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La progettazione di nuove chiese
Premessa
La presente Nota intende costruire un riferimento e uno stimolo al dialogo fra committenti
(pastori, liturgisti, popolo di Dio) e progettisti (architetti, artisti, artigiani e tecnici)
che deve iniziare nella fase stessa dell’ideazione e configurazione di un nuovo spazio
sacro, e svilupparsi nella fase successiva del suo arredo e della sua utilizzazione.
Queste indicazioni, pur riguardando le nuove chiese parrocchiali, possono rivestire
una loro esemplarità di fondo anche per le chiese non parrocchiali, quali i santuari,
le chiese conventuali, le cappelle di ospedali, di case di esercizi, i cimiteri, ecc.
La Nota vuole anche porsi come riferimento normativo per la valutazione dei progetti
ai fini di un esito positivo e dell’eventuale finanziamento previsto dalla C.E.I. Non
si mira dunque ad esaurire la trattazione di una materia tanto ricca e complessa, ma
soltanto a riunire alcune essenziali indicazioni pratiche in vista della progettazione.
Poiché qui ci si attiene a orientamenti dì carattere generale, per gli ulteriori aspetti
riguardanti l'edilizia di culto e le altre strutture di sevizio religioso, i committenti e ì
progettisti sono rinviati alla normativa della C.E.I. e alle opportune precisazioni elaborate
in sede locale.
Vengono così dichiarati gli obbiettivi e i limiti di questo documento ricapitolativo e
integrativo dei principi e delle norme già riportate nei libri liturgici.
Infine, mentre si ispira fondamentalmente, talvolta citandoli alla lettera, ai documenti
ufficiali (i cui passi più rilevanti vengono riportati per esteso in appendice), questa Nota è
uno strumento per la mediazione dei loro contenuti e per la loro più ampia divulgazione.
Parte prima
La Chiesa come casa del popolo celebrante
A) Significato liturgico della chiesa
1. Spazio architettonico e celebrazione cristiana
Il luogo nel quale si riunisce la comunità cristiana per ascoltare la parola di Dio, per
innalzare a Lui preghiere di intercessione e di lode e soprattutto per celebrare i santi
misteri, è immagine speciale della Chiesa, tempio di Dio, edificato con pietre vive. Così
l’edificio di culto cristiano corrisponde alla comprensione che la Chiesa, popolo di
Dio, ha di se stessa nel tempo: le sue forme concrete, nel variare delle epoche, sono immagine
relativa di questa autocomprensione. Pertanto, la progettazione e la costruzione
di una nuova chiesa richiedo, innanzitutto, che la comunità locale si sforzi di attuare il
progetto ecclesiologico liturgico scaturito dal Concilio Vaticano Il che, in sintesi, esprime
due convinzioni:
- la Chiesa è mistero di comunione e popolo di Dio pellegrinante verso la Gerusalemme
celeste (cfr. SC 6.10; LG 4.9.13; GS 40.43);
- la liturgia è azione salvifica di Gesù Cristo, celebrata nello Spirito, dall’assemblea
ecclesiale, ministerialmente strutturata, attraverso l’efficacia di segni sensibili (cfr. SC
7.14; DV 21).
2. La chiesa come edificio, immagine della chiesa, popolo di Dio
La realtà della Chiesa nella sua profondità misterico-sacramentale si esprime nell’immagine
storico-salvifica del «popolo di Dio», e si manifesta in modo speciale nell’assemblea
liturgica, soggetto della celebrazione cristiana (cfr. SC 11). Infatti Gesù
Cristo, Verbo incarnato, sacramento del Padre, partecipa per mezzo dello Spirito la sua
mediazione salvifica al popolo profetico, sacerdotale e regale, la cui ragione d’essere è
l’annuncio, la lode, il servizio (cfr. LG 10).
Per questo spazio liturgico, sia durante che al di fuori della celebrazione, con una
sola specifica modalità interpreta ed esprime simbolicamente l’economia della salvezza
dell’uomo, divenendo visibile profezia dell’universo redento, non più sottomesso
alla «caducità» (cfr. Rm 8, 19-21), ma riportato alla bellezza e all’integrità.
