| Tratto da: Chiesa Oggi 69 Architettura e Comunicazione |
Lo scrigno che sacralizza la luce | |||||||||||||||||
| Di Baio Editore | ||||||||||||||||||
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Architettura - Herz Jesu-Kirche a Monaco di Baviera (Germania) Un parallelepipedo semitrasparente. La linea è impreziosita dagli spigoli a vetrata; la facciata arricchita dal motivo strutturale a quadrati che diventa scansione ritmica e ornamento, movimentazione della superficie. Questa chiesa è stata tra le più discusse negli ultimi anni in Germania. Sin dalla sua concezione.Vinse infatti un grande concorso nazionale organizzato dalla parrocchia per la nuova chiesa Herz Jesu di Monaco di Baviera, a metà degli anni '90. Il fatto stesso che per una chiesa di quartiere si mobilitasse un concorso nazionale fece scalpore.
Ma il risultato ha dato ragione agli organizzatori: il progetto vincitore di Markus Allmann, Amandus Satttler e Ludwig Wappner si impose perché riusciva ad unire alla semplicità delle forme, secondo la tradizione del Bauhaus, una inconsueta articolazione spaziale; un gioco di trasparenze e riflessi, consentito dalla giustapposizione di diverse pareti di cristallo, che in certo senso smaterializza l'oggetto e lo riveste di luce. Una somma di eccezionalità che nella "normalità" della linea produce una serie di sorprese e rende estremamente articolato quello che appare all'inizio come uno spazio di assoluta semplicità.
A questo si aggiunga il meccanismo di apertura. Se la porta che si apre nel mezzo della facciata principale serve per le funzioni ordinarie, la sorpresa sopraggiunge quando tutta la facciata si apre, con ingegneristico sfarzo, per rivelare un'altra facciata più interna, più intima, dominata dal crocifisso collocato in alto sulla destra. In tal modo chiesa e sagrato si uniscono in un unico ambiente e la discontinuità tra interno ed esterno si scioglie per dar luogo a una sapiente gradualità di passaggio. La trasparenza ora diventa la via aperta verso l'ambito più recondito.
Il luogo per la celebrazione. Ma si scopre anche che
permeabilità non vuol dire immediatezza nel giungere
al cuore della chiesa. Diverse cortine si frappongono:
oltre la facciata esterna, ecco il paramento
ligneo. E oltre questo, ancora un tragitto verso
l'altare che la luce spiovente dall'alto proietta sullo
sfondo in uno spazio dove la dimensione terrena
E luce e riflessi e trasparenze sono asservite
all'unico fine di nobilitare l'ambiente, trasportando
il luogo dell'altare nello stesso tempo in luogo
prossimo all'assemblea ma anche contiguo all'infinità,
rappresentata dalla luce verticale. In questo i
progettisti sembrano aver raccolto ed esaltato la lezione
di Rudolf Schwarz, che seppe da un lato mantenere
l'impostazione "basilicale" tradizionale pur
entro architetture moderne, e dall'altro avvicinare
l'assemblea all'altare, secondo i dettami del Concilio.
La croce che traspare dietro l'altare è il suggello
finale di un'architettura in cui la sacralità si esprime
col linguaggio più moderno. |
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