|
Al servizio dell'uomo
|
Decine e decine di progetti da tutta Italia. Una
giuria di prim'ordine impegnata a vagliare i risultati.
Un'atmosfera di grande entusiasmo. Il significato
del Primo Premio Nazionale di Idee di Architettura
"I Sagrati d'Italia" va molto al di là del fatto che è
stato realizzato con nuove procedure informatiche.
Di tutte le molte e complesse motivazioni che si intrecciano,
desidero porre in luce quelle relative all'aspetto
più squisitamente umano. Umano nell'oggetto:
il sagrato è luogo come nessun altro preposto alla
socializzazione sotto l'egida della religione, cioè di quel fraterno avvicinarsi gli
uni agli altri illuminati dalla fede, o almeno dalla sua ricerca. Umano nell'impegno dei partecipanti, che si sono messi alla prova gratuitamente,
mossi dal desiderio di dare un contributo alla propria Città e alla propria Chiesa,
come raramente avviene ai nostri giorni. |
Arch.G. M. Jonghi Lavarini |
Umano nello sforzo organizzativo, che forte anche dell'uso dell'informatica, ha visto
coinvolti le menti e i cuori di molti che hanno contribuito a far di questo Premio
un successo, lavorando con continuità per settimane, per mesi. Un "Premio"
come questo sul Sagrato è fatto di tanti episodi di solerzia, di tante capacità messe
a disposizione perché si compia l'opera. E' bene ricordarcene, così come ci ricordiamo
dello scalpellino che ha confezionato la statua posta in alto sulla guglia
della cattedrale.Un contributo che sembra perdersi insieme ai tanti altri cui si affianca,
ma che in realtà costituisce l'ossatura vera dell'opera. Portiamo come importante
testimonianza i nomi di tutti i collaboratori e partecipanti, pubblicati nelle
pagine di questo numero della rivista dedicato ai Progetti Vincitori e Segnalati,
insieme a una serie di autorevoli contributi sul tema: su quel che il sagrato rappresenta
per tutti noi, su quel che potrà essere nella città di questo nuovo millennio.
Con commozione ascoltiamo la voce di chi, come Mons.Mauro Piacenza,
il cui intervento riproduciamo qui a lato, rivisita il significato del sagrato, al di là dell'ufficialità,
nelle corde affettive che tocca in quanto luogo tra i più densi di esperienze
e di risonanze. Con attenzione seguiamo le argomentazioni del
Prof. Raffaele
Sirica e degli altri esponenti del Consiglio Nazionale Architetti Pianificatori
Paesaggisti e Conservatori. In quest'ambito un vivo ringraziamento per la collaborazione
alla redazione di questo numero della rivista va
all'Arch. Caterina Parrello,
che con tenacia ha tessuto la trama dei rapporti necessari allo svolgimento
del'liniziativa; all'Arch. Lauretta Musso, all'Arch. Massimo Gallione e al Dr. Giorgio
Scianca che l'hanno seguita e fatta propria;
all'Arch. Mario Caruso che ha organizzato
tutto l'aspetto informatico. Con autentico interesse osserviamo i progetti
che giovani e meno giovani architetti hanno contribuito e che costituiscono
quanto di più prezioso ci sia: idee messe a disposizione di tutti noi perché da queste
possa prendere forma un più vasto dibattito. Forse - auspichiamo magari per
iniziativa di qualche parroco o di qualche vescovo particolarmente sensibile - anche
qualche realizzazione. Per tutto questo con serena fiducia guardiamo ai risultati
ottenuti.Abbiamo visto muoversi in modo coordinato ed efficace un concerto
di volontà, un insieme di passioni. Siamo sicuri che la Chiesa non potrà trarne
che giovamento. Perché il suo "vestito" esterno dice molto di quel che sta dentro
e, si sa, l'arte è anche uno strumento di comunicazione. Persino di conversione in
certi casi. Il sagrato è luogo aperto alla possibilità dell'incontro: è albergo della
speranza. E questo Premio è una pietra miliare nel cammino della città verso la
propria Chiesa. Ascoltiamo quindi le molte voci che ci parlano del sagrato: sicuri
che ne trarremo tutti un giovamento.
Giuseppe Maria Jonghi Lavarini
|