3. La promozione di una nuova comunità ecclesiale locale
Costruire una chiesa «di pietre» esprime una sorta di radicamento della Chiesa "di
persone» nel territorio (plantatio Ecclesiae) il che esige un discernimento della comunità
a cui il nuovo edificio è destinato.
Questo discernimento, a partire dai problemi della nostra società complessa e dall’attenzione
alla cultura locale, procede per gradi al fine di approdare, sia pure faticosamente,
ad un sito maturo.
Costruire una nuova chiesa è operazione pastorale articolata, nei suoi attori, ma ancor
prima nel processo che la giustifica come immagine di una comunità viva e operante,
guidata nel suo cammino storico da profonde leggi teologiche e culturali.
4. Un progetto culturale, pastorale ed ecclesiale
Non si può partire dalla chiesa considerata solo come opera muraria. Prima ci si deve
porre di fronte ai soggetti per i quali sarà edificata e al Soggetto divino a cui è riferita. Il che
vuoi dire individuare un gruppo umano che abbia una sua autonomia «territoriale», farsi
carico delle sue attese, corrispondere alle sue istanze, condividere la sua crescita di fede. Solo così si potrà indirizzare ad un preciso interlocutore l’annuncio cristiano e promuovere
un itinerario che conduca alla risposta di fede, sino alla delineazione di una sede degna
- l’edificio chiesa - capace di esprimere simbolicamente il Mistero che edifica il popolo di
Dio.
5. La nuova chiesa e la comunità diocesiana
La costruzione di una nuova chiesa per una parrocchia presuppone e invoca la sensibilità
di una «Chiesa madre». È la comunità diocesana che, sotto la guida del Vescovo, pastorale
maestro, con i suoi carismi e ministeri e tramite le sue strutture si incarna nella realtà locale,
per crearvi uno spazio di accoglienza, dove la fede suscitata dall’annuncio trovi il suo
sigillo sacramentale, e la comunità una più precisa identità ecclesiale e una consapevole
apertura alla missione. Ne deriva un profondo legame spirituale tra l’edificio parrocchiale di
culto e la chiesa cattedrale, sede del magistero episcopale e segno di unità della diocesi.
Una comunità diocesana non può gestire la costruzione di una nuova chiesa come fatto
soltanto burocratico-amministrativo. Deve pensarla come «casa del popolo di Dio»,
che in essa si raduna per esprimere il suo statuto battesimale, cresimale, eucaristico. Il
popolo di Dio, in essa, deve trovare in qualche modo rispecchiata la propria identità.
6. La chiesa nel contesto urbano
Lo spazio interno di una chiesa ha certamente un’importanza prioritaria, dal momento
che esso trascrive architettonicamente il mistero della Chiesa-Popolo di Dio, pellegrino
sulla terra e immagine della Chiesa nella sua pienezza.
D’altra parte, una valida e concreta interpretazione dei rapporti interno-esterno ed
edificio-contesto costituisce una delle acquisizioni più importanti della coscienza critica
dell’architettura contemporanea.
Il rapporto tra chiesa e quartiere ha valore qualificante rispetto ad un ambiente urbano non
di rado anonimo, che acquista fisionomia (e spesso anche denominazione) tramite questa presenza,
capace di orientare e organizzare gli spazi esterni circostanti ed essere segno della
istanza divina in mezzo agli uomini. Ciò significa che il complesso parrocchiale deve essere
messo in relazione ed entrare in dialogo con il resto del territorio, deve anzi arricchirlo.
B) Il progetto degli spazi interni
7. Unità e articolazione dell’aula liturgica
La disposizione generale di una chiesa deve rendere l’immagine di un’assemblea
riunita per la celebrazione dei santi misteri, gerarchicamente ordinata e articolata nei
diversi ministeri, in modo da favorire il regolare svolgimento dei riti e l’attiva partecipazione
di tutto il popolo di Dio (cf PNMR, 257).
Per natura e tradizione lo spazio intero della chiesa è dunque studiato per esprimere
e favorire in tutto la comunione dell’assemblea, che è il soggetto celebrante. L’ambiente
interno, dal quale deve sempre partire la progettazione, sarà orientato verso il
centro dell’azione liturgica e scandito secondo una dinamica che parte dall’atrio, si sviluppa
nell’aula e si conclude nel «presbiterio», quali spazi articolati ma non separati.
