano, circondato dagli alberi appena mossi dalla
brezza del sottostante mare che si bacia con il
cielo, circoscritto da umili muretti a secco e solcato
dall’incedere dei devoti. Spazio mistico ove il grande silenzio adorante
e pensoso, che prolunga la presenza di Gesù Eucaristico custodito nel tabernacolo,
si intreccia con il suono delle campane, il profumo dell’incenso, il
chiacchiericcio dei bimbi usciti dal catechismo, lo scambio di notizie fra i parrocchiani,
il denso aroma del frittomisto di mare che esce dalla trattoria che
sta accanto ai locali parrocchiali. |
S.E.R. Mons. Mauro Piacenza |
Sembra che quello spazio familiare a tutti, quel sagrato quotidianamente battuto,
quel luogo che conosce da secoli il calpestio dei bimbi della prima Comunione,
su cui si riversa il riso gettato sulle gaie coppie di sposi, in cui rintoccano
i passi mesti di chi ha accompagnato i propri defunti all’ultima dimora, è luogo di vita, di aggregazione, di continuità, di memoria, di profezia,
di preghiera.
Considerando e guardando il sagrato si comprende come esso costituisca un
rafforzamento di identità che si fa comunione con la storia quotidiana, con le radici
domestiche e con l’eredità personale, nel flusso del tempo e degli eventi.
Ricordare è atto certamente prezioso dello spirito. In particolare, ricordare
quanto si è ricevuto e si è dato nel tempo della giovinezza cresce la consapevolezza
di quello che si è, precisa e rafforza la nozione della nostra identità,
favorisce il fiorire nell’animo della riconoscenza, che è tra i più nobili sentimenti
umani.
Guardando quegli antichi sagrati ed auspicando che le nuove chiese non solo
non ne siano prive, ma siano anche caratterizzate da tali elementi di sempre,
si comprende che è occasione per rivivere un patrimonio di esperienze,
incontri, ricordi che, anno dopo anno, è venuto ad arricchirci dentro. È un
fatto prezioso perché nessuna comunità umana riesce a rimanere se stessa
in mezzo al turbinio degli avvenimenti e dei tempi se non si rifà al proprio
passato per vivere il presente e per proiettarsi nel futuro. Nessuna comunità
umana può aspirare ad essere soggetto inconfondibile e attivo della sua vicenda,
se non si mantiene in comunione con la sua storia, con l’eredità spirituale
che ha ricevuto, con la ricchezza dei suoi ricordi, delle sue emozioni,
delle sue tradizioni. Quei piccoli sagrati non sono spazi insignificanti ma rivestono
un senso che li travalica. L’uomo del nostro tempo, spesso è afflitto da
una sinuosa e indefinibile tristezza, da un senso di angoscia e questo sembra
verificarsi in molti casi perché è un uomo «smemorato»: non ricorda più la
sua origine e la sua meta. Ma quel sagrato è stato percorso per iniziare la vita
pasquale e verrà percorso per celebrare la Pasqua eterna e, nel segmento
di tempo compreso fra questi due poli, sta il senso di tutto.
+ Mauro Piacenza
Presidente della Pontificia Commissione
per i Beni Culturali della Chiesa
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