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Chiesa Oggi 64/65
Architettura e Comunicazione - Decanato

La "Scala di Giacobbe"
Di Baio Editore

All’associazione delle 16 Parrocchie del decanato di Castano Primo, fondata appositamente nell’ottica comunitaria di una crescita condivisa religiosa e culturale e per la gestione del centro decanale di Castelletto, è stato dato il nome
“La Scala di Giacobbe”, denominazione suggerita e voluta dal Parroco di Castelletto Don Carlo Venturin. Con il medesimo appellativo è indicato anche il restaurato complesso monumentale che diventa sede dell’associazione, in
sostituzione del precedente “ex-convento di San Rocco”. Il significato del nome è spiegato dallo stesso Don Carlo. «Il patriarca (Giacobbe, n.d.r.), nomade come tutti noi, riposa e sogna: si adagia su un guanciale duro e freddo, solleva il capo per vedere meglio l’orizzonte terreno. “Giacobbe partì da Bersabea e si diresse verso Carran. Capitò così in un luogo, dove passò la notte, perché il sole era tramontato; prese una pietra, se la pose come guanciale e si coricò in quel luogo. Fece un sogno: una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco gli Angeli di Dio salivano e scendevano su di essa” (Gn 28,10-12). E’ la parabola dell’Ascensione al cielo e della discesa del Divino fra gli uomini. E’ una visione onirica: sogno, utopia, estasi, incontro con Dio. E’ una visione da oasi: riposo, sosta, ristoro, incontro con la natura. E’ una visione da esperienza forte: luogo di Dio (Betel) che parla attraverso i suoi messaggeri. E’ una visione da risveglio: riprendere il viaggio sulle strade del mondo con nuovo slancio. E’ una visione da purificazione e da protezione: Giacobbe si sente un altro, comprende la sua missione “io sono con te e ti proteggerò dovunque tu andrai”». Il logo, ideato e disegnato da Luigi Paolino e realizzato in un raffinato quadro con la tecnica dell’intarsio dall’abile mano di don Carlo Venturin, vuole essere una trasfigurazione simbolica della iconografia tradizionale. Esso raffigura un Giacobbe accomodato per la notte ma non dormiente: il sogno viene effettuato ad occhi aperti verso un mondo, il nostro mondo, tanto agitato da mille e mille travagli tali da non permettere il sonno. In questo nostro mondo gli angeli senza volto simboleggiano tutti gli angeli della terra: gli uomini di buona volontà, i martiri delle ingiustizie di ogni sorta, i bimbi innocenti.

1 - Parrocchia S. Eusebio ad Arconate, Parroco don Franco Quadri
2 - Parrocchia S. Bartolomeo a Bienate, Parroco don Lamberto Leva
3 - Parrocchia S. Mauro a Buscate, Parroco don Emilio Colombo
4 - Parrocchia SS. Giacomo e Filippo a Castelletto di Cuggiono, Parroco don Carlo Venturin
5 - Parrocchia S. Zenone a Castano Primo, Parroco don Giuseppe Monti
6 - Parrocchia Madonna dei Poveri a Castano Primo, Parroco don Emanuele Salvioni
7 - Parrocchia S. Giorgio a Cuggiono, Parroco don Franco Roggiani
8 - Parrocchia S. Genesio a Dairago, Parroco don Felice Noè
9 - Parrocchia S.ta Maria Nascente a Furato, Parroco don Dino Pessani
10 - Parrocchia S. Martino a Inveruno, Parroco don Francesco Rocchi
11 - Parrocchia S. Michele Arcangelo a Magnago, Parroco don Eugenio Rossotti
12 - Parrocchia S. Guniforte a Nosate, Parroco don Valerio Milani
13 - Parrocchia S.ta Maria delle Grazie a Robecchetto, Parroco don Francesco Cameroni
14 - Parrocchia S. Bernardo a Malvaglio, Parroco don Francesco Cameroni
15 - Parrocchia Beata Vergine Assunta a Turbigo, Parroco don Giampiero Baldi
16 - Parrocchia S.Ambrogio a Vanzaghello, Parroco don Armando Bosani