Tale spazio è in primo luogo progettato per la celebrazione dell’Eucarestia; per questo è richiesta una centralità non tanto geometrica, quanto focale dell’area presbiteriale,
adeguatamente elevata, o comunque distinta, rispetto all’aula.
Del resto, lo spazio deve rendere possibile l’organico e ordinato sviluppo, oltre che
della Messa, anche degli altri Sacramenti (Battesimo, Confermazione, Penitenza,
Unzione degli inferi, Ordinazione, Matrimonio) e sacramentali (funerali, Liturgia delle
Ore, benedizione ecc.), con il margine di adattabilità che la prassi pastorale può esigere.
Inoltre, i sistemi fissi di accesso e i percorsi per la circolazione interna, come pure
la disposizione dell’arredo e della suppellettile mobile (banchi, sedie) della zona dei fedeli
devono facilitare i vari movimenti processionali e gli spostamenti previsti dalle celebrazioni
liturgiche nonché l’agevole superamento delle barriere architettoniche.
Per prima cosa, nella chiesa vanno sottolineate le grandi presenze simboliche permanenti:
l’altare, l’ambone e il battistero e il fonte battesimale; seguono poi il luogo della
Penitenza, la custodia eucaristica e la sede del Presidente. Unitamente a queste, sono da
progettare gli spazi per i fedeli, per il coro e l’organo e la collocazione delle immagini.
8. L’altare
L’altare è il punto centrale per tutti i fedeli, è il polo della comunità che celebra. Non è un semplice arredo, ma il segno permanente del Cristo sacerdote e vittima, è mensa del
sacrificio e del convito pasquale che il Padre imbandisce per i figli nella casa comune,
sorgente e segno di unità e carità. Dovrà pertanto essere ben visibile e veramente degno;
a partire da esso dovranno essere pensati e disposti i diversi spazi significativi. Sia unico
e collocato nell’aria presbiteriale, rivolto al popolo e praticabile tutto all’interno.
Si ricordi che, pur proporzionato all’area presbiteriale in cui è situato, l’altare assicura
la funzione di «focalità» dello spazio liturgico solo se è di dimensioni contenute. L’altezza
del piano della mensa sia di circa 90 cm rispetto al pavimento, per facilitare il compito dei
ministri che vi devono svolgere i propri ruoli celebrativi. Sull’altare non si devono collocare
né statue né immagini di santi. Durante la dedicazione si può riporre un cofano con reliquie
autentiche di martiri o altri santi, non inserendole nella mensa, ma sotto di essa.
Secondo l’uso tradizionale e il simbolismo biblico, la mensa dell’altare fisso sia preferibilmente
di pietra naturale. Tuttavia, per la mensa, come pure per gli stipiti e la base
che la sostiene, si possono usare anche altri materiali, a patto che siano convenienti per la
qualità e la funzionalità dell’uso liturgico (cfr. PNMR 263; Precisazioni C.E.I. 14, 17).
9. L’ambone
È il luogo proprio della parola di Dio. La sua forma sia correlata all’altare, senza tuttavia
interferire con la priorità di esso; la sua ubicazione sia pensata in prossimità all’assemblea
(anche non all’interno del presbiterio, come testimonia la tradizione liturgica) e renda possibile la processione con l’Evangeliario e la proclamazione pasquale
della Parola. Sia conveniente per dignità e funzionalità, disposto in modo tale che i
ministri che lo usano possono essere visti e ascoltati dall’assemblea.
Un leggio qualunque non basta: ciò che si richiede è una nobile ed elevata tribuna
possibilmente fissa, che costituisca una presenza eloquente, capace di far riecheggiare
la Parola anche quando non c’è nessuno che la sta proclamando.
Accanto all’ambone può essere collocato il grande candelabro per il cero pasquale.
10. La sede del Presidente
La sede esprime la distinzione del ministero di colui che guida e presiede la celebrazione
nella persona di Cristo, Capo e Pastore della sua Chiesa. Per collocazione sia ben
visibile a tutti, in modo da consentire la guida della preghiera, il dialogo e l’animazione.
Essa deve designare il presidente non solo come capo, ma anche come parte integrante
dell’assemblea: per questo dovrà essere in diretta comunicazione con l’assemblea
dei fedeli, pur restando abitualmente collocata in presbiterio.
