Testimonianze - La Piazza aperta al dialogo
Tra cielo e terra
(...) I dettami post-conciliari pongono l’accento sul
rapporto colloquiale che intercorre tra il presbiterio
e l’aula, e ancora sul fatto che lo spazio liturgico
è uno spazio di tipo processionale che ha come
centro e punto focale dinamico l’altare, e dove ogni
elemento (ambone, battistero, tabernacolo) sono
interconnessi tra loro e messi in relazione con le
azioni liturgiche.
Il sagrato, così, è luogo di colloquio tra la chiesa e la
città, è luogo dunque dove entra in comunicazione
il linguaggio della Chiesa con la vita urbana, è ancora
luogo di accoglienza e di preparazione all’ascolto
della Parola, luogo, quindi "dell’andare Verso" e successivamente
luogo di rinvio, dove ci si confronta
con il quotidiano, primo luogo esterno dove portiamo
la Parola ascoltata.
Il sagrato è lo spazio architettonico dove entrano in
rapporto l’orizzontalità dello spazio aperto e antistante
"materia" con la verticalità della facciata della
chiesa "divinità", diventano così, il luogo della ricerca
spirituale. E', quindi, compito dell’architettura rendere
questo spazio quanto più bello possibile e compositivamente
collegarlo al battistero, poiché con il
sacramento del battesimo l’uomo entra a far parte
attivamente alla vita cristiana.
Per queste ragioni è corretto che nella progettazione
di un sagrato ci sia la presenza dell’acqua viva,
quale madre che prepara e guida la vita cristiana.
Un luogo, dunque, pedonale, bello, colorato e profumato
come un giardino, dove il rapporto tra la luce
e l’ombra trasmetta pace e dove deve emergere
e si deve percepire in maniera forte che si tratta di
un luogo sacro.
E così, il sagrato va recuperato lì dove si è perso e
progettato nelle nuove realizzazioni, è un luogo dalle
connotazioni architettoniche forti, segno importante
per la città e per il percorso della nostra vita
cristiana.
Arch. Francesco Lepore
Foggia