Testimonianze - La Piazza aperta al dialogo
Tra il sacro e il profano
Il Sagrato, lo spazio antistante un luogo di culto, già
nel nome, partecipa dell’ambiguità che lo contraddistingue
e lo definisce: spazio sacro ma... non più, spazio
profano ma... non ancora. La dimensione del sagrato
prende consistenza, dunque, esclusivamente
nell’ equilibrio dinamico degli elementi contraddittori
che lo significano, tanto nella funzione, quanto
nell’uso. Luogo di transito verso/
da uno spazio altro, eppure di
statio, dove si combinano e si
stemperano gli elementi del tempo
del rito, condensato e forte,
controllato e trattenuto; insieme
con quelli del tempo feriale polimorfo
ed espanso, non pienamente
controllabile e da cui si dipende.
Luogo percepito ancora
come un "quantum continuum",
eppure una continuità leggera,
senza la medesima densità degli
spazi sacri e profani. Quando
questo equilibrio non si raggiunge,
il sagrato perde consistenza di
soglia, di spazio attivo, che mescola
e crea tagli epistemologici.
Il sagrato viene perciò vinto dall’uso
profano o conglobato in quello sacro. Se l’esperienza
singola o collettiva di fondazione o rigenerazione
dell’identità e del senso è consona all’aula
liturgica, la funzione di compensazione con la
realtà, che quella identità e quel senso delle cose feconda,
appartiene soltanto allo spazio del sagrato.
Questa funzione viene svolta essenzialmente dalla
vocazione ad essere luogo di dialogo e in dialogo.
Dialoghi a margine del sacro. Dimensione plastica
per dialoghi marginali. Il sagrato, definito ma non
chiuso, a differenza di qualsiasi altro spazio pubblico
aperto non può avere una funzione di propria
esclusiva pertinenza, quasi un oggetto assonometrico,
senza relazione alcuna con il duplice contesto fin
qui evocato. La funzione di diaframma, tra la vita del
quotidiano vissuto e del festivo straordinario, comporta
che questo spazio abbia la possibilità di accogliere
i due popoli, le due anime, che si congiungono
nel tempo del dialogo.
Emblematico mi pare l’uso che del sagrato, da sempre,
si fa in Sardegna: funerali o matrimoni divengono
per le piccole comunità locali
momenti di transito dal
privato al pubblico, dal profano
al sacro, e le due componenti
credente/non credente, accomunate
dalla medesima esigenza
corale di riformulare un
senso per la comunità degli
uomini, si incontrano proprio
nel sagrato, che, attraverso la
sua funzione simbolica di luogo
prossemico e cinetico, diviene
una macchina architettonica
dalla forte valenza sociologica.
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"Attraverso
la sua funzione
simbolica di luogo
prossemico e cinetico,
diviene una macchina
architettonica dalla
forte valenza
sociologica.
Così nelle feste dei
Santi i sagrati sono
il luogo deputato
alle danze
della festa"
Francesco Tamponi |
Chiesa di Nostra Signora
del Suffragio e S.Agostino
di Canterbury a Roma,
Arch. Carlo Berarducci
(da CHIESA OGGI n. 52). |
Così nelle feste dei Santi
i sagrati dell’Isola sono il luogo
deputato alle danze della festa, che proprio dallo spazio
assumono una connotazione
quasi sacrale, là dove il sagrato assolve alla funzione
di estendere il sacro verso il non sacro, di volgere il
profano verso il religioso. Il luogo reclama dialoghi
interistituzionali di incontro/scontro tra autorità religiosa
e laica. Qualsiasi progettazione è chiamata a
passare attraverso questa necessità costitutiva: il dialogo.
Lo studio dei simbolismi autoctoni, il senso del
tempo e della socializzazione, la ritualità propria della
comunità, che il sagrato fruisce, dovrebbe farsi
materia nelle mani di chi, attraverso il dialogo, collabora
a disegnare un sagrato. Non sarà difficile individuare,
poi, gli strumenti necessari e più opportuni alla funzionalizzazione degli spazi: dagli arredi necessari
per le liturgie all’aperto, fino alle opere di arredo
urbano, compresi piani di calpestio e prospetti
degli alzati, e quanto altro (porticati, giardini, fontane
ecc.) necessario per dire la natura e la funzione di
quel particolare, unico “Sagrato”.
Rev. P. Francesco Tamponi, ODB,
Direttore
Ufficio Beni Culturali Diocesi di Tempio-Ampurias
Segretario Consulta Regionale
per i Beni Culturali della Chiesa in Sardegna