Si ricordi però che non è la cattedra del Vescovo, e che comunque non è un trono. La sede è
unica e può essere dotata di un apposito leggio a servizio di chi presiede. Si preveda inoltre la
disponibilità di altri posti destinati ai concelebranti, al diacono e agli altri ministri e ai ministranti.
Non si trascuri di progettare un luogo accessibile e discreto per la credenza.
11. Il battistero e il fonte battesimale
Nel progetto di una chiesa parrocchiale è indispensabile prevedere il luogo del Battesimo
(battistero distinto dall’aula o semplice fonte collegato all’aula).
Sia decoroso e significativo, riservato esclusivamente alla celebrazione del sacramento,
visibile dall’assemblea, di capienza adeguata. Il fonte sia predisposto in modo tale che vi si possa
svolgere, secondo le norme liturgiche, anche la celebrazione del Battesimo per immersione.
Si tenga presente che il Rito del Battesimo si articola in luoghi distinti, con i relativi «percorsi», che devono essere tutti agevolmente praticabili.
In ogni caso, non è possibile accettare l’identificazione dello spazio e del fonte battesimale
con l’area presbiteriale o con parte di essa, né con un sito riservato ai posti dei fedeli.
12. Il luogo e la sede per la celebrazione del sacramento della Penitenza
La celebrazione del sacramento della Penitenza richiede un luogo specifico (penitenzieria)
o una sede che metta in evidenza il valore del sacramento per la sua dimensione comunitaria
e per la connessione con l’aula della celebrazione dell’Eucarestia; deve inoltre favorire
la dinamica dialogica tra penitente e ministro, con il necessario riserbo richiesto dalla
celebrazione in forma individuale. Perciò la sede sia progettata contestualmente a tutto l’edificio
e si realizzi scegliendo soluzioni dignitose, sobrie ed accoglienti.
13. La custodia eucaristica
Il Santissimo Sacramento venga custodito in un luogo architettonico veramente
importante, normalmente distinto dalla navata della chiesa, adatto all’adorazione e alla
preghiera soprattutto personale.
Ciò è motivato dalla necessità di non proporre simultaneamente il segno della presenza
sacramentale e la celebrazione eucaristica.
Il tabernacolo sia unico, inamovibile e solido, non trasparente e inviolabile. Non si trascuri di collocarvi
accanto il luogo per la lampada dalla fiamma perenne, quale segno di onore reso al Signore.
14. I posti dei fedeli
La collocazione dei posti per i fedeli sia curata in modo particolare mettendo a
disposizione banchi e sedie perché ciascuno possa partecipare con l’atteggiamento, con
lo sguardo, con l’ascolto e con lo spirito alle diverse parti della celebrazione.
15. Il posto del coro e dell’organo
Il coro fa parte dell’assemblea e deve essere collocato nell’aula dei fedeli; deve comunque
trovarsi in posizione e con arredo tale da permettere ai suoi membri l’adempimento del
compito proprio, la partecipazione alle azioni liturgiche e la guida del canto dell’assemblea.
Per ragioni foniche e funzionali, la collocazione dell’organo a canne sia studiata e progettata attentamente
fin dall’inizio, tenendo conto del suo naturale collegamento con il coro e con l’assemblea.
16. Il programma iconografico
Il programma iconografico, che a suo modo prolunga e descrive il mistero celebrato in
relazione alla storia della salvezza e all’assemblea, deve essere adeguatamente previsto fin
dall’inizio della progettazione. Va pertanto ideato secondo le esigenze liturgiche e culturali
locali, e in collaborazione organica con il progettista, dell’artigiano e dell’arredatore.
Anche la croce, l’immagine della beata Vergine Maria, del patrono e altre eventuali
immagini (ad esempio, il percorso della via crucis normalmente situato in luogo distinto
dall’aula) devono essere pensate fin dall’inizio nella loro collocazione, favorendo sempre
l’elevata qualità e dignità artistica delle opere. Ciò contribuisce a promuovere l’ordinata
devozione del popolo di Dio, a condizione di rispettare la priorità dei segni sacramentali. È bene conservare l’antica consuetudine di collocare dodici o almeno quattro croci
di pietra, di bronzo o di altra materia adatta sulle pareti in corrispondenza con il luogo
delle unzioni di dedicazione.
