Our lady of The Angels Cathedral a Los angeles (California - USA)
Vincitore di un concorso internazionale a inviti, Rafael Moneo ha progettato la nuova cattedrale californiana tenendo
conto della grande disparità di origine dei fedeli. L'edificio religioso è parte di un complesso che include l'arcivescovado
e ha il suo baricentro nella spianata usata per le celebrazioni all'aria aperta.
Los Angeles è per eccellenza una città internazionale.
La sua popolazione, in continua crescita,
è composta da individui di oltre centro diverse
etnie. Il flusso di immigranti più consistente è naturalmente
quello proveniente dal Messico e, attraverso
il Messico, dall'America Latina. Da qui il
fatto che la lingua parlata dal numero maggiore di
persone sia già forse lo spagnolo. Ma non è stato
solo il dilatarsi della metropoli (caso unico negli
Stati Uniti di città che si estende oltre il territorio
della contea di appartenenza) a imporre l'edificazione
del nuovo complesso. La vecchia cattedrale,
Santa Viviana, fu danneggiata dal terremoto del
1993, ma le autorità civili hanno impedito che venisse
abbattuta e ricostruita. Essa è un monumento
antico, una testimonianza da conservare, per
quanto oggi sia inagibile, Nell'alternativa tra il restaurare
un edificio ormai comunque troppo angusto
e il costruirne uno nuovo, è stata preferita
questa seconda possibilità. D'altro canto Santa Viviana
risale alla metà dell'800 e fu elevata a sede
episcopale soltanto negli anni '20 del secolo scorso
quando, su una popolazione di circa 4 milioni, i
cattolici erano circa un milione. Oggi il loro numero
si aggira sui 5 milioni ed è continuamente
rafforzato dall'immigrazione latino americana. Era
necessario un segno forte per rappresentarli.
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La cattedrale vista dalla Hollywood Freeway, la
principale arteria che le scorre al fianco. |
Il concorso fu organizzato dall'Arcidiocesi con molta
cautela: in una prima fase furono invitati circa
trenta architetti noti sul piano internazionale e fu loro
richiesto di progettare una cappella dedicata a
Junipiero Serra. Le ridotte dimensioni dell'oggetto
facilitarono la partecipazione al concorso. In base ai
disegni presentati per la cappella, furono selezionati
cinque professionisti per la seconda fase: a questo
punto furono presentate le proposte per la cattedrale.
Si richiedeva un complesso che includesse, oltre
alla chiesa, l'arcivescovado, un auditorium, una
grande piazza, un parcheggio, un centro di accoglienza.
Il progetto di Rafael Moneo emerse per capacità
di ricollegarsi alla tradizione architettonica locale.
Il lotto che accoglie il nuovo complesso è definito
da quattro strade di grande flusso, la maggiore
delle quali è Hollywood Freeway. Il terreno in leggera
pendenza ha consentito di articolare l'intervento.
La cattedrale occupa la parte eminente del
lotto, verso la Grand Avenue. Dalla parte opposta è
stato collocato l'edificio dell'arcivescovado con servizi
annessi (auditorium e centro di accoglienza) e,
nella parte interrata, il parcheggio.
Tra i due edifici si apre una grande piazza che si
configura, pur essendo spazio aperto, come centro
del complesso. Il che costituisce un segnale importante:
apertura vuol dire accoglienza e potenzialità
di variare la destinazione in relazione alle necessità
del momento.
Accanto alla facciata della chiesa, sotto la grande
croce che la domina, è posto un altare per le celebrazioni
all'aria aperta. Il clima della città consente,
anzi invita in certe stagioni, a questo genere di attività.
La relazione spaziale tra cattedrale, arcivescovado
e piazza è tale da rievocare la situazione del
borgo medievale: nel luogo aperto si realizza un
colloquio intimo tra il momento religioso e quello
laico. Al centro dell'attenzione resta tuttavia la comunità,
la cui importanza è sottolineata dall'ampiezza
dello spazio destinato ad accoglierla.
La facciata della chiesa, rivolta verso il sagrato, è in
realtà la parete di fondo dell'aula celebrativa: quella
che abbraccia con ampio movimento leggermente
circolare la vasta pedana al cui centro è posto l'altare.
