| Tratto da: Chiesa Oggi 69 Architettura e Comunicazione |
Dalla sofferenza alla luce | |||||||||||||||||||
| Di Baio Editore | ||||||||||||||||||||
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Architettura - Chiesa Sacra Famiglia a Pianoro (Bologna) Una Casa di Riposo per anziani, pensata come una residenza gioiosa e piena di luce. E la sua chiesa, intesa quale luogo dove l’identità della persona ritrovi il proprio significato. L’architetto Gianfranco Masi ha impostato il suo progetto sulla luce e sul concetto di percorso: che non vi sia la sensazione della stasi. Lo spazio della chiesa è completato dalle vetrate interne che aggiungono colore e significato alla luce. La Chiesa fa parte di una casa adibita a “Residenza
Sanitaria Assistenziale” (Casa Protetta “Sacra Famiglia”) che ospita 95 anziani autosufficienti
e non autosufficienti. L’edificio è stato inteso
come una residenza cioè il più vicino possibile ad
un abituale ambiente di vita ed il più lontano possibile
da una immagine di stampo ospedaliero e include:
Il complesso è pensato perciò come un “percorso” che si snoda, collega gli spazi del piano terra e sale sinuoso con pendenza al massimo del 5% affacciandosi da una parte e dall’altra sugli ambienti che man mano contatta. E’ una “strada” che si snoda lentamente, che lentamente sale e scende e lungo la quale ritrovi piccoli slarghi di sosta o di panorama, i negozi, la piazzetta coi servizi. Non si può ignorare che la Casa Protetta in genere è luogo di dolore e di sofferenza; dolore e sofferenza che prendono un po’ tutti: per primo l’anziano, poi tutti quelli che vi sono intorno, personale e parenti. In questa Casa, in questi spazi, in questa luce lo spirito è che si trovi l’aiuto, che si ritrovi la fiducia, la serenità, la gioia e la speranza. La chiesa è anch’essa luce. Si entra da uno slargo interno, vi è un primo spazio buio, poi in fondo la luce è tanta. E’ luce riflessa e diffusa non diretta da grandi finestroni orientati a nord con funzione di “shed”.
La chiesa “Sacra Famiglia” benedetta dal Cardinale Giacomo Biffi il 19 Aprile 1999, pur essendo pensata essenzialmente per i residenti ha anche un accesso laterale che consente agli abitanti dei dintorni di accedere alle funzioni festive dall’esterno. E’ la luce l’elemento generatore. In questa luce spero che lo spirito ritrovi l’aiuto che cerca. L’altare, l’ambone, il tabernacolo sono pensati come volumi essenziali, nei materiali e nelle forme. Di quarzite rosa (proveniente dall’Argentina) l’altare e l’ambone, di legno rivestito con foglia d’oro il tabernacolo (dà riflessi cangianti a seconda della luce e della posizione da cui lo si guarda, è quindi più “vivo” dell’altare e dell’ambone).
Questa luce però non poteva reggere da sola.
Sin dall’inizio ho cercato qualcosa.Avevo bisogno di
colore sullo sfondo della chiesa tutta bianca. Sia con
la luce del giorno che con quella artificiale.
Dopo tante ricerche ho individuato l’artista-scultore
Sergio Colleoni. Sono andato a trovarlo. La
mia spiegazione l’ha convinto ed entusiasmato. Ha
E’ un Cristo ascendente ed accogliente insieme, una figura che scaturisce dalle due sottostanti e che definisce con loro un diretto rapporto di attenzione. Le tre figure vanno considerate strutturalmente autonome ma al tempo stesso unite. La rappresentazione della Sacra Famiglia con il Cristo adulto, pur uscendo dagli schemi iconografici tradizionali, valorizza sul piano simbolico la dimensione redentiva: Gesù si presenta in atteggiamento accogliente con la gestualità della mano destra, mentre con la sinistra invitando indica il percorso di salvezza verso il Padre.
La Via Crucis e le immagini della Sacra Famiglia, sulla
parete absidale, sono eseguite con la medesima
tecnica: struttura di metallo a traliccio nel retro e
sostegni predisposti per fissaggio a parete distaccati
per alloggi luci. L’illuminazione retrostante l’immagine
della “Sacra Famiglia” è stata realizzata con fibre
ottiche. |
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