17. La cappella feriale
Si preveda di norma una cappella distinta dalla navata centrale e adeguatamente
arredata per la celebrazione con i piccoli gruppi di fedeli. Essa può identificarsi con la cappella per la custodia del Santissimo Sacramento, nella quale l’altare deve comunque
essere distinto dal tabernacolo.
18. L’arredo
Circa l’arredo della chiesa, occorre ricordare innanzitutto che non si tratta di un generico
abbellimento estrinseco né di oggetti di carattere puramente utilitaristico, ma di suppellettili
pienamente funzionali che vanno attentamente progettate perché siano armonicamente
connesse con l’insieme dell’edificio. Nella scelta degli elementi per l’arredamento si
abbia di mira una nobile semplicità piuttosto che il fasto, si curi la verità delle cose e si tenda
alla educazione dei fedeli e alla dignità di tutto il luogo sacro (cfr. PMNR 279).
L’orientamento di base per la cura dell’arredo è dunque quello dell’autenticità delle
forme, dei materiali e della destinazione dei mobili e degli oggetti. Ciò vale in particolare
per la scelta e l’uso di elementi naturali come ad esempio i fiori e le piante, la cera
e il legno. Quanto all’arredo floreale, può essere opportuno progettare una o più fioriere
nell’area presbiteriale, non solo per l’effetto di ordine, ma per l’uso liturgico nei tempi
e nei modi consentiti.
Al primario criterio della verità, sia unito il criterio della sobrietà, quello della coerenza
estetica con l’insieme dell’edificio e il criterio della valorizzazione della creazione artistica,
ricordando che è pure consentito il ricorso a nuovi materiali, oltre a quelli tradizionali.
Nell’utilizzo delle suppellettili antiche, che pure è largamente raccomandabile, si
abbia cura di rispettare rigorosamente l’identità culturale, storica e artistica, evitando
arbitrarie e incongrue modifiche.
C) I luoghi sussidiari annessi alla chiesa
19. La sacrestia
La sacrestia deve essere un ambiente decoroso, sufficientemente ampio, arredato
non solo per accogliere celebranti e ministri, ma anche per la conservazione dei libri,
delle vesti e dell’arredo liturgico e dotato di altri supporti necessari (servizi igienici,
anche per i fedeli). Si preveda un deposito per gli oggetti e strumenti vari e un locale
opportunamente attrezzato per la preparazione dell’addobbo floreale. Accanto alla
sacrestia potrebbe essere previsto un luogo per il «colloquio» fra sacerdoti e fedeli, così
da favorire la necessaria riservatezza.
La porta di accesso sia possibilmente duplice: una direttamente verso l’area presbiteriale
e l’altra verso l’aula assembleare, per favorire in particolare lo svolgimento delle
processioni d’ingresso e di rientro dalla celebrazione.
20. Il sagrato
È questa un’area molto importante da prevedere in quanto capace di esprimere valori
significativi: quello della «soglia», dell’accoglienza e del rinvio; per questo, si può
anche prevedere che sia dotato di un porticato o di elementi similari. Talvolta può essere
anche luogo di celebrazione il che richiede che il sagrato sia riservato ad uso esclusivamente
pedonale. Deve tuttavia mantenere la sua funzione di tramite e di filtro (non di
barriera) nel rapporto con il contesto urbano.
21. L’atrio e la porta
All’aula liturgica si accede attraverso un atrio e una porta d’ingresso. Mentre l’atrio è spazio significativo dell’accoglienza materna della Chiesa, la porta è l’elemento
significativo del Cristo, «porta» del gregge (cfr. Gv 10, 7).
E a questi valori che va ricondotto l’eventuale programma iconografico della porta
centrale. Le dimensioni dell’ingresso siano proporzionate non solo alla capienza dell’aula,
ma anche alle esigenze di passaggio delle processioni solenni. Si conservi l’uso
di collocare le acquasantiere battesimali per chi entra.
Essendo questi spazi usati spesso anche per esporre le informazioni murali (manifesti),
occorre studiare in essi arredi mobili adatti per questa funzione.
22. Campanile e campane
Il campanile non deve essere escluso dalla progettazione; come elemento architettonico,
e non solo come supporto per le campane, può costituire un qualificante componente
di riconoscibilità dell’edificio religioso. Per dimensioni e per struttura sia però
tale da non richiedere un troppo forte investimento finanziario.
