| Tratto da: Chiesa Oggi 64/65 Architettura e Comunicazione |
Testimonianze - Nel santuario di Oropa | ||||
I° PREMIO NAZIONALE DI IDEE DI ARCHITETTURA “I SAGRATI D'ITALIA” Il momento della sosta nel cammino, ove si trasmette l'esperienza del ristoro e della contemplazione. Nel Santuario di Oropa, tra le aiuole verdi
attorno alla fontana, sul sagrato sono accolti visitatori e pellegrini e si compie il "rito dell'accoglienza", prima della celebrazione eucaristica, e le
processioni. Parla il Rettore del Santuario, Mons.Alceste Catella.
Dall’altra estremità
del ponte vi erano, invece, le mura di Aureliano
e presso il ponte un arco e una chiesetta che ingombravano
assai il traffico e riducevano il già stretto
passaggio. Soltanto molto più tardi la zona venne
riordinata con criteri più organici e tenendo presenti
le necessità della viabilità; l’arco fu demolito da Nicolò
V (1447-1455), la chiesa da Giulio II (1503-
1513); ma Clemente VIII (1592-1605) la restaurò allineandola
con la nuova strada dei Banchi, divenuta il
centro degli affari finanziari di Roma; Clemente VII
(1523-1534) fece porre a capo del ponte le statue
dei santi Pietro e Paolo e Clemente IX (1667-1669)
vi aggiunse quelle dei dieci angeli incaricando il Bernini
di dare una sistemazione definitiva, quella che
ancor oggi ammiriamo. Dato uno sguardo al castrum
Hadriani (Castel Sant’Angelo), il pellegrino si avviava
sotto il portico e poteva ammirare la famosa meta,
o mausoleo piramidale creduto la tomba di Scipione
o di Romolo, demolita da Alessandro VI (1492-1503)
per aprire una nuova strada, e giungeva ai piedi di
un’alta scalinata. E finalmente - attraverso i tre portali
- entrava nel quadriportico: nel sagrato…, nel paradisus!
Così, a partire dal secolo IX, è regolarmente
designato il quadriportico situato davanti alla basilica
costantiniana di San Pietro. Perché il sagrato è così
denominato? La risposta va cercata nella direzione
del senso e della funzione del quadriportico. Occorre
rinunziare a definire questo atrio come la parte
dell’edificio sacra la cui ragion d’essere è l’accoglienza
dei catecumeni e dei penitenti: si tratta di uno
spazio la cui valenza simbolica va ben oltre la funzionalità;
l’atrio è soprattutto "spazio di accoglienza
e di raccoglimento" che, indubbiamente, può anche
ospitare alcuni riti pre-battesimali (essendo in
comunicazione con il battistero), ovvero essere luogo
ove vi sono sepolture… L’atrio è "spazio di avvicinamento
e di accoglienza" e - sotto questo profilo
- è elemento in cui predomina la bellezza: ecco la sua
natura di giardino con fontane; ecco la sua natura di
prestigio che "illustra" la casa a cui si accede; ecco la
sua natura di elemento "utile e bello". L’insieme è
struttura architettonica che "permette" di vivere la
transizione (il "passaggio") da "fuori" a "dentro" tramite
un’esperienza di cammino e sosta e fruizione
del ristoro e della bellezza. Sì, il sagrato è paradisus
proprio per questo. E la mia esperienza di rettore al
santuario di Oropa (Biella) mi conferma questa intuizione
che ci viene dal passato. La basilica è circondata
da un portico, vi sono aiuole verdi e al centro
una fontana. Questo sagrato è davvero luogo di avvicinamento,
di accoglienza, di ristoro, di fruizione
della bellezza, di passaggio… Qui possiamo accogliere
i pellegrinaggi e si svolgono le processioni; il sagrato
ci ha permesso di dare realizzazione al "rito
dell’accoglienza" che introduce alle celebrazioni dell’Eucaristia
domenicale. Ma il sagrato, in certi pomeriggi
estivi, sembra diventare il "cortile di casa", dove
si sosta per un po’ di frescura e per dialogare, e allora
diventa vera la scritta in lettere d’oro che è posta
sul portale della basilica: «O quam beatus, o beata,
quem viderint oculi tui».
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