| Tratto da: Chiesa Oggi 66/67 Architettura e Comunicazione |
Architettura - Chiesa Madonna della Pace a Valenza (Terni) | ||||||||||||||||||||
Sotto la buona stella Sita in località Valenza, nell'immediata periferia di Terni, questa chiesa progettata da Paolo Portoghesi è ricca di segni e
testimonianze. L'architettura stessa ricerca valori simbolici, che raggiungono la massima espressione nell'elaborazione
della copertura, mentre un ampio programma iconografico rievoca la vicenda francescana.
Figura che si incontra alzando gli occhi al cielo. «Mi è stato di guida - continua Portoghesi - il Petrarca che diceva: "Vergine chiara e stabile in eterno. Di questo tempestoso madre stella; d'ogni fedel nocchier fidata guida, pon mente in che terribile procella io mi ritrovo: sol, senza governo.Vedo già da vicin l'ultima strida". Questa poesia esprime una condizione esistenziale». Nel dramma del momento, alla ricerca della consolazione si alzano gli occhi, ed ecco le stelle che evocano la luce lontana, la speranza che non muore. Così nasce la pianta della chiesa, la cui immagine è proiettata in alto nella copertura. La stella esagonale si protende e si espande nella figura dei vertici a coda di rondine giustapposti su piani successivi così da lasciare varchi alla luce tra un piano e l'altro. La chiesa è vista come una gemma. All'esterno si manifesta col breve campanile e con l'impianto centrale dalle braccia stellari.
Mentre la copertura con gesto protettivo sopravanza i fronti e ricorda gli ampi e rigidi copricapi inamidati, austeri ed eleganti, di alcune monache. All'interno la copertura stellare sovrasta l'incrocio dei bracci, il centro fisico dello spazio che diventa il punto attorno al quale si raccoglie l'assemblea, da lì protendendosi verso l'altare. Questo è coronato dalla parete absidale in cui campeggia il trittico del Di Stasio. E ancora qui compare la Madonna col Bambino, col manto aperto in un abbraccio protettivo, punto di riferimento della vicenda umana di ieri e di oggi. Tutto l'ambiente sembra conformato in modo da convergere verso quel luogo.
E' raro trovare uno spazio così articolato e allo stesso tempo così accentrato, perché i sei bracci in cui si protende lo spazio interno consentono di ricavare ambiti diversi attorno al perimetro. Le porte, le finestre, i confessionali... tutto trova una sede opportuna in una nicchia propria che consente una perfetta individuazione dell'elemento. Allo stesso tempo questa variegata complicazione dello spazio al perimetro, si risolve in una poderosa affermazione di centralità nel convergere delle linee, attraverso percorsi che partono dal pavimento e poi salgono lungo le pareti, in nervature lignee e in vivaci spigoli, verso la stella centrale che domina la copertura.
Ma nel gioco biunivoco delle spinte
ascendenti e discendenti, finiscono per prevalere
queste ultime: come l'architettura trae la sua forma
dall'alto, dove sta l'immagine della stella, così l'aula
stessa trae alimento dalla luce che filtra modellata
dalla forma siderea. Le immagini pittoriche non si
aggiungono all'architettura: ne fanno parte, come a
rendere esplicito un racconto che lo spazio stesso
invoca. E accanto alla Vergine compaiono le storie di
Francesco, che in questa terra visse e operò. Così
oltre che nell'intorno fisico, la chiesa si radica nella
tradizione e nella cultura locale. |
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