Nella progettazione, si prevedano la collocazione e l’uso delle campane per la loro tradizionale
funzione di richiamo, di feste e comunicazione sonora; si escludano invece le «trombe» acustiche.
D) Edifici per il servizio pastorale e casa parrocchiale
23. Questi ambienti siano dignitosi, di stile sobrio ed essenziale, capaci di assolvere la loro
funzione di abitazione, accoglienza e ospitalità per la missione della Chiesa. Si abbia cura che le
attività in esse previste non costituiscano fattore di intralcio visivo o acustico per l’aula liturgica.
Parte seconda
Il cantiere della chiesa
A) Le condizioni del progetto
24. La riconoscibilità della chiesa.
Nella fase di ideazione di una chiesa, insieme a quella delle altre costruzioni ad essa
collegate (ad es. le opere pastorali), si fanno evidenti due esigenze prioritarie:
- la progettazione globale dell’area in cui la chiesa, pur dialogando con essi, non si
deve confondere con gli altri edifici;
- la riconoscibilità dell’edificio per il culto, che va assicurata non tanto attraverso segni aggiuntivi
(insegne, luci, scritte), ma, nei limiti del possibile, attraverso adeguate pause architettoniche
(sagrato, giardino, cortile), contenenti elementi evocativi cheorientino tematicamente e plasticamente
allo spazio ecclesiale, senza attardarsi dietro scenografie o allegorismi discutibili.
Al riguardo un’attenta ricognizione storica-architettonica può offrire spunti e suggestioni
da tener presenti, senza limitare la ricerca creativa di nuove soluzioni.
25. Committenti e progettisti
Si assicuri un effettivo dialogo dei committenti con i progettisti in modo che da questa
stretta collaborazione nel rispetto delle competenze di ciascuno, il progetto possa
valorizzare pienamente la tradizione architettonica ecclesiale e locale.
26. Il dimensionamento della chiesa
Si eviti la ricerca forzata della monumentalità e il ricorso alla mera esibizione strutturale.
La capienza dell’aula liturgica, più che alla popolazione parrocchiale, deve essere commisurata
alle esigenze della celebrazione. Un’assemblea è in grado di celebrare in modo adeguato ed efficace
se non supera una dimensione funzionale (500 persone circa, secondo i dati dell’esperienza).
B) La comunità e la progettazione
27. Soggetti, modi e tempi della progettazione
Progettare una nuova chiesa significa dare spazio adeguato al progetto pastorale e culturale
di una comunità religiosa, che si pone a servizio degli uomini presenti sul territorio,
per annunciarvi la Parola, celebrare l’Eucarestia e testimoniare la carità. Diversi sono i soggetti,
i modi di partecipazione e i tempi dell’iter progettuale.
-La Diocesi opera tramite l’Ufficio liturgico (per la consulenza specifica), la Commissione
per l’arte sacra (per la valutazione del progetto), il Comitato nuove chiese (con i necessari
supporti di indole diversa), il Consiglio per gli affari economici (per la verifica ei piani
finanziari), i tecnici.
- La Parrocchia opera tramite il Parroco, il Consiglio pastorale, il Consiglio per gli affari
economici, i fedeli, i tecnici.
- Il progettista è persona di particolare qualificazione già a livello di pratica professionale,
ma deve mostrarsi specificamente sensibile ai valori teologico-liturgici che l’edificio
dovrà rappresentare. L’incarico sia dato dal Vescovo, sentita la comunità locale. I
rapporti professionali devono essere conformi alla prassi consueta. L’offerta di una prestazione
gratuita non è criterio sufficiente per l’affidamento dell’incarico.
- L’iter progettuale prevede che il progetto sia esaminato e approvato dal Vescovo, tramite
la commissione diocesana, nel momento della sua formulazione di massima, e poi di progettazione
completa. Le osservazioni e indicazioni al progettista vanno date, tramite l’Ufficio
liturgico, dal Vescovo che rimane in contatto e interazione con il Parroco.
- I tempi dell’iter: è previsto il tempo della sensibilizzazione e della consultazione dei fedeli,
e quello dell’elaborazione e della discussione del progetto (in linea di massima e poi in
fase esecutiva), anche in rapporto al piano di finanziamento intermedio e consuntivo.