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L'aula vista dall'organo. nella vasta pedana dell'altare si individuano i diversi luoghi liturgici |
L'accesso principale immette sul sagrato, definito dalla facciata della chiesa e dal palazzo vescovile |
Questo muro che divide lo spazio interno per
la celebrazione dallo spazio esterno, destinato sia
all'incontro sia alla celebrazione, è caratterizzata da
una gigantesca croce. All'esterno questa si presenta
come incastonata in un volume trasparente. All'interno
avanza verso l'assemblea: i suoi bracci sono
setti intersecantisi che non tagliano la luce proiettando
la loro forma in un'ombra definita, ma la graduano
e la schermano, e danno corpo e volume al
simbolo. Due sono gli aspetti dell'aula che colpiscono
maggiormente: la vastità della pedana sulla quale
campeggia l'altare e i corridoi laterali su cui si
aprono diverse cappelle.
Per quanto attiene al primo punto, le dimensioni stesse contribuiscono a far svanire la definizione di "presbiterio". Attorno all'altare si collocano la cattedra
e le sedute dei concelebranti: sono presenze
singole, ben individuate, poste (così come l'ambone,
la custodia eucaristica e la croce astile), a distanze
diverse attorno al polo centrale.
Questi segni emergenti misurano il dilatarsi dello
spazio della pedana. Quanto più si allontanano dall'altare,
tanto più si avvicinano ai fedeli, che sono
raccolti nel coro retrostante all'altare (e sovrastato
dal monumentale organo), nella navata e nei due
ambiti laterali che ricordano l'antico transetto. Ma
qui lo spazio è totalmente aperto: la navata è unica
e si allarga verso l'abside.
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Vista aerea del complesso durante l'edificazione.
Il plastico parzialmente spaccato mette in evidenza la relazione tra aula e corridoi laterali. |
Questo permette all'assemblea di articolarsi nei
settori che attorniano l'altare, mentre la sua parte
preponderante resta in posizione frontale.
La conformazione dell'aula ne esalta visivamente la
profondità. Questa risulta scandita da un ritmo ricco
di pause e sincopi: aperture, setti, sporgenze si
allineano sui lati e ne manifestano l'appartenenza
alla cultura contemporanea.
Per quel che attiene al secondo aspetto, occorre
porre in rilievo come si sia riusciti qui a compaginare
la richiesta conciliare di evitare la pluralità di altari
nello spazio unico della chiesa, con la necessità
specifica della città multietnica, che richiede anche
di celebrare in contemporanea varie messe in lingue
diverse. Gli accessi principali all'aula si aprono
sul sagrato. Sono necessariamente laterali, il centro
della facciata coincidendo con la grande abside che
abbraccia lo spazio dell'altare.Tali accessi aprono su
due corridoi laterali dai quali si può entrare nella
navata. Ma lungo questi corridoi si allineano (determinando
le sporgenze e rientranze delle pareti della
navata) diverse cappelle che restano in tal modo
individuate e separate dall'aula principale. E' in questi
spazi, interni all'edificio della cattedrale ma separati
dalla chiesa vera e propria, che si celebrano
messe e confessioni in diverse lingue. Nel suo assieme
l'architettura riesce a conciliare diverse tendenze:
la pianta centrale e quella basilicale trovano
qui una sintesi tanto semplice quanto efficace. Così
come la pluralità delle lingue e delle culture si armonizzano
nell'unicità della Chiesa.
(Leonardo Servadio)
La planimetria
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Our Lady of the Angeles Cathedral a
Los Angeles (California)
Indirizzo: Incrocio tra Temple e Grand Avenues
Progetto architettonico: Prof. Rafael Moneo,
Madrid (Spagna)
Collaboratori: H. Salter, I. Bruns, M. Molina,
A. Nicolau, D. Campbell, C. Schmid
Architetto Associato: Leo A Daly Architects
Consulente liturgico: Richard Vosko
Architetto paesaggista: Campbell & Campbell
Struttura: Nabih Youssef and Associates
Impianti:Ove Arup & Partners, California
Impresa costruttrice: Morley Construction
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Superfici:
mq 21.150 il terreno
mq 4.000 la cattedrale
mq 2.000 le residenze
mq 3.150 il centro conferenze
mq 8.100 la piazza
Date:
Premio concorso: giugno 1996
Posa della prima pietra: settembre 1997
Consacrazione: settembre 2002
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