C) I problemi tecnici e gestionali
28. Attenzione di carattere generale
Dal momento che nella progettazione dell’edificio ecclesiale si tende spesso a privilegiare
l’aspetto estetico nei confronti delle componenti tecnologiche, si auspica l’interdisciplinarietà
già nella fase progettuale. A tal proposito, è bene ricordare che i problemi
tecnici dei grandi spazi sono più ardui da affrontare di quegli spazi minori.
Il progetto deve essere completo in ogni parte, in modo che l’edificio-chiesa comprenda
già tutto nella sua struttura. In particolare, il progetto di una nuova chiesa deve
contenere indicazioni complete anche per quanto riguarda gli impianti. Occorre rispettare
la normativa civile prevista per gli edifici pubblici (come l’abbattimento delle barriere
architettoniche con l’inserimento di rampe adeguate, la sicurezza impiantistica, il
sistema di allontanamento delle acque meteoriche, ecc.) assicurando il contenimento del
consumo energetico, la semplicità gestionale e il ridotto costo manutentivo.
È fattore di capitale importanza l’attenta valutazione dei preventivi di spesa e la scelta dell’impresa
a cui affidare l’esecuzione del progetto, evitando pericolosi giochi al ribasso. È necessaria
una approfondita analisi dell’aspetto tecnico-economico dell’opera, con particolare riferimento
alla valutazione dei singoli lavori con relativi oneri, anche per giungere ad una corretta
ed esauriente individuazione del costo dell’opera ed evitare sgradevoli sorprese in fase esecutiva.
29. La scelta dei materiali
Al fine di garantire la durata dell’edificio e per il rispetto dovuto a quanto i fedeli
hanno offerto con generosità, si scelgano materiali tradizionali, sperimentati, durevoli,
noti per le loro caratteristiche, evitando sperimentazioni e tecniche inedite che comportano
rilevanti spese di manutenzione nel breve periodo.
In proposito, si ricorda che il cemento armato a vista crea seri problemi se non viene
eseguito con particolare cura.
30. Illuminazione
In una attenta progettazione, la luce naturale concorre nell’architettura ad assicurare
rilevanti effetti estetici, ma deve consentire anche i giusti livelli di luminosità funzionale,
sia per l’assemblea sia per lo spazio presbiteriale e altri spazi, in modo che nelle
ore diurne non si debba fare che un limitato uso di altre fonti di luce. La luce artificiale
dovrebbe rispecchiare il più possibile le funzioni della luce naturale.
Fatta salva l’esigenza delle luci di emergenza, delle spie luminose per le norme di
sicurezza, il quadro elettrico sia ubicato in sacrestia e qui facciano capo i comandi di
tutti i circuiti della chiesa. Assicurare le esigenze fondamentali di luminosità (come del
resto anche quelle termiche e di aerazione), occorre che vengano precisate le possibilità
di soddisfare le richieste liturgiche più frequenti della comunità (liturgie eucaristiche,
momenti dell’anno liturgico, ecc.), ma anche garantite le condizioni per affrontare
eventi più rari e straordinari (ad es.: veglie di preghiera, rappresentazioni sacre, ecc.).
31. Climatizzazione
Per l’aula liturgica e i locali annessi è necessario assicurare un ricambio naturale
d’aria, facilitando l’apertura e la chiusura degli infissi. Va comunque garantito un accurato
controllo affinché non vi siano fonti localizzate di condensa.
Pur non essendo necessari impianti di riscaldamento sofisticati, data la breve permanenza
dell’assemblea, tuttavia è bene assicurare una soddisfacente climatizzazione, evitando
correnti d’aria, rumorisità e negativi impatti estetici. A tal fine, si cureranno le apposite
bussole per le porte d’ingresso.
Per tutto il complesso vanno poi previste non solo le parzializzazioni a circuiti separati,
a seconda dei periodi di funzionamento, ma anche l’isolamento tra le singole parti
parcellizzate. Per la tempestiva utilizzazione dell’impianto termico occorrono comandi
centralizzati, con possibilità di comando a distanza.
32. Acustica
Nella progettazione di una nuova chiesa a livello strutturale, di forma e di qualità di
materiali si tengano presenti le regole fondamentali che garantiscano in genere un risultato
acustico accettabile. È importante ricordare che eventuali vizi d’origine sono
difficilmente rimediabili con l’impianto di amplificazione.
È bene evitare di costruire una nuova chiesa in zone acusticamente disturbate.
In presenza di rumorosità persistente, occorre tener presente la necessità dell’isolamento
acustico dall’esterno (doppi porte, doppi vetri, ecc.).
Gli impianti di diffusione acustica dovrebbero essere a servizio delle aree celebrative
sia come sorgente che come apparati diffusori. Per questo gli altoparlanti siano collocati
con particolare cura in modo da servire tutti gli spazi dell’edificio.
Per quanto riguarda l’organo a canne, la resa dello strumento è condizionata dall’ubicazione
e dal tipo di struttura che racchiude il complesso delle canne (cappella o nicchia). Una buona
sonorità dipende da una struttura che faccia da cassa di risonanza e nello stesso tempo permetta
al suono di espandersi. I progettisti prendano coscienza di questa tematica, anche per sollecitare
i committenti a chiedere verifiche in tal senso fin dall’inizio della progettazione.
Lo spazio ideale per l’organo e gli altri strumenti musicali, come pure quello del
coro è una postazione intermedia fra l’assemblea e il presbiterio. Le soluzioni concrete
andranno cercate in rapporto sia al tipo di organo scelto sia alla configurazione dell’aula.
Particolare cura deve essere dedicata, quando occorra, alla sonorizzazione del coro,
provvedendo i necessari microfoni ed attacchi microfonici.
33. Esigenze di sicurezza e di regolare manutenzione
Pur essendo le chiese esonerate dalla approvazione dei vigili del fuoco, esiste un
obbligo morale di garantire la sicurezza, curando ad es. gli accessi con numero, dimensione,
posizione e senso di apertura delle porte di fuga.
Nel corso della progettazione siano introdotti tutti gli accorgimenti che garantiscono
la regolare e agevole manutenzione della chiesa e dei suoi impianti.
In particolare, sia assicurata l’accessibilità alle parti alte dell’edificio, l’ispezionabilità
delle condutture e delle canalizzazioni, che devono essere poste in cunicoli o vani
completamente controllabili. Per il parrocco, il sacrestano e i loro collaboratori è opportuna
una guida di «istruzioni per l’uso e la conduzione» di tutti gli impianti, con le date
di verifica e manutenzione periodica sia ordinaria che straordinaria. È infine auspicabile che nei Consigli per gli affari economici delle parrocchie siano
presenti (o siano facilmente reperibili) tecnici preparati per la regolare manutenzione
della chiesa e dei suoi impianti.
34. Incarico di progettazione
Per la progettazione e realizzazione degli impianti (termici, elettrici, fonici e di aerazione)
e per la progettazione strutturale ci si affidi a professionisti e a imprese di provata qualificazione.
E bene che presso gli uffici di Curia si trovino puntuali riferimenti al riguardo.
La progettazione degli impianti sia eseguita contemporaneamente a quella edilizioarchitettonica
e strutturale. Quest’ultima in particolare non è da sottovalutare, visto che
ambienti di dimensioni fuori dell’ordinario comportano difficoltà di calcolo ed esecutive,
che conducono a scelte talvolta contrastanti con le linee architettoniche. Se ciò viene
fatto a cura dell’impresa e quindi solo prima dell’inizio dei lavori, ne deriva la necessità
di effettuare varianti in corso d’opera, con conseguente compromissione delle
linee architettoniche, e in genere con una forte lievitazione dei costi.
L’affidamento dell’incarico deve prevedere un responsabile-coordinatore, ma contestualmente
anche i relativi tecnici-specialisti che devono partecipare fin dall’inizio alla
redazione progettuale.
35. Copia dei progetti
Al termine dei lavori il committente esiga la copia completa, aggiornata con le varianti
avvenute in corso d’opera, di tutti i progetti, compresi quelli degli impianti idrico,
termico, elettrico, messa a terra, fognario, di sonorizzazione.
Ciò al fine di facilitare gli interventi di manutenzione, soprattutto di quella periodica
e preventiva. La documentazione è da conservare nell’archivio parrocchiale.
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